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Erano le 8 del mattino e la sveglia cominciò a suonare sul comodino vicino al letto. Sara la interruppe subito prima che il rumore cominciasse a darle troppo fastidio. I pensieri della giornata che stava per iniziare le invasero la mente, portandole quell’ansia che da tempo era diventata sua compagna.

Erano le 8 del mattino e la sveglia cominciò a suonare sul comodino vicino al letto.

Sara la interruppe subito prima che il rumore cominciasse a darle troppo fastidio.

I pensieri della giornata che stava per iniziare le invasero la mente, portandole quell’ansia che da tempo era diventata sua compagna.

Prima di uscire decise di prendere i calmanti che la madre nascondeva sotto il materasso, ma infilando la mano sotto il letto matrimoniale dei genitori sentì qualcosa di freddo e metallico, l’estrasse e si ritrovò tra le mani la piccola semiautomatica che il padre,il colonnello Valenti, aveva tenuto in casa.

Sara non si curò dell’ accaduto e ripose l’ arma dove l’ aveva trovata.Era troppo presa dalla volontà di uscire e recarsi al municipio per assistere alla premiazione di quella gara di poesia a cui sia lei sia Giulia avevano partecipato.

Quella era una delle poche cose che accomunasse le due ragazze, perché Giulia era autoritaria, decisamente carina, con dei capelli castani lisci mentre Sara era insicura,di carnagione molto chiara, magra e con la pelle ricoperta da una miriade di lentigini.

Mentre scendeva le scale che conducono alla libreria, Sara notò che il suo quaderno di bozze, a cui era molto legata, era aperto e non stava al centro della scrivania come lei era solita riporlo. Pensò che il padre avesse utilizzato quel tavolo per firmare le sue noiosissime pile di notifiche, verbali di perquisizioni e così via.

Incamminandosi verso il comune Sara vide a distanza un gruppo di persone disposte intorno al sindaco che stava per annunciare il vincitore di quella manifestazione di paese.

Distinse chiaramente l’annuncio: “Giulia De Paolis”!

Tutti cercarono il suo volto nella folla, mentre Sara aveva poggiato la mano sul muro e con l’altra prese una sigaretta dalla borsa e l’accese nervosamente.

Giulia raggiunse il cortile e tutti si complimentarono con lei per quel componimento intitolato “Destino”. A Sara sembrò una stranezza che entrambe le loro poesie avessero lo stesso titolo, ma il destino è destino, si disse e per quanto le fu possibile si complimentò con la vincitrice stringendole dolcemente la mano, sorridendole con disincanto. Fu allora che Giulia avvicinò le sue labbra all’orecchio di Sara e con fare indisponente le confidò: “E’ anche grazie a te che ho vinto!”

Il dubbio che si insinuò nella mente di Sara divenne certezza quando il sindaco indossata la striscia tricolore consegnò a Giulia la stele su cui un abile artigiano del luogo aveva inciso la poesia vincente.

Sara ne lesse appena un verso e poi scappò via dal cortile in cui veniva servito il buffet. Istintivamente girò il volto verso quel vociare di gente e vide il sorriso di Giulia stampato, immobile.

Salita nella sua camera al secondo piano mise la testa fra le mani, era sopraffatta dal pianto e dal rancore.

Trascorse mezzora poggiando i gomiti davanti alla finestra, fissando lo sguardo nel nulla.

Fu allora che gli occhi vitrei di Sara ripresero vita e divennero colmi di odio nel ripensare a ciò che le era accaduto.

Seppe subito che avrebbe dovuto fare qualcosa, ma non riusciva a trovare nulla che riuscisse ad accontentarla.

Ma in un lampo si ricordò di ciò che poco tempo addietro aveva visto nella stanza dei suoi genitori e corse per prendere l’ arma.

L’idea di sparare a Giulia, dopo un po’ cominciò a sembrarle assurda, eppure doveva punirla. Era scesa in strada e si immaginava di vederla arrivare felice dopo la premiazione. Se passa di qui, si disse…

E Giulia arrivò con lo stesso sorriso di prima.

Sara con determinazione strinse l’ impugnatura della pistola mentre con l’ altra mano chiuse con forza il pugno.

Esplose il colpo ma il rinculo le scagliò via l’ arma dalla mano e il proiettile sfiorò la parte superiore della guancia di Giulia e le tranciò di netto l’ orecchio sinistro.

Giulia cadde al suolo come svenuta e, dopo un istante, cominciò a urlare con tutta la forza che aveva in corpo. Ma Sara non aveva paura anzi provò una strana sensazione di pace e, deglutendo, pensò che in fondo era destino.

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