Prendendo d’esempio due mostri sacri come Christian Dior e Yves Saint Laurent, il marchio low cost H&M ha deciso di presentare la prossima collezione A/I 2013-2014 al Musée Rodin di Parigi. Per la prima volta il marchio ha fatto sfilare una serie di capi nei giardini del Museo, che per l’occasione si è trasformato in un perfetto salotto stile anni ‘70. La notizia ha fatto il giro del mondo, soprattutto per la sacralità che contraddistingue il luogo scelto per la sfilata dal colosso svedese: è giusto avvicinare così prepotentemente il mondo della moda a quello dell’arte? Lo abbiamo chiesto a Flavio Arensi, storico dell’arte e curatore di mostre, esperto di Rodin: “Non trovo nessun ostacolo perché luoghi normalmente preposti all’arte ospitino esposizioni di moda o eventi a essa concernenti, seguirei soltanto un discrimine, ossia quello dell’intelligenza, che è una merce molto rara. Tempo fa ero proprio a Parigi nei giorni in cui si consumava la rottura fra Dior e Galliano e il Musée Rodin attendeva l’evento organizzato dalla casa parigina; era impossibile accedere all’ingresso del museo per la quantità di gente accorsa alla sfilata. A tal proposito ricordo bene come la Direzione ritenesse quell’occasione un ottimo pretesto per far conoscere l’attività culturale dell’ente museale e sono convinto che buona parte del pubblico abbia scoperto la bellezza di Rodin grazie a quel contesto.”

La sfilza di precedenti è ampia e ben assortita e lascia presagire segnali positivi per il futuro. Basti pensare che ad aprire le sue porte alla moda è stato anche il Museo del Louvre che, nel giugno 2012, ha ospitato la presentazione della collezione Resort firmata Salvatore Ferragamo. Anche in questo caso il connubio tra arte e moda è stato proficuo per entrambe le parti: la maison fiorentina, infatti, si era impegnata a finanziare una mostra dedicata all’ultimo capolavoro di Leonardo Da Vinci, “La Vergine con il bambino e Sant’Anna”. A pochi giorni di distanza Stefano Ricci, re del lusso e dell’Alta Moda maschile, aveva seguito l’esempio di Ferragamo organizzando uno show alla Galleria degli Uffizi di Firenze, che per la prima volta ha ospitato un evento di questo genere. Kenzo, però, aveva già precorso i tempi, festeggiando, nel 2010, il suo quarantesimo anniversario con una sfilata alla Raphael Gallery del Victoria And Albert Museum di Londra.

Questa relazione sembra ormai ben collaudata e di buon auspicio per entrambe le parti; certo, l’ingresso di una marchio cheap come H&M in un tempio dell’arte come il Museo Rodin può lasciare inizialmente perplessi ma, come ci ricorda Flavio Arensi, la cosa fondamentale è che “poi si ripristini la situazione esistente. In ogni caso non ci trovo nulla di male; ci sono musei meravigliosi che non sono frequentati e che meriterebbero di poter avere una chance simile. La cosa migliore sarebbe riuscire a ottenere una visibilità tale da poter raggiungere quella fetta di possibili utenti che diversamente non entrerebbe al museo. Devo anche dire che conosco bene la dirigenza del Musée Rodin e difficilmente si presterebbe a operazioni che non servissero allo scopo per cui il museo è nato, cioè tutelare, conservare e diffondere l’opera del grande maestro francese; ma per farlo ci vogliono soldi. Loro sono bravi a pensare eventi non consueti per raccogliere fondi, d’altronde stiamo parlando di una istituzione che dialoga con i principali musei del mondo”. La Francia, ancora una volta, sembra aver superato di gran lunga l’Italia in questo processo di avvicinamento degli individui all’arte: “In Italia più che all’estero i musei sono dei cimiteri, le loro direzioni sono fatte da personaggi che il più delle volte attendono la fine del mese per percepire lo stipendio senza far nulla per paura di rischiare e mettersi in gioco, nascondendosi dietro le ristrettezze economiche cui siamo ormai costretti da decenni. Poi ci sono quelli che trasformano il loro lavoro in una passione e anche senza soldi, fanno fruttare le idee, accogliendo nuove generazioni di studiosi. Ho in mente com’era il Vittoriale degli Italiani prima del cambio della direzione e l’arrivo di Giordano Bruno Guerri: un territorio per le scolaresche e quattro studiosi avvizziti. Gli presentai un progetto per riportare gli artisti contemporanei nel parco con le loro istallazioni, nel pieno rispetto di quello che era l’eredità dannunziana e del progettista Gian Carlo Maroni, lui aderì entusiasta e pur senza soldi iniziammo un percorso che ora è ammirato da tutti e ha dato al Vittoriale la possibilità di ricevere in dono opere importanti, entrate così nel suo patrimonio fiscale. Proprio al Vittoriale si è cercato di rendere d’Annunzio a tutto tondo, riaprendo le sale della casa, esponendo la collezione nascosta negli armadi, rendendo vivi i tanti documenti ammassati negli archivi, mettendo – per esempio – in mostra i suoi abiti, perché la moda è e resta un fenomeno sociale che accompagna l’uomo.”

Dalle parole di Flavio Arensi e dai tentativi di questi stilisti appare chiaro che il coraggio di saper cambiare e di saper andare incontro a nuovi mondi è un passepartout necessario all’arte e alla moda per sopravvivere ai tempi difficili, esprimendo al meglio il proprio potenziale creativo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *