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Il gioco della banchina

di

Data

Mentre aspettava sulla banchina semideserta, si passò una mano tra i capelli e si specchiò nel finestrino appannato del treno in partenza. Tirò fuori il pacchetto dalla tasca, sfilò un’altra Marlboro e con la cicca ormai consumata all’angolo della bocca si accese la sigaretta. Non gli erano mai piaciute le stazioni dei treni.

Mentre aspettava sulla banchina semideserta, si passò una mano tra i capelli e si specchiò nel finestrino appannato del treno in partenza. Tirò fuori il pacchetto dalla tasca, sfilò un’altra Marlboro e con la cicca ormai consumata all’angolo della bocca si accese la sigaretta. Non gli erano mai piaciute le stazioni dei treni.

– Che fa, parte? – disse una voce di donna alle sue spalle, interrompendo il vuoto di pensiero nel quale si stava crogiolando. Si voltò lentamente, la sigaretta appesa a mezz’aria, e vide una ragazza sui vent’anni, una morettina dall’aria sbarazzina e sorridente. Al suo fianco, una piccola valigia di tela.

– No, aspetto. – rispose lui meccanicamente. Cazzo c’aveva da ridere quella.

– Ma il treno per Torino è questo, giusto?

– Credo di sì.

– E partirà in orario giusto?

– Immagino di sì.

– Lei non è di molte parole, vero?

– …

– Scusi se l’ho disturbata ma non sono di qui ed è la prima volta che prendo un treno da sola.

– Fa niente.

– Anche lei prende questo treno?

– Glielo ho detto, aspetto.

– E che cosa sta aspettando?

– Senta, non dovrebbe parlare agli sconosciuti, potrebbero anche essere dei malintenzionati.

La ragazza scoppiò a ridere sonoramente. – E come si farebbe a incontrare gente nuova altrimenti?

– Le stazioni non sono un posto adatto per fare nuovi incontri, ci girano brutte facce.

– Come la sua, ad esempio?

Questa volta non riuscì a trattenere un sorriso, e se ne vergognò.

– Come la mia, ad esempio. – rispose l’uomo, ritornando immediatamente serio.

– Non sono mai stata fortunata nei miei incontri. – disse la ragazza, abbassando lo sguardo.

– Vede che ho ragione quindi.

-No, che ha capito!? Intendevo che faccio molti incontri con persone che mi fanno un’ottima impressione ma che poi si rivelano degli autentici stronzi.

– Uomini, suppongo.

– In generale… Sa, non sono affatto brava a giudicare le persone.

– A chi lo dice…

– Anche lei si rovina sempre con le prime impressioni?

– Senta, farebbe meglio a salire sul treno, non vorrei che parta improvvisamente.

– Macchè, mancano cinque minuti e poi non sono ancora riuscita a capire che cosa ci fa lei qui!? Non sembra che stia per partire…

– …

– Lo so che non sono affari miei ma l’ho vista qua in piedi, tutto solo e taciturno, e ho pensato che anche lei si sentisse spaesato come me.

– Spaesato?

– Sì, spaesato. Ha presente il primo giorno in una nuova scuola, o quando aspetta in ambulatorio con perfetti sconosciuti, oppure quando arriva per la prima volta in una grande città? Ecco, quello è essere spaesati.

– Spaesati… probabilmente ha ragione.

– Quindi anche lei è un forestiero.

– No, io vivo qui in città.

– Allora sta aspettando qualcuno?

– Diciamo di sì.

– Una donna, forse?

– Una donna, sì.

– Bionda, vero?

– Che importanza ha?

– Certo che è importante, nelle migliori storie c’è sempre di mezzo una bambola bionda.

– In effetti è bionda. O almeno lo era.

– Scusi se glielo faccio notare ma questo treno è in partenza, non in arrivo.

– Sì, ho notato.

– Quindi lei sta partendo allora?

– No, glielo ho già detto due volte, sto aspettando.

– Lasciamo stare va, certo che ho scelto proprio un bel tipo.

– Scelto?

– Scelto. Ho cambiato criterio per scegliere le persone e oggi ho scelto lei, anche se non sono più tanto convinta della mia scelta, perché comincia ad apparirmi interessante.

– Non la seguo.

– Glielo ho già spiegato, se una persona ti fa una buona impressione, allora inevitabilmente prima o poi ti deluderà. Quindi ho pensato che sarebbe stato figo andare a conoscere qualcuno di anonimo, asociale o comunque noioso all’apparenza, per vedere che cosa ne viene fuori poi, una specie di esperimento.

– Asociale e noioso?

– Non se la prenda, ma proprio l’aria intrigante alla James Bond deve ammettere che non ce l’ha. Pensi piuttosto che ho scelto proprio lei fra la moltitudine di gente che aspetta il treno, primo fra tutti!

L’uomo si guardò attorno, ma c’erano solo loro due nel raggio di trenta metri e tornò a guardare la ragazza con aria interrogativa.

– Dev’essere stata una scelta difficile.

– Molto difficile. Deve convenire che non è certo banale scegliere la prima cavia di un nuovo esperimento.

– Suppongo di no.

– Si sente quindi un pochino privilegiato? – azzardò la ragazza, sfoderando un sorriso a trentadue denti.

– Parecchio privilegiato, direi.

L’uomo percepì che qualcosa iniziava a sciogliersi dentro di lui, ma non capiva cosa.

– Ora cominciamo a ragionare. Senta, ma questa cosa dell’aspettare la biondona ha a che fare col treno per Torino?

– In realtà sono qui perché questo è il binario cinque.

– E quindi?

– E’ dove l’ho vista l’ultima volta.

– Non fa una piega.

– …

– E da quanto tempo frequenta tutto solo l’affollatissimo binario cinque?

– Da un paio d’anni, più o meno.

– Oh Cristo… non ho ancora deciso se lei è un romanticone o uno psicopatico.

– Le suggerirei la seconda.

– Sì ma non mi sembra che abbia addosso né coltelli né pistole per aspettare la sua vendetta, quindi mi tocca pensare che lei sia un banalissimo romanticone.

– Vendetta?

– Vendetta perché sei stato mollato su due piedi dalla biondona.

– Non sono stato mollato, l’ho vista solo quella volta.

– Oh santo cielo… e non pensi che sia il caso di lasciarla perdere e farti una vita?

– Non è così facile, non sono mai stato bravo a scrollarmi di dosso certe sensazioni, resta sempre qualcosa…

– Un po’ come fanno i cani bagnati, che provano a scrollarsi l’acqua di dosso ma restano comunque bagnati e puzzolenti.

– Un po’ come i cani sì. – ammise l’uomo, sorridendo un’altra volta. – Quanti anni hai, ragazzina?

– Che importanza ha? Comunque ne faccio venti a settembre… e poi cos’è sta storia della “ragazzina”?

– Scusami, non volevo offenderti, cercavo solo di inquadrarti meglio.

– Inquadrarmi meglio? Certo che sei strano forte te.

– Posso sapere almeno dove sei diretta?

– Torino, ovvio. Come mai tutta sta loquacità e tutta in una volta?

– Insegno fisica, sono abituato a raccogliere dati prima di prendere delle decisioni.

– E che tipo di decisioni devi prendere?

Solo in quel momento l’uomo si accorse che avevano iniziato a darsi del tu spontaneamente, non gli capitava da tempo.

– Stavo decidendo se salire o no su questo treno.

– E smettere di aspettare quindi?

– E smettere di aspettare, sì. – le rispose sorridendo per la terza volta.

– Bè, in questo caso avrai tutto il tempo per raccontarmi la tua storia. Il viaggio è lungo. – La ragazza afferrò la valigia e prese l’uomo sotto braccio con decisione, avviandosi verso i gradini della carrozza. Lui non oppose resistenza, si sentiva troppo leggero e inconsistente.

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