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L’hotel di Ischia

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All’inizio di novembre mi trovavo nella hall di un elegante albergo di Ischia. Quegli alberghi forniti di ogni comfort per usufruire delle acque salubri dell’isola. Io invece ero lì...

All’inizio di novembre mi trovavo nella hall di un elegante albergo di Ischia. Quegli alberghi forniti di ogni comfort per usufruire delle acque salubri dell’isola. Io invece ero lì per un seminario. Mi ero scelta una comoda poltrona vicino all’entrata per aspettare un’amica.

La porta d’ingresso dell’hotel era tutta in vetro, con delle pesanti maniglie in legno. Accanto alla porta, quel giorno, c’era una certo trambusto. Si stava cercando di risolvere un problema e per questo si erano mobilitati il direttore dell’albergo, la segretaria e un operaio che chiamavano Peppino e che avrebbe dovuto effettuare il lavoro.

Il problema, segnalato dalla Reception, era che alcuni clienti non imbroccavano mai il verso giusto della porta; la spingevano se dovevano tirarla e la tiravano quando dovevano spingerla. La Direzione allora aveva deciso di mettere delle targhette accanto alle maniglie: PUSH e PULL.

La mia amica era in ritardo e ho potuto assistere all’intera scena dell’organizzazione del lavoro.

Il direttore e la segretaria dapprima hanno fatto alcune prove per decidere a che altezza andavano messe le indicazioni. Peppino posizionava la targhetta, loro si allontanavano di qualche passo per vedere meglio e davano istruzioni: “Più sù, più sù…nooo troppo! Scendi…scendi ancora…”. L’operaio le spostava seguendo le indicazioni di uno o dell’altra. Quando la decisione sembrava presa si assicuravano che lui, l’operaio, avesse capito. Lui annuiva ogni volta, senza parlare, chinava solo leggermente il capo, lo sguardo però a poco a poco si faceva insofferente.

Decisa l’altezza, si doveva stabilire dove andava PUSH e dove PULL. Uno spingeva la porta e l’altra indicava la targhetta, mentre entrambi ripetevano “push, push” con toni via via più familiari, poi guardavano Peppino chiedendo “Capito?”. E lui annuiva. Poi il trio si spostava dall’altra parte e l’operazione veniva ripetuta tirando la porta e ripetendo “pull, pull…”. Infine c’è stata la prova generale e hanno chiesto a Peppino di mostrare come andavano piazzate le targhe, volevano essere certi che avesse capito.

Le prove erano andate bene, ma la segretaria non tranquilla aggiunse: “…sono parole inglesi…non ti sbagliare”.

Allora all’improvviso Peppino sbottò e, sintetizzando con sorprendente precisione tutte le istruzioni ricevute, disse :

“Signó, ma che ci vuole: PUSHALLÁ e PULLACCÁ!”.

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