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Io e Snoopy

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Se dovesse mai riuscirmi di leggere questo raccontino in pubblico, nessuno potrebbe vedere il carattere che ho scelto: il century gothic. Solido, largo. E mi dispiace.

Se dovesse mai riuscirmi di leggere questo raccontino in pubblico, nessuno potrebbe vedere il carattere che ho scelto: il century gothic. Solido, largo. E mi dispiace. Per questo, da una parte sarebbe un peccato se il racconto fosse selezionato. Se non lo fosse, del resto, rischierei da sei a otto giorni di shock da lettera di rifiuto e se avessi un parrucchiere, ovviamente mi odierebbe. Però, che delitto, il century gothic, non poterlo vedere. Poterlo solo ascoltare. Dovrei quindi utilizzare secondi preziosi per spiegare questa faccenda del century gothic, e ridurre il tempo della mia storia, e già cinque minuti sono pochi. D’altronde, nemmeno menzionarlo, il century gothic, mi farebbe sentire depressa e privata di qualcosa e forse qualche battuta la potrei dedicare. Del resto, se la meriterebbe: a voler ben vedere, tutta questa questione del century gothic mi ha aiutata a distendermi, è un carattere calmo e rotondo e ne avevo bisogno, perché da quando Snoopy mi sta sulla spalla ho un dolore insistente, uno di quei dolori che scavano e arrivano incisivi all’altezza della scapola, e poi se ne stanno lì appollaiati. Per ore e ore. Come lui, che mi vive sulla spalla destra dall’altro ieri, di profilo, con il naso dritto verso il mio orecchio. No, senza cuccia, la cuccia non l’ha portata. Voleva portarsi il Van Gogh, ma poi non ci stava. Ha solo la macchina da scrivere e scrive in american typewriter, il che renderebbe una lettura pubblica ancora più complicata. Non si capirebbe se sono io a scrivere o lui, non c’è differenza tra la pronuncia del century gothic e dell’american typewriter. Accidenti.

“Ella amava i lunghi preamboli”. “Egli si annoiava terribilmente”. “Ella disse: non possiamo andare avanti così”. “Egli scese dalla bicicletta e camminò all’indietro”. Ora sorride, toglie lo sguardo dai tasti e guarda verso il mio naso. “I miei lettori adorano i doppi sensi”. A parte tutto, vivere con Snoopy su una spalla – non voglio generalizzare, su una spalla destra – non è tanto male.
Dall’altro ieri, scrive tutto quello che faccio, tutto il santo giorno. “Ella andò al supermercato e comprò due sughi per spaghi, tre pacchi di paccheri, sei carote tritate, due rotoli di rotelline per dolci”. “Alla cassa davanti a lei c’era un signore con due occhi, un naso, una bocca e dodici milioni di capelli”. “Ella entrò in casa mentre il telefono stava per smettere di squillare, ma tanto era un cellulare e ce l’aveva in borsa e non dovette scapicollarsi”.
Insomma, fa una trascrizione in simultanea della mia vita, dettagliata, precisa, da quarantotto ore, senza dimenticare nulla. Ora devo verificare se ho sforato con il tempo. Mi serve un cronometro.
“Ella non aveva il dono della sintesi”. “Egli le donò una tesi e un’antitesi.” “Ella lo amò prolissamente per sempre”.
A dir la verità, mi dà noia che mi chiami sempre “ella”, ma non vuole rinunciare al suo stile scarno, imparato in guerra, come quello di Ernest. Questa sera siamo tornati a casa e ho dovuto stare al freddo cinque minuti sul pianerottolo mentre lui scriveva: “Ella tornò a casa dopo una giornata di duro lavoro. Abitava nella scala B, che si trovava a destra della scala A e a sinistra della C, subito prima della scala D”. “Il famoso architetto di scale voleva fare una scala E, ci aveva perso intere notti, ma poi aveva rinunciato”. Poi ha sorriso soddisfatto guardando verso il mio naso: “Un personaggio tormentato svolta sempre il racconto”.
Solo allora siamo entrati in ascensore.
Devo prendere qualche antidolorifico, ogni tanto lo sposto da una spalla all’altra, ma in fin dei conti mi piace vivere con Snoopy. È un biografo attento, affettuoso e morbido. E ha migliorato la mia vita. A parte di notte, che mi danno fastidio i tasti sul collo quando gli viene l’ispirazione, o quando, sognando, rivisita se stesso, per aumentare la denuncia sociale: “Mentre miliardi di miliardi di uomini morivano di fame, il re viveva nel lusso” o, ancora, quando si frenetizza in fase rem e batte le zampe veloci nel vuoto dando importanti anticipi su ciò che scrive, del tipo: “Fine prima parte della stupida biografia di questa stupida ragazza”.
Il titolo non l’ha rivelato, ma temo che sia “Ella ed io”. Non nel senso di dio. Nel senso di Snoopy.

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