Il sangue cardiopatico mi brucia

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Uno spazio dove prendere, dove tutto è definito, puoi solo prendere. Chi è là, spettatore, in qualche modo è già definito, c’era vent’anni fa c’è ora, uguale nell’espressione, magari cambia il taglio di capelli -e neanche tanto- il trucco il vestito,

Uno spazio dove prendere, dove tutto è definito, puoi solo prendere.

Chi è là, spettatore, in qualche modo è già definito, c’era vent’anni fa c’è ora, uguale nell’espressione, magari cambia il taglio di capelli -e neanche tanto- il trucco il vestito, ma è lo stesso che era accanto a te vent’ anni fa anzi quella accanto a te con quell’espressione mezza triste metà trasognata sei tu trent’anni fa. Tutto è elemento terra, c’è e tu ci sei per prendere quello che c’è, non devi dare nulla puoi solo prendere o guardare, ma poi è tutto offerto lì e tu prendi. Ti chiedi perché nella vita non prendi. Forse nella vita sei stata quella ferma al centro di un palco e qualcuno più di uno hanno rigato la tua pelle fino a far uscire sangue, con la scusa di disegnare stelle a cinque punte e tu che alla seconda punta avevi capito tutto, sei rimasta lì ferma a farti tatuare. Qualcuno ha detto tatuare ma forse è torturare. A che punta sei arrivata ora?  Sto leggendo il copione stampato letto e riprovato. E alla quinta punta scenderò dal palco, cambierò i vestiti. Avrò voglia di prendere, come quelli che sono stati a guardare mangiando e bevendo. Avrò la voglia e avrò il tempo.

 

Il dolore di seconda generazione, rappresentato sul palco, una sorta di elaborazione del dolore della prima generazione vissuto sulla pelle, poco narrabile, c’è il rischio di andare in frantumi manco in lacrime, già date, allora va nel silenzio prima,  nel mutismo dopo e diventa inespresso. Come dire che soffri a fare se non puoi non vuoi esprimerlo, solo subire . Così la seconda generazione coglie l’essenziale e lo mette in scena, lo prepara anche con dovizia d’intenti di particolari di abiti giusti, partecipazione di amici e parenti che invita all’evento, oggi soffro io, cazzo, e voi mi state a guardare e a sentire e giuro non ve lo dimenticherete.. Guardate io come so farmi fare male, come so soffrire come mamma e tutti voi e quelli prima di voi mi avete insegnato e io lo faccio davvero e ve lo faccio proprio vedere che non sto fingendo e guardate come lo faccio bene, ferma in silenzio senza un urlo senza una lacrima come mamma mi ha insegnato e tutti voi e tutti quelli prima di voi.  E poi mi leccherete le ferite e tu, tu amore mio, mi amerai per il mio coraggio per la mia sofferenza che mi fa più nuda e più vera, senza una lacrima e già senza lo slip, e quando stanotte mi starai dentro dovrai stare attento a non pigiare sulle mie ferite perché avrò un gran bruciore e tu dovrai spingere molto per farmele dimenticare, ma proprio molto che mi bruci anche lì così mi scorderò dell’altro bruciore e tu ci dovrai soffiare molto su quello ma proprio tanto, come un vento del nord. Madonna santa domani dicono che nevica. Ci vado sotto la neve così, con l’abito rosso da lacrima di sangue? Magari mi fa bene, congela tutto il dolore, così lo stacchiamo come una stalattite ghiacciata e ce ne liberiamo e tu m’abbracci finalmente perché io là, scivolo sul lago ghiacciato e arrivo a te, non ci provo a camminare sul lago ghiacciato, mia madre s’è congelata le natiche ed è piena di lividi, troppa fatica troppo tempo sprecato. Ti voglio abbracciare subito, ci scivolo sul lago ghiacciato, me ne fotto di caderci mi ci lancio sopra, ci scivolo fino a te. Poi, se vuoi, se anche tu lo vuoi, faremo la Performance del lago ghiacciato e tu sarai cigno ed io sarò aggrappata a te e scivoleremo insieme e tanta gente vorrà farlo, proprio come noi. Presto. Presto cominceremo, già nevica. Madonna santa che bello, non dovremo aspettare una generazione.

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