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Solo una donna

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In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, tenutasi il 25 novembre 2012, abbiamo incontrato Una donna, per conoscere cosa pensano le vittime di un crimine che purtroppo si compie ogni giorno.

In occasione della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, tenutasi il 25 novembre 2012, abbiamo incontrato Una donna, per conoscere cosa pensano le vittime di un crimine che purtroppo si compie ogni giorno.

 

Innanzitutto la ringrazio per averci ricevuto ed inizio con domandarle, perché ha scelto questo nome: “Una donna”?

Perché sono solo una donna, una qualunque, con gli stessi vestiti, con lo stesso taglio di capelli, lo stesso lavoro di molte altre.

 

Eppure lei è qui a raccontarci una storia, la sua. Questo non la rende di diritto La donna?

La mia storia ripercorre quella di molte. Ho subito violenza all’età di 18 anni da parte di un amico dei miei genitori, è successo più di una volta, ma non mi sono mai fermata a quei giorni, sono andata avanti e oggi sono qua. Purtroppo la vita alle volte ti pone di fronte a difficoltà, a crudeltà che non puoi controllare ed è giusto che chi ha più bisogno di raccontare condivida questa realtà con quanti hanno voglia di ascoltare, con chi ha la sensibilità di prestare attenzione.

 

Lei è quindi la voce di 6 milioni e 743 mila donne che hanno subito violenza fisica e sessuale, di 3 milioni di quelle che hanno subito aggressioni durante una relazione o dopo averla troncata. Questi dati impressionanti ci spingono a chiederle perché 1 donna su 3 non denuncia il suo aggressore?

Si crea una forma di complicità. E credo che questa sia l’astuzia più perversa del carnefice. Crea con la vittima una relazione e fa in modo che si senta in colpa, partecipe di una violenza, una crudeltà; e la costringe quindi a non parlare. Questa è certamente una strategia molto astuta, perché chi si sente parte di un gioco, tenderà a non denunciare; perché è come un gioco al massacro, sadico mi rendo conto, ma inevitabile…

 

E lei ha denunciato?

Dalla naturalezza con la quale le ho appena risposto, credevo avrebbe colto… comunque per chiarezza: no, io non ho denunciato.

 

Se tornasse indietro? Lo farebbe?

Spesso mi dico che ce l’avrei fatta, che avrei parlato, ma la realtà è che la denuncia avrebbe reso tutto più difficile, avrebbe portato tante domande alle quali non avevo e non ho risposte; e probabilmente non avrei sopportato gli sguardi, come quelli che si rivolgono ai diversi, eppure questa è una realtà più comune di quanto si possa pensare.

 

È rimasta colpita positivamente dalla decisione di imporre una giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne?

Potrà sembrarle strano ma questa decisione, presa nell’ormai lontano 1999 dall’Assemblea

Generale dell’ONU, non mi rese affatto contenta. In primo luogo perché mi ha aperto gli occhi su di un problema che si sta diffondendo come un’epidemia, basti pensare che sono oltre 100 le morti all’anno per violenza; ed in secondo luogo perché credo che non debba esistere una ricorrenza per  ricordare quanto orribile possa essere l’uomo, l’essere che si ritiene superiore a tutti gli altri animali per quella coscienza che, il più delle volte dimentica di avere. Non ne sono stata felice, anzi trovo alquanto triste la necessità di una giornata contro la violenza. Ogni giorni è un buon giorno per non commettere una crudeltà del genere.

 

Si sente di dare un consiglio alle donne che hanno affrontato e che affrontano tutt’ora la sua stessa situazione?

Gli auguro di avere il coraggio di scappare; gli auguro di dimenticare e di avere la forza di essere di nuovo felice, perché è davvero una bella sensazione.

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