I diritti di chi sta in carcere

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"Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Questo dice la nostra Costituzione, all’articolo 27.

 

“Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Questo dice la nostra Costituzione, all’articolo 27. Gli istituti penitenziari dovrebbero, quindi, garantire ai detenuti condizioni di vita accettabili. Purtroppo le cose troppo spesso non stanno così: sovraffollamento, violenze e condizioni igieniche critiche sono elementi che allontanano le condizioni delle  nostre carceri dagli standard che dovrebbero mantenere. A sottolineare la gravità della situazione vi sono alcuni dati: in dieci anni, dal 2000 all’inizio del 2011, nelle carceri italiane sono morti più di 1500 detenuti: circa un terzo dei decessi è conseguenza di suicidi, ma le morti sono dovute anche ad altri fattori,  come ad esempio una inadeguata assistenza sanitaria. Proprio per motivi di salute, nell’ultimo mese, si sono verificati tre decessi nel solo carcere di Poggioreale. Per comprendere meglio la situazione degli istituti carcerari italiani, con particolare attenzione al caso dell’istituto napoletano, abbiamo rivolto qualche domanda all’avvocato Mario Barone, presidente di Antigone Campania, associazione nata alla fine degli anni ottanta “per i diritti e le garanzie nel sistema penale”.

 

Solo nell’ultimo mese nel carcere di Poggioreale si sono verificati tre casi di decesso per motivi di salute. quale è attualmente la situazione di Poggioreale?

Drammatica, innanzitutto per le condizioni di sovraffollamento. A fronte di una capienza regolamentare (che misura il numero massimo di detenuti che un istituto potrebbe  contenere) di circa 1.600 posti, abbiamo attualmente un’effettiva presenza di circa 2.800 persone. La foto del Carcere visto dall’alto (fornita da Antigone) rende bene cosa è questo Istituto, costruito nel 1908 e di impostazione architettonica ottocentesca.

Quali sono le condizioni di vita dei detenuti?

In cella a Poggioreale si arriva fino a 10-12 detenuti e con letti a castello fino a tre livelli. Con l’arrivo della calura estiva, le cose peggiorano, pensi che, d’estate, il sole entra nelle celle in maniera così prepotente che i detenuti sono costretti a refrigerare la stanza con magliette bagnate. La contiguità fisica di fornelli e igenici, il fatto che nella maggior parte dei padiglioni non c’è la doccia in cella fanno il resto.

Quello di Poggioreale è solo uno dei molti esempi di criticità e degrado all’interno di istituti penitenziari. Quali strumenti si dovrebbero adottare per rendere più umane le condizioni dei detenuti?

L’amministrazione penitenziaria non è altro che un pezzo dell’amministrazione dello Stato: va da sé che la spending review ha colpito anche questo settore della pubblica amministrazione. Di certo le residue risorse disponibili andrebbero spese per migliorare le più elementari esigenze dei soggetti ristretti, come il vitto o gli oggetti necessari all’igiene personale, piuttosto che costruire nuovi istituti di pena.    

La reclusione forzata dovrebbe avere finalità di recupero e riabilitazione del detenuto, sempre nel rispetto della sua dignità. E’ possibile ipotizzare simili obiettivi in un contesto tanto critico?

Poggioreale è una casa circondariale (destinata, per sua natura, ad accogliere detenuti in attesa di giudizio): da tale natura ne discende che non è sua la vocazione di “rieducare”, altrimenti si arriverebbe al paradosso di riabilitare un soggetto magari innocente. Non mancano, tuttavia, nell’Istituto circa 800 “definitivi” per il quali l’attività trattamentale non è certo soddisfacente.

Quali sono le iniziative che Antigone sta mettendo in campo per sensibilizzare la cittadinanza sul tema e per migliorare la situazione degli istituti di detenzione?

E’ in corso una campagna di raccolta di 50.000 firme per presentare alle Camere tre disegni di legge di iniziativa popolare. Oltre al primo contemplante l’introduzione del reato di tortura nel nostro codice penale, gli altri due mirano proprio a migliorare le condizioni nelle nostre carceri. Il secondo è un disegno di legge complessivo sulla legalità nelle carceri che rafforza, innanzitutto, il concetto di eccezionalità della detenzione cautelare: la custodia cautelare – anche sotto il profilo culturale – non può considerarsi una sorta di pena anticipata prima della celebrazione del processo. Si modifica, poi, la “ex Cirielli”, ripristando la possibilità per i recidivi di accedere alle misure alternative alla detenzione. Si introduce il meccanismo del carcere “a numero chiuso”: si prevede che nessuno debba entrare in carcere se non c’è posto. Il terzo disegno di legge interviene sul testo unico sugli stupefacenti, che – così come è attualmente formulato – di per sé produce tanta carcerazione, diversificando il destino dei consumatori di droghe leggere da quello di sostanze pesanti e diminuendo le pene.

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