L’incontro con Omero: il mio Why

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Mi chiamo Katia e sono a un punto della mia vita in cui ho bisogno di ritrovarmi. La mia crisi, latente, è esplosa dopo un viaggio in Africa...

 

Mi chiamo Katia e sono a un punto della mia vita in cui ho bisogno di ritrovarmi. La mia crisi, latente, è esplosa dopo un viaggio in Africa in cui ho incontrato gente meravigliosa che, pur avendo poco o niente, sorride sempre a tutti e alle difficoltà pressanti e giornaliere, sbatte in faccia due parole secche ma significative: “hacuna matata” … letteralmente “non ci sono problemi”. Ma i problemi ci sono e sono tangibili, ti toccano il cuore e ti fanno capire tante cose che altrimenti non vedresti, perché se non posi i tuoi occhi negli sguardi di quei bimbi speranzosi di ricevere un aiuto sembra tutto così lontano…

Ora vi starete domandando: “cosa c’entra questo discorso con la scuola di giornalismo?”. In effetti non è tanto il giornalismo quanto la scrittura che c’entra, che da un senso al mio “Why”, ma questa cosa andava incanalata in qualche modo e così mi sono messa alla ricerca di una scuola che fosse in grado di dare un senso alla mia passione. Mi piace molto scrivere ma, per ironia della sorte, lavorando in ambiti amministrativi finisco per essere continuamente in mezzo ai numeri. Sono l’impiegata che viene sempre chiamata dal capo a scrivere i verbali di assemblea, le motivazioni di un disservizio da fornire ai clienti … insomma quando c’è da scrivere chiamano tutti me. Ovviamente questo non mi basta più. Quindi dopo aver visionato vari siti internet ho scelto di concentrarmi sulla scuola di scrittura Omero, ispirata da un sito ben fatto, chiaro e professionale. Il primo giorno vengo introdotta, con gli altri allievi del corso, in una sala dove ci presentano una giovane giornalista che mi mette subito a mio agio. Si presenta, è Lucia Pappalardo. Una delle prime cose che ci insegna è la regola delle “5 W + H”. Per scrivere un articolo che sia completo ed esaustivo anche in poche righe il giornalista deve esporre i concetti tenendo conto di dare al lettore le seguenti informazioni: who, where, when, what, why e how. E così inizia il mio viaggio in questo mondo sconosciuto ma per me affascinante. Per anni ho scritto pagine e pagine. Agli altri e a me stessa. Sono sempre stata molto più brava a scrivere che a parlare. Trovo l’espressione scritta come qualcosa che rimane, che lascia una piccola traccia di te nel mondo. Per questo quando volevo esprimere la gioia scrivevo… quando provavo dolore o rabbia scrivevo… Non lo faccio più da tanti anni. Mi sono persa ma ora voglio ritrovarmi e chissà che non sia proprio la scuola Omero ad aiutarmi a riprendere a scrivere per il solo piacere di farlo? Il mio why è proprio questo: voglio fare qualcosa che mi faccia sentire bene, senza preoccuparmi di dover fare solo e sempre quello che devo, quello che gli altri si aspettano da me. Non so se sarò mai una giornalista nel vero senso della parola ma il mio why è un viaggio alla ricerca di me stessa.

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