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60 anni di moda in mostra alla Centrale Montemartini

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A che punto era la moda italiana nel 1951 e, soprattutto, dove poteva arrivare? Questo si chiedeva il Marchese Giovan Battista Giorgini, imprenditore italiano...

A che punto era la moda italiana nel 1951 e, soprattutto, dove poteva arrivare? Questo si chiedeva il Marchese Giovan Battista Giorgini, imprenditore italiano di successo, che proprio il 12 febbraio di quello stesso anno organizzò nella sua casa di Firenze il “First Italian High Fashion Show”.

Ad aderire furono alcuni dei maggiori talenti dell’epoca, di cui facevano parte le Sorelle Fontana e il Marchese Emilio Pucci. Fu il primo di tanti successi; già l’anno seguente il mondo delle grandi firme italiane debuttava a Palazzo Pitti, mentre il Marchese Giorgini era impegnato a scovare nuovi talenti che rispondevano ai nomi di Valentino e Krizia. Per rivivere l’estro di quegli anni e per ripercorrere tutto quello che ne è seguito, la Centrale Montemartini ha dedicato un’esposizione ai “60 anni del Made in Italy”.

© Simone Santinelli

Due piani dedicati al meglio della moda del nostro paese, con gli abiti che abbiamo visto e sognato attraverso il cinema, la televisione e le riviste patinate. Ad aprire la mostra è un abito che Gianfranco Ferrè ha disegnato per la collezione del 2005-2006, nero e con una gonna in pizzo plissettata che non passa inosservata.  Dei primi talenti, quelli riuniti dal Marchese, spicca un vestito di Pucci, vivace e colorato come solo le sue fantasie sanno essere, che risale alla collezione del 1967; un lungo abito bianco delle Sorelle Fontana, indossato da Ava Gardner ne “La contessa scalza” e un Krizia dorato ed imponente, con un’importante rouche sulla spalla.

© Simone Santinelli

Gli anni ’70, rappresentati da Roberta di Camerino e dal suo celebre effetto trompe-l’oeil (che ha ripreso anche nella collezione 2006-2007), s’insinuano negli anni ’80 attraverso le pieghe dell’abito rosa in tulle di Gattinoni (1989), trasgredendo con il vestito push up di Moschino (1988), che rappresenta al meglio lo spirito di quell’epoca di rinnovamenti.

Gli anni ’90 sono stati contrassegnati dalla fama planetaria delle top model: Claudia Schiffer ha aperto il nuovo decennio con una novità: lo smoking da donna, impreziosito da dettagli dorati e ideato da Giorgio Armani. Naomi Campbell non è passata inosservata indossando un abito dell’ultima collezione di Gianni Versace in seta rosa con cristalli Swaroski (1998-1999); lo stesso può dirsi per l’elegantissimo Sarli che Valeria Mazza aveva scelto nel 1996, all’apice della sua carriera.

E poi, all’aprirsi del nuovo millennio, Roberto Cavalli, che sperimenta un abito stampa animalier molto amato da Cindy Crawford; Dolce&Gabbana, che prendono la via dell’animalier per non lasciarla più; Enrico Coveri e i suoi abiti a sirena arricchiti da paillettes colorate; Prada, con i suoi tacchi a spillo e i suoi abiti bon ton dai motivi plissè; Lancetti, che si ispira a Picasso per dare vita ad un vestito in velluto e raso nero.

A chiudere questo viaggio emblematico nel mondo della moda italiana non poteva che essere lui, il “rosso” Valentino, emblema di uno stile unico e sofisticato. L’abito, indossato dall’attrice Elizabeth Hurley, presenta una scollatura a cuore e una lunga coda in tessuto jacquard; guardarlo è già sognare.

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