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Osvaldo, i bugiardini, e una scommessa persa con mia sorella

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– Ecco, questo fa al caso tuo – afferma soddisfatta mia sorella dandomi la scatola dello sciroppo.

– Ecco, questo fa al caso tuo – afferma soddisfatta mia sorella dandomi la scatola dello sciroppo.

Io, sdraiato nel letto, tra violentissimi colpi di tosse e poderosi starnuti, allungo la mano e lo prendo.

– Ma dove l’hai trovato?

– Secondo te? Dove mamma tiene i medicinali.

– Ma sei sicura che…ETCIU’ ETCIU’… che fa al caso mio?

– Oh il solito malfidato! Certo! E comunque se non ti fidi controlla il bugiardino nella scatola!

Non me lo faccio ripetere. Apro la scatola e prendo il foglietto di carta.

– Che poi… – se ne esce lei all’improvviso – tu lo sai perchè si chiama bugiardino?

– Do – le rispondo.

– Eh immaginavo! Non sai mai niente tu! Per saperlo dovrei chiamare il mio amoruccio Osvaldo, lui sì che lo sa.

Sarà il nervosismo che mi sta procurando il mio stato influenzale, ma quelle parole vanno dritte dritte a puntellare la mia suscettibilità. Decido quindi di rinviare la consultazione del bugiardino ripiegandolo e rimettendolo nella scatola e rivolgo a mia sorella uno sguardo di sfida.

– Sei proprio sicura che il tuo amoruccio Ovaldo lo sappia?

– Certo, lui sa sempre tutto.

– Ah sa sempre tutto? Allora facciamo così, scommettiamo.

– Scommettiamo?

– Sì, trenta euro. Se non lo sa li dai tu a me altrimenti…ETCIU’… io a te.

A quel punto anche lo sguardo di mia sorella si fa determinato.

– Sei sicuro di voler scommettere? – mi fa con un sorrisetto maligno – Stiamo parlando di Osvaldo, il tuo migliore amico che…conosci bene. Stai rischiando molto, lo sai vero?

– Prendi il telefonino e chiamalo, e metti il vivavoce – taglio corto, cercando di dissimulare al meglio il brutto presentimento che ho appena iniziato a percepire.

– Ciao amore mio!

– Ciao tesoro dove sei?

– In macchina, sto venendo da te. Avevo pensato di andare al cinema ti va?

– Certo! Senti volevo chiederti una cosa.

– Dimmi!

– Sto qui con mio fratello influenzato…

– Ha la febbre?

– Per ora no, solo un po’ di tosse e raffreddore.

– Un po’? – mugugno io.

– Senti ci stavamo chiedendo se tu sapevi perchè i foglietti dei medicinali si chiamano bugiardini.

Silenzio per alcuni secondi.

Il tempo di illudermi.

Poi la batosta.

– Ma certo che lo so! E’ molto semplice. Allora, partendo dal fatto che l’etimologia della parola è ancora molto oscura, girano due versioni. La prima è quella circoscritta nell’ambito del territorio toscano, in particolare Siena, che porta avanti l’Accademia della Crusca, una delle più importanti istituzioni linguistiche in Italia, che ipotizza che il termine si rifaccia al “Bugiardo”: la locandina dei quotidiani che, come ho detto prima soprattutto in territorio senese, veniva esposta fuori dalle edicole; che ridotta alle dimensioni di un fogliettino illustrativo, come quello dei medicinali, diventava bugiardino.

– E la seconda?

– La seconda è quella che sostiene che un tempo le case farmaceutiche omettessero, volutamente, molte avvertenze nei foglietti illustrativi, soprattutto per quanto riguardava interazioni ed effetti collaterali. Da qui, bugiardino. E questo è tutto.

– Grazie amore.

– Ma ti pare cucciolotto mio. Allora ci vediamo tra un po’ va bene?

– Va bene, ciao.

– Ciao.

Appena attacca il cellulare sbotta in una fragorosa risata, e mi rivolge uno sguardo che rasenta la perfidia.

– Allora – mi fa – vuoi alzarti e prendermeli tu, o mi dici dove li tieni e li prendo io?

Senza risponderle, ad occhi bassi e con enorme irritazione, mi alzo, prendo il portafogli nel giubbotto, lo apro, sfilo tre banconote da dieci, gliele do e mi rimetto al letto.

– Ora se te ne vuoi andare per favore, che voglio dormire un po’.

Lei ubbidisce, ma non senza prima regalarmi l’ultima, maligna battuta.

– E mi raccomando fratellino mio – mi fa sorniona dalla soglia della porta, sventolandosi i soldi sulla faccia – prenditelo quello sciroppino. Fa al caso tuo credimi. E poi lo sai, a te non la direi mai una bugia.

In quel momento vengo assalito dall’ennesimo, terribile attacco di tosse, che riduce il vaffanculo che sto per gridarle ad un lamentoso, catarroso, incomprensibile rantolino.

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