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SteamPeanuts con Zombie

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– Ehi di casa? Aprite, per favore, non lasciatemi fuori con tutti questi Zombie in giro. Non vorrete mica stare a guardare mentre dei cadaveri putrefatti pascolano nelle mie povere budella?

– Ehi di casa? Aprite, per favore, non lasciatemi fuori con tutti questi Zombie in giro. Non vorrete mica stare a guardare mentre dei cadaveri putrefatti pascolano nelle mie povere budella? Conosco delle storie straordinarie, sapete? I miei occhi hanno visto l’incredibile fine del Barone rosso. Se aprite, posso raccontarvela! Anzi lo farò da qui fuori e solo se vi piace mi farete entrare.
Mi chiamo Corto Maltese e il 21 aprile del ’18 ero sulle rive del fiume Somme con due amici. Sandy, un ufficiale, Clem un soldato. Sandy voleva scolarsi due bottiglie di Borgogna che custodivo gelosamente. Sosteneva che Clem, da ubriaco, era il miglior tiratore mai visto. Da sbronzo aveva vinto una scommessa staccando di netto la coda di un cane a oltre cento yard di distanza con un sol colpo. Sandy era sicuro che dopo aver bevuto il mio vino, Clem avrebbe centrato al primo sparo il barone di Von Richtofen che volava in quei cieli in cerca di aerei della RAF da abbattere.
Pensai che in tempo di guerra, ora ci sei e un attimo dopo un proiettile vagante ti frega. L’idea di lasciare ai posteri due bottiglie di Côte de Nuits mi indisponeva. E poi Clem e il suo fucile mi incuriosivano.
Accettai, scolammo il vino e ci appostammo. Ubriachi scrutavamo il cielo e cantavamo a squarciagola. Quella canzone che fa “1 10 100 e forse anche di più tutti gli aerei cadevano giù”. Stonati e urlanti. Attirammo una decina di Zombie e io e Sandy facemmo saltare loro la testa scaricandogli contro le nostre pistole mentre Clem stava immobile con il fucile puntato in alto e con un colpo in canna.
Il Fokker rosso comparve in cielo. Io e Sandy lo seguivamo col binocolo, Clem nel mirino del fucile. Restammo tutti e quattro di stucco, noi tre a terra e il barone lassù, quando, dietro al suo triplano, si materializzò un velivolo di legno, tozzo e squadrato, in una nuvola di fumo bianco.
Cercammo con l’occhio un aerostato che giustificasse la presenza a mezz’aria di quell’assurdo cubo, ma quello volava fottendosene delle leggi della fisica. Una caldaia per produrre il vapore e la forza motrice necessaria lì dentro non poteva starci. Si avvicinò e capimmo che cos’era. Una cuccia e sopra, seduto a pilotarla c’era un cane. Incredibile, no? Indossava un casco di cuoio bruno, occhialoni da aviatore e una sciarpa che sventolava. Scorgemmo delle forme che si disponevano nel fumo: erano lettere, componevano una frase. Leggemmo: Ecco l’asso della prima guerra mondiale sul suo Sopwith Camel che insegue il Barone rosso. Maledetto Barone hai i minuti contati.
Ci girammo verso il Fokker per vedere la reazione di Von Richtofen. Si rotolava dalle risate. Interpretammo il labiale. “Nein sapere più cosa infentare per propaganden questi cazzonen di alleaten”. Credeva la cuccia volante un’illusione creata con un proiettore e, per dimostrarlo, invertì la rotta facendo un cerchio in aria e la puntò. Il cane era teso, si lasciava dietro tutta una scia di goccioline di sudore.
Poco prima dell’impatto i nervi gli cedettero, tirò la cloche a se, guaendo e portò la cuccia sopra al Fokker. Fu allora che udimmo un fastidioso e sonoro ronfare. Clem. Sbronzo dormiva in piedi con il fucile puntato al cielo. Lo scuotemmo e lui per reazione sparò.
Clem, nel sonno, doveva aver confuso le scommesse, sentimmo un latrato disperato. Un codino peloso, bianco e ancora scodinzolante cadde giù tranciato dal colpo. Il cane era saltato dal dolore mentre la cuccia proseguiva il volo. Il quadrupede era rimasto un istante in stallo a mezz’aria e poi era precipitato. Beccò in pieno la testa del barone. Un “Porkaputtanen” echeggiò nell’alto dei cieli. Il cane si aggrappava epilettico e il barone accecato cercava di toglierselo di dosso, il Fokker si avvitò. Cuccia, Fokker, cane e barone si schiantarono in terra. Ci dirigemmo sul posto litigando sulla validità, ai fini della scommessa, della fucilata al cane che indirettamente aveva causato l’abbattimento del barone.
Vedemmo movimenti tra i rottami. I resti del barone, un accozzaglia di frattaglie e ossa disarticolate in una divisa da aviatore strappata e tintinnante di medaglie al valore, tornavarono a muoversi. Denti uscirono da quel pasticcio di carne morta e strapparono a Clem brandelli della sua coscia. Clem puntò contro quello spezzatino con titolo nobiliare il fucile, ma il suo colpo era già stato sparato. Sandy prese la pistola e sparò alla massa informe e rosso sangue sotto al cappello dell’aviazione tedesca finché non fu ridotta a un colabrodo gocciolante materia cerebrale. Poi un urlo, vidi il sangue zampillare dalla carotide di Sandy: Clem, infettato dal barone gli era saltato al collo. Capii che ero solo. I miei amici ora erano Zombie a caccia della mia carne. Raccolsi un pezzo d’elica del Fokker e lo roteai in aria facendo esplodere le due teste come pignatte di coccio al gioco della pentolaccia.
Avete aperto, finalmente! Che bella famiglia, piacere signore, enchanté madame, che bei bambini! Come dici piccolo? Come andò finire?
Beh, sentii una fitta tremenda al piede, questo che ho infilato in mezzo alla porta. Era il cane, ricordate, l’asso della prima guerra mondiale. Mi aveva morso. Nessuno si era più curato di lui. Era uscito dai rottami, gli occhialoni incrinati, il casco di cuoio lacero e varie schegge che gli attraversavano il corpo. Affamato di carne viva si era diretto verso di me ritto sulle due zampe posteriori e con quelle anteriori protese in avanti.
Lo avreste visto arrivare ora,da quel sentiero, se non vi avessi distratto con la storia. Ma questo è il momento di fare la sua conoscenza.
Snoopy attacca!!!

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