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Stefano Pistolini: “Il giornalista non deve frustrare le proprie aspirazioni espressive”

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Venerdì 22 febbraio si è svolta la quarta lezione di Giornalismo 2 tenuto da Lucia Pappalardo. In aula si è materializzato Stefano Pistolini per raccontarci il suo punto di vista sul mestiere che vogliamo fare anche noi.

Venerdì 22 febbraio si è svolta la quarta lezione di Giornalismo 2 tenuto da Lucia Pappalardo. In aula si è materializzato Stefano Pistolini per raccontarci il suo punto di vista sul mestiere che vogliamo fare anche noi. E’ un giornalista esperto di politica e società americana, ma spazia anche nei campi della musica e del cinema. Attualmente scrive sul “Foglio” di Giuliano Ferrara.

 

Pistolini all’inizio sembra voglia scoraggiarci: riflette ed invita a riflettere sull’opportunità di avvicinarsi alla professione giornalistica. Si sente di articoli pagati addirittura solo 3 euro! “Perché c’è troppa gente che scrive”? Chiede una mia collega corsista. “Perché c’è chi scrive per quella cifra”, la risposta. Insomma, è il caso di chiedersi se si vuole lavorare scrivendo.

 

E poi, negli ultimi 10, 15 anni il giornalismo ha “cambiato faccia”. C’era una differenza tra il giornalismo televisivo e quello della carta stampata, e ancora con quello radiofonico. La convergenza tecnologica, la modifica della circolazione dell’informazione  e lo stile della comunicazione stessa hanno completamente annullato le distinzioni di un tempo.

 

Il cartaceo, che già si è ridotto, è destinato, secondo il suo parere, quasi a scomparire. Rimarranno poche grandi testate. Il giornalismo ‘scritto’ sta esaurendo la sua funzione popolare, di attendibilità e poi i costi sono complessivamente insostenibili. Il Web ‘ridicolizza’ il cartaceo. Cercare lavoro nel mondo del giornalismo è sempre possibile, ma bisogna fare le cose giuste. Reinventarsi la figura del giornalista. Pistolini allora indica agli aspiranti giornalisti quello che secondo lui è un percorso duplice (con i comandamenti da seguire). Immaginando un sistema cartesiano che disegna, sull’asse delle ordinate pone tre elementi fondamentali: primo, un buon rapporto ed uso delle tecnologie; secondo, una conoscenza vera delle lingue; terzo, uno stile adattabile. La comunicazione è multimediale, ormai. Oltre ad una capacità creativa, è richiesta una competenza nel manovrarle le tecnologie. Saper scattare una foto che abbia un valore documentaristico, saper girare un video adattabile alla TV e/o al Web, ecc. Insomma, manovrare, appunto, le tecnologie con disinvoltura. Di lingue conoscere, bene, soprattutto l’inglese, ma non escluderne qualche altra. Il consiglio è di seguire anche canali in lingua come la CNN e la BBC. Infine, lo stile richiesto, soprattutto quando si è agli inizi, non è uno personale, anzi. Un qualsiasi capo chiederà che non si capisca di chi è un articolo, piuttosto che sia scritto come lo scriverebbe lui. Ma lo stile, sottolinea Pistolini, è tante cose insieme. Di certo deve essere adattabile. Sullo stile ci si deve un po’ ‘consumare’ e trovare prima o poi il proprio. La personalizzazione, appena c’è e la si può spendere, è la carta vincente. Sarebbe sbagliato rinunciare a scrivere come ci piace. Però attenzione, lo stile è importante, al 50%, per l’altro 50% conta ciò che si dice!

 

Sull’asse verticale invece ci siamo noi, noi aspiranti giornalisti. Ci siamo noi nel senso che dobbiamo in qualche modo essere riconoscibili. Occupare una ‘mattonella’ e difendere e conoscere bene quello spazio. Cosa vuol dire? Intanto ci si deve rapportare con il proprio coefficiente di insicurezza. Di una certa cosa se ne deve sapere, abbastanza da sentirsi sicuri. L’ambito è circoscritto. Si costruiscono competenze e si impara a gestirle e tirarle fuori al momento giusto.

 

E a questo punto Pistolini lancia una provocazione. Consiglia con convinzione a chi aspira a farsi conoscere nel settore che ha scelto di pubblicare qualcosa. Consiglia di individuare uno specifico campo che ci piace, che ci appassiona, nel quale ci sentiamo proprio a nostro agio.  Ribadisce il concetto di occupare una propria mattonella e spara lì: “pubblicate un libro“. Diventate i massimi esperti di un determinato argomento e fatevi notare.  Ci sono tante piccole case editrici a cui ci si può rivolgere, senza spendere tanto, ma autoproducendosi e dedicando un lasso di tempo di circa sei mesi di lavoro, si ottiene un prodotto con il quale ci si autopromuove.

 

Adesso la lezione lascia spazio alle domande. Alcune sono state già ‘bruciate’ nell’interessante cappello introduttivo, ma anche solo di curiosità ce ne sono ancora. Si parla dunque di fonti, in generale ed in particolare di quelle di Stefano Pistolini stesso. Di come la verifica delle fonti sia cambiata nel corso del tempo. Alla domanda di come si possa spaziare, come fa lui, in campi diversi dal cinema, alla musica, alla politica, ecc., risponde che anche se si ha più padronanza di un ambito anziché di un altro, ci si può occupare di tante cose in realtà; in qualche modo sono collegate fra loro, c’è un filo rosso che le unisce. Basta usare il cervello.

 

Secondo Pistolini il giornalista non è un cronista e basta. La cronaca soltanto non è sufficiente, “c’è sempre qualcosa da dire”. Non bisogna ridursi alle 5 W, ma “muoversi all’interno della cronaca”. Questa è la libertà d’azione. Anche nella preparazione di quella che in gergo viene chiamata una ‘scheda’, chi la prepara di suo può metterci il linguaggio, l’organizzazione del discorso, il tono. Alla domanda della docente, la domanda delle domande, “Chi è il giornalista?”, Pistolini risponde con quello che il giornalista non deve fare: “non deve frustrare le proprie aspirazioni espressive”. E, lo ripete come un mantra, deve far funzionare il proprio cervello.

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