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Salone del Gusto e Terra Madre

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Lunedì 29 ottobre si è conclusa al Lingotto Fiere di Torino, l’edizione 2012 del Salone del Gusto e Terra Madre.

Lunedì 29 ottobre si è conclusa al Lingotto Fiere di Torino, l’edizione 2012 del Salone del Gusto e Terra Madre. Per la prima volta le due manifestazioni sono state presentate in maniera congiunta ed è stata una grande festa di culture, gusti, profumi e colori.

 

Il presidente di Slow Food, Carlo Petrini, in occasione dell’inaugurazione, ha ricordato come nel lontano 1996, alla prima edizione del Salone, c’era chi parlava di “capriccio di nicchia”. Oggi invece i numeri ci parlano di grande successo internazionale.

 

100 i paesi rappresentati, provenienti da ogni parte del globo. 220.000 i visitatori, 10% in più dell’edizione precedente. Diecimila i produttori coinvolti. Si tratta degli operatori internazionali dei 400 Presìdi Slow food attivi in oltre 50 paesi.

 

Ma cosa sono i Presìdi Slow Food? Affinché si crei un Presìdio Slow Food occorre che un prodotto sia legato al territorio d’origine e contenga una specifica qualità organolettica. Tuttavia l’aspetto più importante del Presìdio, e forse anche il più noto, è quello del recupero di un prodotto, o di un sistema di lavorazione artigianale, che si trova a rischio estinzione, intervenendo con un’azione di sostegno e di valorizzazione. Slow Food di prodotti ne ha salvati tanti. 224 i Presìdi solo in Italia.

 

Tanti gli argomenti e gli interventi interessanti del Salone.  Ad esempio l’incontro con Vandana Shiva che mette in guardia sul rischio dei brevetti delle sementi. Nel suo intervento afferma che occorre “lottare contro le industrie che, attraverso i brevetti, vogliono possedere la vita…” e ancora: “…Ma da quando si inventa la vita? Loro non hanno inventato nulla, hanno solo modificato dei geni e li hanno registrati. Se i governi del mondo non hanno fatto niente per impedire tale scempio, dobbiamo attivarci noi, non possiamo stare in silenzio”.

 

Uno dei punti di maggiore attrazione del Salone, è stato il magnifico orto costruito in omaggio al continente africano e che ha suscitato l’interesse e l’ammirazione di molti visitatori. Una superficie di ben 400 metri quadrati, proprio al centro del Salone, colma di ogni tipo di pianta e ortaggi. Una grande impresa per testimoniarne una ben più ardua: il progetto Slow Food Mille Orti in Africa. Il progetto si propone di arrivare a costruire 1000 orti nelle scuole, nei villaggi e nelle periferie delle città di 25 paesi africani.

Slow Food sta raccogliendo i fondi necessari alla realizzazione degli orti. Fino ad oggi ne sono stati costruiti 677.

 

Stimolante l’intervento di Carlo Petrini, sempre pronto a promuovere nuove e coraggiose imprese, come quella urgentissima per salvare l’Africa dal land grabbing, una forma di neocolonialismo ancora più spietato e violento del precedente, che costringe gli africani ad emigrare perché gli hanno levato la terra. Sono già 80 milioni gli ettari che sono stati portati via a contadini e pastori africani.

Nel suo discorso ribadisce anche il significato politico, più che folkloristico, di Terra Madre e invita ad occuparsi del cibo perché ciò “significa prendersi cura del pianeta e di tutti i viventi, significa occuparsi del bene comune e avere coscienza di appartenere a una rete…”

Ma afferma anche che “I nuovi confini della polis contemporanea non sono più quelli di città e nazioni, la nuova polis è l’universo, per questo è necessario stare insieme e porsi come obiettivo la crescita. Ma attenzione, non la crescita economico finanziaria espressa dal prodotto interno lordo, ma la crescita delle comunità, della cultura e della felicità collettiva. Tutto questo è politica e voi dovete esserne coscienti: in qualsiasi sperduto angolo del pianeta viviate, voi realizzate la politica più forte e bella e ricordatevi che non siete soli, mai. Questa è la vera politica. La crisi che ci attanaglia non sarà facile, ci vuole lucidità e chiarezza, essa ci obbliga a rallentare e a riflettere.”

 

Quando venerdì scorso, in una grigia mattinata autunnale, dopo una lunga coda sotto la pioggia, sono entrata nel Salone, ero piuttosto sfiduciata. Inoltre avevo un brutto raffreddore che mi faceva rintronare la testa. Non proprio la situazione ideale per una giornata in fiera.

Eppure il miracolo è avvenuto quasi subito. Al raffreddore non ho più pensato e uno strano entusiasmo ha sostituito il malumore. Sarà stato quel gran movimento di popoli e culture, i tanti colori e i profumi dei cibi esposti, l’allegria dei costumi, gli sguardi fiduciosi dei partecipanti venuti da ogni angolo della terra, l’entusiasmo dei visitatori, e magari l’assaggio di qualche buon vino… Fatto sta che a fine giornata mi sentivo stanca, ma in pace. Mi sembrava davvero che un altro mondo è possibile e, anche se lento e pieno di ostacoli, il cammino è iniziato ed è impossibile arrestarlo.

Grazie a tutti coloro che hanno contribuito all’organizzazione del Salone e un grazie speciale a Carlin.

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