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La vendetta col resto

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Ecco, lo sapevo che mi beccava pure oggi. Adesso faccio un’altra figura di merda davanti a tutti. Trecentoventicinque… diviso… diciassette. Non devo tremare con la mano, non se ne deve accorgere. «Sì, sì, scrivo meglio…»

Ecco, lo sapevo che mi beccava pure oggi. Adesso faccio un’altra figura di merda davanti a tutti.

Trecentoventicinque… diviso… diciassette. Non devo tremare con la mano, non se ne deve accorgere.

«Sì, sì, scrivo meglio…»

Cominciamo bene, manco come scrivo le piace. E adesso? Prendo tutto il numero o solo la prima cifra?… diciassette non c’entra nel tre… diciassette più diciassette quanto fa?… trentaquattro, non trentadue… diciassette in tutto il trecentoventicinque?… che palle, che devo fare? Glielo dico subito, almeno finisce presto. Ma poi risponde che sono uno stupido, mi fa sentire uno stupido davanti a tutti. Però se sto fermo qui a guardare la lavagna, pensano lo stesso che sono uno stupido. Eh, allora?… allora…

«… maestra, io non l’ho capito come si fanno le divisioni col resto…»

Ecco fatto. Avanti il prossimo. Così fa vedere a tutti chi sa fare le divisioni e chi no. Vaffanculo pure a te, Migliorini! Tanto ti chiama sempre dopo di me, sempre in ordine alfabetico. Vaffanculo maestra! Vaffanculo le divisioni col resto!

 

Oggi non mi chiama, riparte dalla lettera D, come Dario, il nome di quel cane piccolo e peloso che la aspetta ogni tanto all’uscita con quel tipo grasso e brutto con gli occhiali. Ogni giorno si inventa un motivo per interrogare in ordine alfabetico, sempre da una lettera diversa. Ieri c’era la M perché era il compleanno di sua madre.

Mamma dice che mi devo fare rispiegare le divisioni, che devo dire che non le ho capite. Pure oggi. Ma tanto a questa non gliene frega niente se io non le capisco. Però se non glielo dico, poi mi tocca pure sentire mamma. Che palle, pure mamma! Vorrei vedere lei tutto il giorno qui con questa che non sa manco spiegare, che parla sempre dei suoi due cani piccoli e pelosi. E poi è brutta quando mi guarda e ride. Quanto è brutta, mi fa una paura! Ride così strano, come se si aspetta che rido pure io. E io invece non rido.

Vabbè, glielo dico un’altra volta, ma a ricreazione, quando non ci sta nessuno.

 

Hai visto quant’è cattiva? Non solo non me le spiega, ma poi chiede in classe se c’è qualcuno che mi vuole insegnare le divisioni e Migliorini alza pure la mano.

«Stammi lontano, brutta caccola coi denti storti!»

Ma sì, sì, vado fuori. Così mi faccio una passeggiata. Almeno ho fatto fare una risata a tutti.

 

Oddio, adesso gira per controllare i quaderni. Uffa!… Vediamo che mi dice oggi.

Questa no… questa no… questa nemmeno… qui ho sbagliato il riporto. Questa non l’ho fatta e questa neanche… un’altra riga rossa. Questa sì, però non si distinguono il cinque dal sei… pure la strusciata d’inchiostro è sbagliata… certo, secondo te a nove anni imparo a scrivere con la destra… sì, sì… ma tu sei proprio scema… Oh, mettimelo giù quel quaderno, non è un poster! No, i disegni no!

«Maestra, è mio il quaderno, così me lo rovina…»

Ma perché lo devi far vedere a tutti?

Ecco, adesso rispondete bravi bravi in coro, come le pecore. Beeeeeh, beeeeeeh… è il quaderno di matematica… noooo, non ci si disegna sopra… noooo, Flavio non le sa fare le divisioni… il pittore che non sa contare!… il pittore che non sa contare?…

Ma vaffanculo, non è vero che non so contare! Vaffanculo, mi hai fatto piangere! Questa volta me la paghi. Vaffanculo, brutta stronza! Vaffanculo!

 

«…schhh… no, non ti preoccupare, non mi faccio vedere. Tanto quando spiega alla lavagna non si accorge di niente, manco se dipingo un quadro… hi, hi, hi hi… schhh…»

Ecco, così impari a non spiegarmi le cose che non ho capito.

«Oh, Paolo?… zitto! Guarda che naso che le ho fatto. No, no, non sono i gessetti. schhh… zitto! Sono le unghie che le cascano, lei le raccoglie e se le mangia. Che schifo, eh?… No, non ridere così, che se ne accorge. Non ridere…»

No, mannaggia, si è girata!

«Niente, maestra! Stavo… stavo sistemando un foglio…»

No, no, no, non venire… No, lo sapevo…

…mmmmhh… vediamo che voto mi mette adesso. Ah, non dici niente? Questo non glielo fai vedere a tutta la classe, eh? Ecco, rimettimelo a posto, è inutile che mi guardi. Posso riempire tutto il quaderno così, sai? Ti faccio mangiare le unghie, le caccole, la merda, i capelli, i gessetti e pure quegli occhialacci brutti che porti, fino a che ti scoppia la pancia. E poi mi disegno io vicino che ti guardo, ti metto il voto e rido! Brutta stronza!

 

Le faccio sparire la borsa! No, e dove la metto?

Ci sputo dentro! No, manco se ne accorge.

Appiccico le gomme sotto alla cattedra dove mette le mani! No, diventano subito dure.

Spremo tutto un tubetto di colla sulla sedia! Questo potrebbe essere divertente.

Però se si arrabbia in classe, poi magari se la prende con qualcuno che non c’entra niente. E se mi vedono fanno pure la spia. Capirai, con uno come Migliorini.

Che palle, che faccio?

Ecco!… Riempio una scatoletta di scarafaggi e gliela butto aperta nella borsa! Ce ne stanno un sacco dietro al muro davanti casa. Che fico, questo sì che è divertente. Ho trovato, ho trovato! Ti faccio strillare come una gallina, brutta stronza!

 

La ricreazione.

E’ arrivato il vostro momento, piccoletti. Fatela cacare sotto per bene, mi raccomando. Devo solo aspettare che escono tutti e andare per ultimo, vicino alla cattedra. Ecco, ci sono quasi, adesso tiro fuori la… ops!…, ma che cavolo… cazzo, la borsa di Migliorini! Sempre in mezzo ai piedi! No, la scatola si è aperta per terra! Merda, noooo…

«E state zitti, mannaggia! E’ una cosa mia, zitti!… Ma che ne so quanti sono, non li riesco a contare…»

Eccola, l’hanno fatta rientrare. Adesso è finita. Ora si arrabbia per davvero.

Non ti dico niente, brutta stronza, non ci voglio parlare con te! Ma che mi importa  dell’igiene, che ne sai tu degli insetti? Ti fanno solo schifo. Fai schifo tu! E mettimela la nota, chissenefrega! Brutta stronza!

Che palle, e adesso che dico a mamma? Che volevo fare la collezione di bacarozzi? Che volevo farli vedere al bidello?

Maledetta brutta stronza!

Vaffanculo tu, la tua borsa, le divisioni, Migliorini e pure i bacarozzi! Vaffanculo tutto!

 

Domani è l’ultimo giorno di scuola. Alla fine le ho imparate le divisioni col resto. Meno male che mamma conosceva quell’amico psicologo che le sapeva spiegare. E meno male che le ho raccontato la verità su quella storia degli scarafaggi.

Intanto sono due mesi che la maestra ci parla sempre della sua Twingo nuova. E’ così contenta che dice che la prende anche quando non le serve. Però secondo me è rimasta la solita stronza. Io le sono sempre stato antipatico e non mi ha mai aiutato, pure dopo che le hanno detto che c’hò la discalculia, che le operazioni aritmetiche non le so imparare come tutti gli altri. E quindi non ci ho voluto fare pace, perché non mi sono dimenticato delle cose brutte che mi ha fatto.

Però ho saputo aspettare. Sono stato bravo.

Così domani entro a scuola un po’ più tardi, ci vado da solo, mamma ormai si fida. E questo foglio che ho stampato dal computer glielo metto bene in vista sotto il tergicristallo della macchina, così lo legge senza fatica e il problema lo risolve più facilmente:

 

DUE CANI HANNO FATTO LA CACCA. OGNUNA PESA 137 GRAMMI. LA MACCHINA HA DUE MANIGLIE UGUALI, PIU’ UNA DIETRO GRANDE LA META’.

QUANTO PESA LA CACCA APPICCICATA SOTTO OGNI MANIGLIA?

CALCOLARE INOLTRE IL RESTO POGGIATO QUI SOTTO AL FOGLIO.

E RICORDARSI DI BUTTARLO NELL’APPOSITO SACCHETTO.

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