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Il Nuovo Cinema Palazzo

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Era il 15 aprile del 2011 quando un gruppo di studenti e abitanti del quartiere di San Lorenzo, a Roma, entrava per la prima volta nell’ex Cinema Palazzo.

Era il 15 aprile del 2011 quando un gruppo di studenti e abitanti del quartiere di San Lorenzo, a Roma, entrava per la prima volta nell’ex Cinema Palazzo. La struttura, in piazza dei Sanniti, era vuota ed in stato di abbandono ormai da anni. L’amministrazione, per “riqualificarla”, aveva scelto di affidarla ad una società, la Camene S.p.A., con lo scopo di trasformarla in un casinò. Una sala da gioco a poche centinaia di metri dalla città universitaria e, per di più, in una zona abitata da moltissimi studenti. Sembrava quasi un messaggio che i nostri amministratori rivolgevano alle nuove generazioni: “volete costrurivi un futuro? Puntate sulle slot!”.

E invece, quel giorno di quasi due anni fa qualcuno decise di non accettare tutto questo, credendo fermamente che non si potesse speculare in quel modo sulle difficoltà delle persone, offrendo in un periodo di crisi la falsa prospettiva di facili guadagni. Tantomeno in un quartiere con la storia e la tradizione di San Lorenzo, tantomeno in uno luogo come il Cinema Palazzo, nato per offrire spazi di cultura e di socialità, prima che di profitto.

Così, da quasi due anni, il Cinema è tornato a vivere e ad essere vissuto dalla popolazione del quartiere grazie al lavoro di chi lo ha occupato, difeso e rilanciato.  E’ tornato ad essere uno spazio  sociale di incontro, di politica e di cultura. Un luogo dove  costruire ed intrecciare percorsi sociali condivisi. Uno spazio la cui legittimità, messa in dubbio ed attaccata da più parti, ha trovato riconoscimento con una sentenza di assoluzione per gli occupanti, emessa dal Tribunale di Roma nel febbraio 2012.

Tra spettacoli teatrali, concerti, dibattiti e seminari, il Cinema sta portando avanti un progetto politico che si fonda sulle pratiche del comune, sulla necessità di azioni radicalmente democratiche, sulla riappropriazione da parte della cittadinanza di spazi e risorse sempre meno accessibili e sempre più sottoposte a dinamiche legate al guadagno individuale. Al centro di quest’idea, il concetto di beni comuni. Di tutti quei beni e quelle risorse, cioè, che sono realmente condivisi dalla comunità e la cui funzione sociale è elevata a principio fondamentale. A questo proposito abbiamo intervistato il professor Ugo Mattei, giurista ed autore del saggio Beni Comuni (2011, Laterza), con lo scopo di comprendere meglio questa categoria di beni e, soprattutto, il disegno politico e culturale che li contraddistingue.

 

Che cosa è un bene comune?

I beni comuni sono quei beni che producono delle utilità funzionali alla soddisfazione di interessi fondamentali della persona e che vanno in qualche modo governati anche nell’interesse delle generazioni future, quindi non sono una categoria merceologica ma sono una categoria di beni che vengono riconosciuti come tali da comunità che lottano per difenderli e per affermarli in un quadro di democrazia radicale.

 

In che termini è possibile considerare il Nuovo Cinema Palazzo un bene comune?

Il Cinema Palazzo ha fatto un’esperienza importante perchè ha rivendicato un bene che se governato nella logica del profitto sarebbe stato dedicato alla costruzione di un casinò, quindi ad una struttura portatrice di profitto per chi la organizzava ma con una ricaduta sociale molto negativa. Invece il Cinema Palazzo occupando ha rivendicato un utilizzo di quegli spazi che fosse coerente con le esigenze di socialità del quartiere di San Lorenzo, in consonanza con la necessità di spazi comuni e collettivi che possano essere utilizzati per generare nuove iniziative e nuove forme di socialità. Quindi il luogo in sé non è un bene comune.

 

Negli ultimi anni la tendenza sia dei governi che del legislatore è stata di direzione opposta: sempre più privato e sempre meno pubblico. Come far sopravvivere i beni comuni in un contesto di questo genere? Quali le possibilità di costruire una “democrazia dei beni comuni”?

Dipende molto dalle dinamiche politiche a livello nazionale e locale nei prossimi mesi e nei prossimi anni. Lo scopo principale dev’essere quello di bloccare ulteriori privatizzazioni e cercare di introdurre qualche principio che governi i trasfermenti dal pubblico al privato così come sono regolati i trasfermenti dal privato al pubblico. In questo senso si sono mosse diverse iniziative che segnalano come il cosituzionalismo liberale attuale sia sbilanciato a favore del privato. Quindi occorre prima di tutto riconquistare qualche elemento di equilibrio nel sistema giuridico. Dopo di che, il vento politico può cambiare ed i beni comuni possono divenire non soltanto oggetto di una difesa da parte della collettività ma anche fonte di un cambiamento rivoluzionario di significato tale da permettere un loro utilizzo in senso offensivo e non solo difensivo.

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