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Non credo che ci si debba limitare a “Chi, Come, Quando, Dove e Perchè”

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Da circa un mese frequento il corso di giornalismo della scuola di scrittura Omero ed è proprio per un compito da svolgere che mi ritrovo a scrivere...

Da circa un mese frequento il corso di giornalismo della scuola di scrittura Omero ed è proprio per un compito da svolgere che mi ritrovo a scrivere queste righe, parlando di me e della passione che mi ha spinta fino a qui.
Era settembre quando ho incontrato i due responsabili della scuola per chiedere loro informazioni sui corsi che più mi interessavano. Mi proposi subito per giornalismo e rimasi spiazzata alla prima domanda che mi posero: “perché vuoi fare la giornalista”. Ecco, in un attimo il panico. In effetti non lo sapevo, non c’era un motivo in particolare che mi spingeva verso quel corso piuttosto che verso quello di narrativa. “mi piace scrivere” credo che fu tutto quello che dissi, ma non bastava.
Non ho mai letto molti quotidiani e in genere i fatti di cronaca mi interessano poco, o se riguardano la politica ancora meno.
E allora perché? Dopo quell’incontro rimasi molto a pensare al motivo della mia scelta ma forse la risposta l’ho trovata solo adesso che mi vengono mostrati tutti gli aspetti del giornalismo e quel che ne è venuto fuori è qualcosa di strano: Voglio fare giornalismo per cambiare uno standard.
Gli argomenti di cui parlare sono molteplici, non solo cronaca e politica, e i modi di farlo sono ancora di più.
Non credo che ci si debba limitare a “Chi, Come, Quando, Dove e Perchè”. Quelle semmai sono il punto di partenza, ma dopo bisogna raccontare. Il giornalismo non deve essere per forza diretto e brutale ma deve lasciarsi seguire.
Ascoltare un telegiornale è per lo più noioso e credo che la maggior parte della gente lo faccia solo perché è giusto farlo. Cosa c’è di bello nel sentire la stessa tiritera ogni giorno, raccontata sempre allo stesso modo? Personalmente non c’ho mai trovato nulla di attraente.
Sì, sicuramente si tratta di gusti personali ma non è detto che se una cosa non piace oggi allora non piacerà mai. Ci si può interessare col tempo, se ti viene dato un mezzo di conoscenza all’altezza.
Da poco più di un anno sono entrata nel mondo della musica, un campo che ho sempre adorato ma che ora riesco anche ad apprezzare a pieno in tutte le sue forme.
Fare il giornalista in campo musicale vuol dire raccontare un’emozione, quell’emozione che ti viene trasmessa dai racconti che ti vengono fatti e che dovrai essere abbastanza bravo da riportare fedelmente. Questo non succederà se ci si limita a tante piccole regole.
Per me la scrittura è sempre stata un posto in cui rifugiarmi quando non avevo nessun altro che mi ascoltasse, quando ho chiuso me stessa agli occhi della mia famiglia.
È sempre stata qualcosa che non aveva bisogno di regole o limiti.
Voglio essere una giornalista così, come qualcuno che ascolta e poi riporta.
Come un musicista che si serve delle note e degli accordi che conosce ma le utilizza come punto di partenza a cui aggiunge un testo che racconti qualcosa.

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