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Sono una cronista

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Scrivo ogni giorno perché sono una cronista e racconto le cose che vedo, quelle che sento, quelle che dichiarano o a volte bisbigliano protagonisti, comprimari e mezze cartucce...

Scrivo ogni giorno perché sono una cronista e racconto le cose che vedo, quelle che sento, quelle che dichiarano o a volte bisbigliano protagonisti, comprimari e mezze cartucce della politica, dentro i palazzi, nei salotti, davanti alle telecamere, ai microfoni, ai registratori, ai taccuini, anche se a me è sempre piaciuto di più raccontare quello che protagonisti, comprimari o mezze cartucce che siano, dicono dietro le macchine da presa, quando sono più sinceri, si slacciano la cravatta, abbassano le maschere, rilassano le mandibole, pensando forse che io possa essere un confessore, un amico, un complice e non sanno invece che io sono sempre e comunque una cronista, e quindi, per loro, un nemico, e che sentirmi cronista e quindi nemico mi piace, non rubo frasi, non rubo la loro fiducia, me la danno e basta e io me la prendo, anche se a volte, a casa, la sera, mi rendo conto che tutta quella realtà raccontata, virgolettata, spiegata, non mi basta, mi sta stretta, perché sarà pure tutto vero, ma a volte non è verosimile, sarà pure tutto molto serio, ma non arriva a toccarmi dentro e allora, in quei momenti, a casa, la sera, mio figlio mi chiede di raccontargli una storia, ”ma bella, mamma, quella con Gesù che incontra Peter Pan e insieme vanno dagli scagnozzi di re Giovanni e li ammazzano tutti”, quella lì, e allora bisogna inventare e giù con altre frasi e virgolette e mondi che non saranno quelli veri, ma stavolta almeno non rimangono in superficie, sui giornali non ci arrivano, ma molto più in fondo, nell’anima, o molto più in alto, vicino alle stelle, forse sì.

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