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Il mio corpo è mio

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Sei mai stato innamorato? Che domanda, veramente non lo so, credo di si. Ma a pensarci bene non so se era amore. Allora era …

Sei mai stato innamorato?

Che domanda, veramente non lo so, credo di si. Ma a pensarci bene non so se era amore. Allora era … mi sembrava amore, ora sarebbe una sorta di straordinaria follia o fragrante innocenza e poi squallida convivenza, fa pure rima toh, ma che t’importa scusa, perché tu sai bene cos’è l’amore? Tu sei di quelli che loro sì, sono stati innamorati.

-Ehi calmati, ti ho solo fatto una domanda, guarda che puoi anche non rispondere.

Teddy infilò la mano nella sacca a tracolla. Cercava qualcosa di ben nascosto, frugando negli angoli e scavando ancora oltre, come la sacca possedesse un secondo fondo. Rovistò per un po’. Ne trasse un chewingum che mise in bocca e lo offrì. – No grazie non ne ho voglia.  Lo schiacciò bene sotto i denti risucchiando dentro la saliva. Ogni colpo sembrava un’aggressione alle gengive e mandava in soprassalto il palato e i molari.

Jimmi si voltò di scatto, mollò la mano che stava stringendo il suo pene, gli posò le labbra sul viso. Provò a sentirne l’odore ma non gli arrivò nulla. Il volto rasato, liscio, spigoloso, gli occhi chiusi. La mandibola impegnata nel risucchio meccanico del chewingum. Gli posò le labbra sulle labbra sfiorandole appena. Una ragazza una volta gliel’aveva fatto, proprio così, e gli era piaciuto. Aveva ancora la sensazione morbida di quelle labbra che sfioravano le sue. Ora stava ripetendo quel movimento. Avvertì un fremito simile ad un brivido dall’altra parte. Quello si ritrasse.

– Ehi, così mi fai il solletico ai peli del naso. Jimmy sentì il brivido sulle labbra dell‘altro, sentì il ghiaccio sotto la pelle asciutta secca dove le sua pelle avrebbe potuto ferirsi nell’attesa del bacio. Pensò alle dita incollate sul ghiaccio del freezer quando voleva estrarne un cubetto. Allontanò di scatto il volto con una  tensione della testa, l’altro gliel’afferrò all’altezza della nuca e gliela tirò giù. Lo sguardo vitreo degli occhi azzurri di Teddy si impresse nei suoi, un lasso di tempo paragonabile a un lampo, un’accetta che arriva giù e taglia fuori dal campo visivo la tua speranza la tua illusione la tua idea dell’amore.

Jimmi si sentiva delicato e inadeguato, l’altro lui sì, ci sapeva fare, deciso nei no, predisposto a prendersi dalla vita quello che gli piaceva senza perdere tempo in preamboli e chiacchiere inutili. – Non sai chiedere le cose nel modo giusto, devi prenderle e basta. Teddy era così senza mezzi termini.

I due si erano trasferiti dalla provincia di Milano a quella di Grosseto, dove lo zio di Teddy aveva un’azienda agricola.

– Domani andiamo al mulino, vedrai sarà divertente, gli aveva detto un giorno Teddy. Il mulino era la parte più lontana dal centro abitato. Avevano preso la macchina e percorso in salita una serie di curve, dalla Sgrulla verso Manciano, un caffè nel bar lungo il percorso e poi di nuovo in macchina. – Ehi vai piano, lo sai mi danno noia le curve. Teddy guidava a velocità ed era sempre divertito dai disagi di Jimmy che continuava ad aprire e chiudere il finestrino dell’auto per interrompere il conato alla bocca dello stomaco. In quaranta minuti di minuziosa tortura erano arrivati al mulino. Il fattore, un uomo robusto e gentile gli occhi grandi che ruotava quasi a fatica, quasi dovesse reggere il mondo intero anche solo guardando un oggetto, li portò in ufficio dove Teddy avrebbe controllato la contabilità, gli indicò la stanza che aveva preparato per loro nella dependance della casa, gli ricordò che per il caffè c’era la figlia in cucina che avrebbe provveduto e sparì nel nulla perché le cose da fare al mulino erano tante e di lì a poco avrebbero dovuto tirar giù i covoni di fieno, un lavoro lungo ed impegnativo.

Teddy ringraziò, Jimmy accennò un sorriso che il residuo gastrico dell’ultimo spasmo gli trasformò in smorfia.

– Cos’è non sai più sorridere alla vita? Non ti piace tutto questo?

– No è che …

– Se cominci una frase con no è no, non hai più scuse né repliche

– Senti tutte quelle curve, lo sai mi danno fastidio

– Cos’è non sai parlare? Potevi dirlo mi sarei fermato. Ora andiamo a riposare, vedrai ti riprenderai

– Figurati, già sto meglio

– Meglio così. Potremmo divertirci un po’. Vedrai ti piacerà.

Terminati i controlli di contabilità i due si diressero alla dependance. Teddy prima di andarci era passato dalla cucina per chiedere a Lisa, la figlia del fattore, di portargli in camera il caffè e la torta alle nocciole appena sfornata.

– Preparati, oggi potrai apprendere come utilizzare al meglio la stupidità femminile, soprattutto quella delle donnicciole di campagna

– Vale a dire?

– La tua ingenuità a volte sa di falso più di quella di una donna. Comunque guarda e impara come si fa con le donne.

Lisa, una ragazza semplice, il viso lavato e liscio, gli occhi color lavanda, esile nella corporatura ma con grandi seni ben coperti dalla camicia a quadretti che pure lasciava intravedere un’attaccatura morbida e generosa, dove anche le manine di un bimbetto di pochi anni sarebbero andate a poggiarsi  a toccare a cercare. La ragazza era entrata, aveva poggiato il vassoio sul tavolino, al lato del letto dove Teddy semisdraiato e poggiato sul gomito reggeva Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde e forse lo stava anche leggendo. Tina Tarner urlava dalla radio la sua The best. Teddy abbasso il libro, allungò il braccio libero verso Lisa le agganciò i capelli facendoli scivolare nelle dita aperte a ventaglio glieli afferrò all’altezza della nuca tirandola a sé con delicatezza e avvicinando il suo volto a quello della ragazza. – Io veramente … – Tu veramente devi fare solo quello che ti piace, vedrai ti piacerà

Dopo una serie di convenevoli e di sì ma, la ragazza si fece convincere spogliare tastare e quant’altro.

Teddy era abile. Jimmy guardava incredulo e seguiva o meglio spesso eseguiva gli ordini che l’altro gli dava facendoli passare per desideri inespressi dalla sua mente bloccata, così li ripeteva con sguardo vitreo e tono deciso.

Il gioco andò avanti per un po’. La ragazza sembrava divertita e rilassata, sorrideva. Jimmi sentiva crescere una sorta di eccitazione sinistra che nella mente dell’amico poteva trasformarsi in diavoleria improvvisa, lo sapeva aveva capito come funzionava. Teddy si divincolo’ dalla ragazza si sporse dal letto e ando’ a frugare nella sacca, in fondo ancora più in fondo. Il solito cazzo di chewingum penso’ Jimmy. L’altro riemerse con un coltellino tra le dita che aprì con scatto abile e puntò con rapidità al collo di Lisa. Quella rideva non si era resa conto di nulla fino a quando non le mise la lama fredda e dura sulle labbra. Il tempo di aprire gli occhi che in pochi attimi erano il fotogramma ripetuto di stupore paura terrore. Il volto pallido alla minaccia di Teddy – Se urli sei finita. Girati puttana. Jimmy preparati fagli sentire cosa sai fare. Quella era immobile sembrava non respirare, Teddy le mise gli slip in bocca per non farla urlare e le legò le mani dietro la schiena con la cinta dell’accappatoio. Una scena da film, pensò Jimmy, avrebbe anche potuto essere un gioco erotico divertente ma Teddy aveva addosso un’eccitazione malsana, sembrava sotto l’effetto di una droga. Jimmy si ricordò di un racconto di Teddy dove questo diceva di aver fatto uso di sostanze per eccitarsi, ma in fin dei conti non ci aveva creduto, gli era sembrata una spavalderia dell’amico per fare colpo su di lui. Ora il colpo c’era, e anche il corpo nudo e indifeso della ragazza. Forse era ancora vergine o forse no ed obbligarla ad un rapporto anale contro la sua volontà, magari ci sarebbe stata pure ma così. Certo Jimmy non poteva ora andare lì a chiedere-Mi scusi signorina ma se glielo ficco dietro le può piacere, pensa di sì perché se sì io vado se no possiamo fare altro. Che stupidità perché ora divagava, cercava una via d’uscita e non ne trovava. L’altro cominciò ad urlargli che doveva far presto che doveva farsela, quella si dimenava come poteva.

– Lasciala, lasciala in pace, andiamo via. Jimmy non riusciva a capire da dove gli era venuta quella decisione e le parole gli rimbombavano nelle orecchie come se a pronunciarle fosse stato un altro e l’eco continuava a battere nel suo petto

– Ho detto lasciala, mi hai sentito?

L’altro con gli occhi pieni di furore mollò la ragazza legata e imbavagliata, tirandosela dietro per le caviglie strette dalla morsa della sua mano ossuta. Con la mano libera puntò il coltello verso Jimmy

– Se non vuoi fare la sua stessa fine ora devi fartela e sbrigati perché sto perdendo la pazienza.

Jimmy tirò un respiro profondo, roteò lo sguardo nella stanza. Fuori dalla finestra una calda giornata d’estate continuava il suo ritmo normale, si intuiva il verde dell‘enorme quercia, un profumo di cucina di forno, vide il sorriso dimesso e triste di sua madre, gli occhi assenti del padre. Il suono dei grilli e delle cicale era assordante come lo è in maremma d’estate. Avrebbe potuto essere la sua ultima estate, gli ultimi attimi della sua vita: morto in una cascina nella campagna del grossetano, morto per mano dell’amico drogato. Non avrebbe danneggiato il corpo di quell’ingenua ragazza, questo lo sapeva, certo che morire per così poco. Sentì l’assurdità di tutto ciò. Il giorno prima era andato a correre, cosa che non faceva da quand’era bambino, aveva cominciato camminando, poi un po’ più svelto, certo si stancava aveva il fiatone -Coglione, fumi pure, s’era detto. Poi all’improvviso aveva cominciato a correre, aveva provato a scattare e c’era riuscito, l’aveva riprovato e ci riusciva, per ben tre volte gli era venuto uno scatto con corsa  e poi corsa e corsa ancora, proprio come quando tiri una fionda e parte il sasso. -Sento che il mio corpo è mio, s’era detto, – il mio corpo è mio, l’aveva anche scritto su un foglio di carta, non voleva dimenticarlo.  In altri tempi avrebbe pensato – Il mio corpo è mio, ma per farne cosa? Ora sentiva chiaramente ed in modo forte che il suo corpo era suo e basta anche se non ne avrebbe fatto nulla. La sacralità era nel suo corpo nelle sue cellule nella sua mente in tutto il suo essere ora ne era certo e non si sarebbe macchiato di tanto orrore.

Tirò un respiro profondo.

–      Lasciala – disse.

C’era una tale decisione nelle sue parole che Teddy sembrò impietrito.

–      Via – disse – stavo scherzando, lo sai che non mi piacciono le donne.

Mentre la ragazza ne approfittava per trascinarsi fuori, Jimmy rimase a lungo con lo sguardo fisso sull’altro. Poi anche lui se ne andò.

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