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Davide Morosinotto: “Pensate da professionisti. Andate in libreria e valutate chi potrebbe essere interessato al vostro romanzo nel cassetto”

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Davide Morosinotto è uno scrittore emergente che si muove nel fervido scenario del fantastico in Italia. Autore di libri per ragazzi, Davide ha percorso tutte le tappe obbligate di chi intende, con perseveranza, farsi conoscere.

Davide Morosinotto è uno scrittore emergente che si muove nel fervido scenario del fantastico in Italia. Autore di libri per ragazzi, Davide ha percorso tutte le tappe obbligate di chi intende, con perseveranza, farsi conoscere. Dai primi concorsi letterari alla pubblicazione dei suoi libri per i tipi di Piemme, Fanucci ed Einaudi di strada ne ha fatta. La vincita del concorso Mondadori Junior Award, con il romanzo “La corsa della Bilancia”, ha segnato la svolta. Al genere fantastico Davide ci è arrivato un po’ per caso, dopo i primi timidi esperimenti con un altro genere di romanzi, destinati ad un target di età maggiore. Lasciamo la parola a Davide che, tra un aneddoto e l’altro, dispensa alcuni consigli destinati a chi intende mettere alla prova le proprie abilità di scrittura.

Il panorama del genere fantastico a Bologna, città in cui vivi, è in fermento, e tu ne fai parte a pieno titolo. Sai dirci il perché di questo fenomeno?
Quello del fantastico per ragazzi è un genere che in effetti sta vivendo un buon momento, anche se non ho spiegazioni per il fenomeno. Va detto che noi italiani abbiamo sempre avuto una grandissima tradizione in questo campo, da Pinocchio ai romanzi di Calvino… Ed è un campo in cui, in questo periodo, l’Italia sta facendo scuola. Nel senso che molti libri nostrani vengono tradotti e pubblicati all’estero, dalla Cina al Brasile.

Ci racconti come sei approdato alla scrittura di libri per ragazzi?
Avevo scritto alcuni romanzi per adulti, ma devo dire che non erano granché e non sono mai stati pubblicati. Poi ho scoperto che le storie che avevo in mente potevano essere adatte per i ragazzi, ho provato a scrivere un libro e ho partecipato al concorso Mondadori Junior Award. Non avevo molte speranze, perché avevo già partecipato a numerosi premi letterari ma non avevo mai vinto, classificandomi sempre secondo o nella rosa dei finalisti. Con il Mondadori Junior è stato diverso e il romanzo “La corsa della bilancia” è stato pubblicato. Da allora ho incontrato altri scrittori che condividevano il mio amore per le storie, e abbiamo iniziato a lavorare insieme. Con Pierdomenico Baccalario, Mario Pasqualotto, Elena Peduzzi, Alessandro Gatti e tanti altri è iniziata una bella collaborazione che ormai dura da alcuni anni… Alla fine ci siamo anche dati un nome, gli “Immergenti”. Condividiamo le idee, leggiamo in anteprima le nostre storie, organizziamo cene: insomma, facciamo gioco di squadra.

Perché hai scelto il fantastico?
“Scelto” è una parola grossa. Ogni tanto mi vengono in mente delle storie, quelle che mi piacciono davvero le scrivo, e non mi preoccupo del genere a cui appartengono, se sono fantastiche o thriller o storie d’avventura. Cerco solo di scrivere le cose che mi divertono, e mi è capitato che fossero storie fantastiche. Forse perché è bello pensare che ci sia un po’ di magia nascosta dietro l’angolo della vita di tutti i giorni. E poi il mondo dei ragazzi è magico per definizione.

Come si presenta lo scenario del fantastico in Italia?
Secondo me si presenta bene, almeno per quanto riguarda la letteratura per ragazzi. Ci sono degli scrittori formidabili, come i miei amici Immergenti o ancora Guido Sgardoli o Beatrice Masini, che con un libro per ragazzi è arrivata in finale al premio Strega. In questo periodo l’editoria comincia a sentire la crisi e le nuove tecnologie stanno cambiando la professione in modo radicale. In uno scenario difficile, è bello vedere un settore che invece è in pieno sviluppo e riesce persino a uscire dai nostri confini per viaggiare nel resto del mondo.

Quale consiglio ti senti di dare a chi, determinato come te, vuole farsi conoscere?
Il trampolino di lancio della mia carriera è stato un concorso letterario a cui ho partecipato, indetto da Mondadori. Ma prima di giungere a questo traguardo, sono stato finalista al Premio Campiello Giovani, tra i vincitori del concorso Giallo Wave, e poi ancora finalista al premio Urania 2004. Per farla breve, dando per scontati i soliti consigli generici (e importantissimi) come “leggere molto” e “non arrendersi davanti alle difficoltà”, un consiglio serio che mi sento di dare è questo: cercate di pensare da professionisti. Andate in libreria, guardate quali libri pubblicano le diverse case editrici, valutate chi potrebbe essere interessato al vostro romanzo nel cassetto. Contrariamente a quello che si pensa di solito, tutti sono alla ricerca di nuovi autori e nuovi libri, la difficoltà è proporre un’idea originale e adatta a un preciso piano editoriale. Spedire un romanzo splatter a una casa editrice per ragazzi è solo una perdita di tempo, sia per voi che per gli editor che vi leggono, mentre magari un editore che si occupa di horror vi accoglierà a braccia aperte. Un altro buon consiglio è esercitarvi a raccontare a voce il vostro romanzo in meno di trenta secondi. Se in un tempo così breve riuscite lo stesso ad affascinare chi vi ascolta, allora è molto probabile che la vostra idea funzioni.

Spesso ti avvali di pseudonimi (David Carlyle e Jeremy Belpois); sono tuoi alter ego?
Una delle cose belle dei ragazzi è che non guardano mai il nome dell’autore in copertina. Proprio non lo leggono. E questo ci permette di sbizzarrirci anche con gli pseudonimi. Adesso per esempio sto scrivendo con Pierdomenico Baccalario e Sarah Rossi una serie di fantascienza umoristica intitolata “Dentiere spaziali”, che firmiamo con il nome di Jonathan Spock. Ci siamo anche divertiti a costruire una biografia fittizia di Spock, chi è e dove vive. Insomma, è un altro modo per giocare.

Nella tua ultima fatica, “Le repubbliche aeronautiche. In fuga da Venezia” (Piemme), i mari si prosciugano in seguito ad una magia. Si tratta di un triste monito per tutta l’umanità, attanagliata dal fenomeno della desertificazione?
La desertificazione è un tema delicato che ho pensato di lasciare al mio pseudonimo David Carlyle (autore di una serie di romanzi di fantascienza per giovani adulti, “Skyland”, che affronta proprio l’argomento di un mondo senza più acqua). “Le repubbliche aeronautiche” invece raccontano un’incredibile caccia al tesoro che si snoda per tutto il Mediterraneo nel pieno del Medioevo… Solo che, a causa di una magia, il mare è scomparso ed è stato sostituito dalle nuvole. “In fuga da Venezia” è il primo libro di quella che dovrebbe diventare una serie, per me è stata l’occasione per tuffarmi in un periodo storico davvero affascinante, tra pirati e alchimisti, dirigibili ante-litteram e galee volanti trainate dagli aironi. E poi si parla di una favolosa evasione dai Piombi, le prigioni di Palazzo Ducale a Venezia.

 

Di recente si è svolto il Festival Scriba a Bologna, una tre giorni intensa (16-18 novembre) dedicata alle scritture di mestiere a cui hai partecipato anche tu. Qual è stato il tuo intervento?
Il festival era dedicato al “mestiere di scrivere”, nel mio caso scrivere per ragazzi. Abbiamo fatto una bella chiacchierata insieme a Giovanni Francesio, direttore editoriale di Piemme, e al mio amico Mario Pasqualotto, autore di una serie di gialli per ragazzi di successo internazionale (moderatore d’eccezione, il bravissimo Stefano Bordiglioni). È stata l’occasione per svelare un po’ il dietro le quinte della scrittura per ragazzi, che nasconde molta passione ma richiede anche una parte di progettazione “a tavolino” e duro lavoro. Poi si è parlato di ebook, che di questi tempi è sempre un ottimo argomento per scaldare gli animi in sala.

Puoi svelarci in anteprima i progetti in cantiere?
Adesso sto lavorando al secondo volume delle “Repubbliche”, che sarà ambientato ad Amalfi. Nel frattempo insieme al mio amico Alessandro Gatti sto iniziando una nuova serie per ragazzi molto giovani che parlerà di una simpatica banda di mici detective. Poi, a essere sincero, ho qualche altra idea che mi frulla per la testa… Ma è ancora troppo presto per parlarne.

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