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Osvaldo, i pannolini e il fratello della mia vicina di casa

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Osvaldo ha appena chiamato l’ascensore, quando la porta della mia vicina, Ilaria, una graziosa trentenne, single e madre di un bambino di circa un anno, si apre.

 

Osvaldo ha appena chiamato l’ascensore, quando la porta della mia vicina, Ilaria, una graziosa trentenne, single e madre di un bambino di circa un anno, si apre. Sulla soglia però non appare lei, ma un ragazzo molto alto, magro, anche lui sui trent’anni. La sua faccia è disperata e sudata; e tiene in braccio, senza pannolino, il bimbo in questione.

– Ciao ragazzi – ci fa restando sulla soglia, mi chiamo Luca e sono il fratello di Ilaria – per caso uno di voi due è capace a mettere i pannolini ai bambini?

– Scusa ma Ilaria? – gli chiedo.

– E’ uscita a fare la spesa. La stronza m’aveva detto una mezz’oretta ma è già un’ora che sta fuori. Io qualche minuto fa ho iniziato a sentire una puzza assurda e mi sono accorto che veniva dal sedere de ‘sta peste di mio nipote così…d’istinto…come uno stupido sono andato a togliergli il pannolino senza pensare che poi non sarei stato assolutamente in grado di mettergliene uno nuovo! L’ho anche dovuto lavare! Uno schifo!

– Chiamala no? – continuo io.

– Non posso! C’ho il cellulare morto e Ilaria non c’ha il telefono fisso! Comunque, qualcuno di voi due è in grado di mettere ‘sto pannolino o no?

– No io no mi dispiace – faccio io – e poi stiamo uscendo e andiamo anche di fretta…

– IL PANNOLINO! – interviene a quel punto Osvaldo a voce alta, rivolgendosi al ragazzo – Ma tu lo sai che questo indumento intimo con meravigliose proprietà assorbenti si presume lo abbia inventato un certo francese di nome Elias Nannelouis? Anche se ancora oggi, come vero papà del pannolino, è riconosciuto universalmente l’americano Victor Mills?

Ecco qua, penso sbuffando, è partito!

– E lo sai che durante il medioevo venivano usate delle lunghe strisce di lino, da qui appunto il nome panno – lino, mantenute intorno al bacino con una spilla da balia? E che avevano varie forme? A triangolo con rinforzo in spugna, a forma quadrata o rettangolare con rinforzo in flanella, in maglina a costine con due lacci per legarli, quest’ultimi detti anche Cripà? Eh? Lo sai questo?

Il fratello di Ilaria lo guarda in malo modo.

– No – gli fa gelido – quello che voglio sapere è solo se sei in grado di mettere un pannolino. Lui m’ha già detto di no, tu?

– No neanche io – gli risponde Osvaldo – però sono in grado di dirti un’altra cosa – aggiunge iniziando a ridere di gusto – ed è che il bamboccio t’ha appena ricacato sui pantaloni.

Il fratello di Ilaria abbassa lo sguardo, e quando vede quello che c’è sulla gamba destra dei suoi jeans il volto gli si fa rosso di rabbia.

– Lo trovi divertente? – dice ad Osvaldo rialzando gli occhi, con un timbro di voce e un’espressione sul volto che fanno a dir poco terrore.

– Sì molto, scusami ma è la verità.

In quel momento, fortunatamente, arriva l’ascensore, e senza perdere tempo ci infilo dentro Osvaldo, saluto con voce tremante e ossequiosa il fratello di Ilaria, entro anch’io e spingo piano terra.

– Hai visto come mi guardava incazzato? – mi fa mentre scendiamo, continuando a ridere e ad asciugarsi le lacrime.

– Se fossi in te non me la riderei lo sai Osva’? – gli faccio io.

– Perché?

– Perchè Ilaria un giorno m’ha detto che ha un fratello che è un pugile professionista molto bravo, e nell’ambiente anche piuttosto quotato.

Il riso dal volto di Osvaldo a quel punto sparisce lentamente, ridiventando serio e sbiancando anche un po’.

– Pugile? Ma l’ho visto così magrolino? – dice a mezza bocca.

– E che vuoi, a volte l’apparenza inganna amico mio.

– Vabbè… – mugugna – magari Ilaria ha più di un fratello e non è lui il…

– Lo spero per te – lo interrompo dandogli una pacca sulla spalla – e comunque – concludo, e questa volta inizo a ridere io di gusto – se prima di andare al cinema vuoi passare in farmacia a comprarti dei pannolini per me non c’è problema.

Il volto del mio amico saputello resta impassibile.

– Ti credi divertente? – mi fa piuttosto agitato.

Rispondergli mi viene facile:

– Com’è che hai detto poco fa al tuo probabile futuro carnefice? Sì molto, scusami ma è la verità.

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