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Giardino d’inverno

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Laura stava decidendo di chiudere quella storia, ma non sapeva come. Non era più innamorata e non voleva innamorarsi mai più, sentiva il bisogno di chiudersi in un bozzolo e stare da sola, forse per sempre.

Laura stava decidendo di chiudere quella storia, ma non sapeva come. Non era più innamorata e non voleva innamorarsi mai più, sentiva il bisogno di chiudersi in un bozzolo e stare da sola, forse per sempre. Con questi pensieri nella testa passò davanti a un chiosco di fiori, guardò dentro e vide la fioraia che le faceva segno di entrare. Laura entrò e fu investita dal caldo umido del chiosco che appannava i vetri. I rumori della strada arrivavano attutiti e il profumo dei fiori era così denso da farle male alla testa. Per un attimo ebbe la sensazione di essere risucchiata da quel profumo. La fioraia la accolse con un sorriso, la invitò a togliersi la giacca e a sedersi. Le fece i complimenti per il suo vestito rosso e le offrì delle caramelle al miele che teneva sul tavolo. Erano proprio quelle che le piacevano tanto da bambina.
Chiacchierarono a lungo mentre la fioraia confezionava mazzi di fiori scegliendoli per sfumatura, grandezza e profumo. Laura si lasciò catturare da quell’atmosfera e parlava, ascoltava e rispondeva alla fioraia come in trance. Su uno scaffale vide delle palle di vetro con la neve. Nelle più vecchie l’acqua era torbida e i paesaggi sbiaditi. Alcune erano bellissime e al posto della neve c’erano dei lustrini che riflettevano luce e colori e le figurine all’interno sembravano vive. In altre, se scosse, tanti uccellini prendevano il volo. Ce n’erano anche di malinconiche. Una in particolare era struggente: un giardino invernale con la neve, gli alberi spogli e una panchina vuota.
Il bouquet che le avevano ordinato era pronto e la fioraia doveva andare a consegnarlo. Chiese a Laura di aspettarla perché sarebbe tornata presto. Laura aprì la porta che si richiuse alle spalle della fioraia con uno scatto metallico, poi si mise a giocherellare con le palle di vetro agitandole. Il mondo nelle bolle di vetro prese vita: ci fu un turbinio di neve, lustrini e voli di uccelli. Solo nella bolla con il giardino invernale non si mosse nulla, era troppo vuota perché accadesse qualcosa. La neve sembrava gelata. Laura si sedette e la poggiò davanti a sé. Tenendo i gomiti piantati sul tavolo e la faccia affondata fra le mani, la fissava. Sentiva di nuovo i pensieri nella testa come presenze pesanti e si mise a parlare ad alta voce senza rendersene conto. Dopo un po’ si scosse, quanto tempo era passato? Non lo sapeva, ma fuori era buio e cominciò a sentirsi a disagio. La prese una specie di inquietudine, le sembrava di percepire il respiro delle piante e l’umidità era diventata insopportabile. Decise di andare via, avrebbe scritto un biglietto alla fioraia e sarebbe ripassata l’indomani. Scartò una caramella e stava per prendere la penna quando si accorse che qualcosa non andava. Aveva la sensazione che lo spazio intorno si fosse ridotto e faticava a respirare. Si alzò, andò alla porta, ma non riuscì a trovare la maniglia. Anzi, la porta non c’era più.
Laura cominciò a battere i pugni contro il vetro per attirare l’attenzione della gente in strada, ma l’unica cosa che riuscì a ottenere fu di sollevare la neve depositata in terra. Si agitò sempre più provocando una vera tempesta. Salì sulla panchina muovendo freneticamente le braccia verso l’alto, forse così qualcuno l’avrebbe notata. Cominciò a gridare, la voce però tornava indietro come un’eco breve. Stremata, si sedette sulla panchina. La fioraia sarebbe tornata, avrebbe aperto la porta e tutto sarebbe stato di nuovo come prima, pensò per farsi coraggio. Tutto come prima.
Quando la fioraia tornò prese la giacca della donna dalla spalliera della sedia, la piegò con cura e la ripose in un piccolo armadio insieme ad altre giacche, alcune decisamente fuori moda. Poi guardò dentro la palla di vetro con il giardino invernale. La figurina vestita di rosso era seduta al centro della panchina con le gambe distese e le mani incrociate dietro la nuca. Dette due piccoli colpi con l’unghia contro il vetro e guardò all’interno. La donnina vestita di rosso non si mosse. La fioraia allora prese la bolla di vetro e la sistemò sullo scaffale accanto alle altre.

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