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Solo uno è il Capo

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Vieni con me" disse Pietro. Marco non rispose subito. "La maestra ha detto di non andare in cortile da soli". "Se non vieni sei un cagasotto". Marco non voleva essere cagasotto e soprattutto voleva essere amico di Pietro, che era il Capo. Pensava che era fortunato che aveva chiamato proprio lui.

Vieni con me” disse Pietro. Marco non rispose subito. “La maestra ha detto di non andare in cortile da soli”. “Se non vieni sei un cagasotto”. Marco non voleva essere cagasotto e soprattutto voleva essere amico di Pietro, che era il Capo. Pensava che era fortunato che aveva chiamato proprio lui.

“Ochei”.

Il cortile era vuoto e freddo, la sabbia vicino alle altalene puzzava un po’ perché era piovuto.  Dopo che piove la sabbia puzza sempre un po’.

Pietro ando’ sparato verso un gruppo di sassolini riuniti sulla sabbia e si fermo’ lì, sembrava che aspettava. Poi, quando vide che Marco lo guardava, inizio’ a scavare. Marco stava a guardare e Pietro scavava.

“Guarda”. Tiro’ fuori dalla buca un coltello uguale a quelli che davano quando si mangiava. “L’ho rubato” disse, ma Marco l’aveva capito anche da solo.

Pietro comincio’ ad accoltellare la sabbia tutto intorno a lui. Urlava ad ogni coltellata: “Ah! Aaaah-ah!” Marco si avvicino’. “Mi fai provare?”

Pietro corse via verso il giardinetto e si fermo’ a guardare in terra, magari cercava qualcosa. “Troviamo una lucertola”.

Marco sentì che dentro la maestra disse qualcosa e tutti risero. In quel momento vide una lucertola correre vicino ai suoi piedi e poi fermarsi. “Qui ce n’è una”, disse Marco. La lucertola riprese a correre e poi si blocco’ di nuovo guardando all’indietro, sembrava una “c”.

Pietro si stava avvicinando piano piano e quando fu abbastanza vicino comincio’ a correre forte e sbattere i piedi dietro la lucertola che fuggì verso la sabbia, proprio come voleva. Pietro mollo’ il coltello e comincio’ a tirare tantissima sabbia verso la lucertola, correva e tirava sabbia, era velocissimo a muoversi. Poi la becco’. “Sarebbe come se mi buttavano addosso due camion di cemento” penso’ Marco. Più la lucertola rallentava più era seppellita nella sabbia; alla fine rimase solo una collinetta. Pietro raccolse il coltello, ando’ verso la collinetta, la pesto’ un po’ col piede e poi si abbasso’ a scavare piano. Appena vide qualcosa muoversi affondo’ la mano raccogliendo una manciata di sabbia da cui spuntavano una coda e due zampe.

Senza dire niente ando’ a sedersi sull’altalena, voltando le spalle.

Marco sbircio’ oltre il testone di Pietro: teneva la lucertola in mano e la tagliava poco poco sulla pancia, usciva della roba grigia che sembrava moccico. La lucertola stava con le braccia e le gambe spalancate e si prendeva tutti i tagli. Era morta ma sembrava quasi che anche lei aveva capito chi era il capo e quindi si prendeva tutti i tagli. Marco tocco’ l’altalena senza volere e Pietro si volto’ di scatto a guardarlo: aveva la bocca un po’ aperta e rideva. Un attimo e Marco vide la mano con la lucertola muoversi verso di lui, l’unica cosa che riuscì a fare fu chiudere gli occhi, poi sentì una cosa fredda e umida tipo moccico sfiorargli l’angolo della bocca e cadere a terra.

“Stronzo!”. Anche se era il Capo, lo spinse giù dall’altalena con tutta la forza che aveva, ma Pietro non cadde, atterro’ sulla sabbia e scatto’ in piedi. Stringeva il coltello in mano. Pietro non era grosso, aveva solo la testa grossa, ma nessuno lo scherzava per quello perché tutti avevano paura. Anche Marco aveva paura ma non scappava via perché non voleva essere un cagasotto e poi non si sentiva la forza nelle gambe. Pietro si avvicinava e Marco cercava di non guardare il coltello, cercava di non avere paura ma il cuore batteva forte e si sentiva caldo in testa.

“Raccoglila” disse Pietro. “No!” ma nella voce gli era venuto un po’ di pianto e si arrabbiava perché non voleva. Pietro lo prese in faccia col pugno che stringeva il coltello, Marco cerco’ di stare su ma alla fine perse l’equilibrio e cadde sulla sabbia. La guancia gli faceva male, sentiva male anche ai denti. “Raccoglila e spalmatela in faccia”. Delle volte la voce di Pietro sembrava quella di un grande.

“Dai, no” ancora la voce piagnucolosa, anche più di prima. Pietro gli tiro’ un calcio non tanto forte, lui reagì con un pugno ma senza toccarlo, poi si alzo’ in piedi ma non gli veniva da guardarlo in faccia. Sentì un gusto di ferro in bocca, voleva dire che gli era uscito il sangue.

“Fammi vedere se hai il coraggio” disse Pietro. Marco ci penso’ un pochino, poi decise. “Dov’è che è?” rispose Marco, stavolta con la voce tranquilla come voleva, magari a Pietro gli sembrava che era calmo. Trovo’ la lucertola lì vicino, qualche granello di sabbia si era attaccato alla roba che era uscita dalla pancia. Quando la porto’ vicino alla faccia gli torno’ un po’ di schifo ma non fermo’ la mano: si fece una riga dall’alto al basso su una guancia, e già che aveva sorpassato lo schifo, se ne fece un’altra sull’altra guancia. Poi guardo’ Pietro, che disse “Andiamo”. Fece per pulirsi le guance ma poi decise di non farlo e tenere quel bagnaticcio, che quando Pietro lo vedeva capiva che Marco era suo amico.

Ora Pietro era in equilibrio in piedi su una altalena, lo stava aspettando. Senza che neanche glie lo dicesse, Marco salto’ sopra l’altra altalena. Marco rideva e guardava il Capo aspettando il prossimo ordine. Pietro guardava davanti a se’, poi comincio’ a dondolarsi. Anche Marco si dondolo’, prendevano velocità insieme. Marco non era mai andato sull’altalena in piedi perché aveva paura di cadere, ma ora non ci pensava più. Si dondolava sempre più in alto e ogni tanto guardava Pietro, che andava ancora più in alto. Allora spingeva più forte, più che poteva, e delle volte era quasi sdraiato nell’aria. Sentì Pietro urlare mentre andava avanti e indietro e prese a urlare anche lui fortissimo, gli veniva anche da ridere. Poi smisero di urlare. Piano piano le altalene si fermarono. Marco aveva il fiatone e guardo’ verso Pietro facendogli sentire che rideva. Pietro lo riguardo’, aspetto’ di essere fermo e comincio’ ad arrampicarsi ad una delle catene dell’altalena. Con qualche sforzo raggiunse l’attaccatura dell’altalena, mise una mano, poi l’altra sul palo orizzontale che reggeva le due altalene. Stava così, appeso per le braccia. “Questo non lo sai fare”, gli disse.

Marco non lo sapeva se ci riusciva ma sentiva le guance bagnate e decise che anche lui poteva provare: si aggrappo’ alla catena, se la attorciglio’ intorno alla caviglia e si tiro’ un po’ su. Di sotto l’altalena sbatacchiava nel vuoto, guardo’ su verso il palo, poi verso Pietro che lo guardava serio e aspettava. Pensava  che Pietro magari lo poteva aiutare ma lui stava fermo immobile. Allora se ne frego’ della paura, si tiro’ su con una forza che nemmeno lui pensava di avere, arrivo’ al palo e ci si appese. Aveva il fiatone, la ruggine sulle dita e il dolore della catena alla caviglia ma stava lassu’ anche lui. Sentiva il cuore battere forte, erano solo lui e Pietro e facevano le stesse cose. Pensava che quando scendevano voleva abbracciare Pietro e dirgli che era il suo migliore amico e che voleva fare ancora delle avventure, che non aveva più paura di niente. Pensava che potevano andare nelle altre classi e trovare altri amici, e a quelli che superavano lo schifo della lucertola farli diventare come loro, potevano fare un esercito. Si immaginava che parlavano di loro anche alla tele, che magari un giorno qualcuno faceva un film sull’esercito della scuola di Pietro e Marco e allora tutti nel mondo li conoscevano. Si volto’ sorridente verso Pietro per vedere qual era la prossima avventura ma Pietro era serio serio. Disse qualcosa a voce bassa che Marco subito non capì.

Pietro lo guardava, di nuovo con gli occhi stretti. “Solo uno è il Capo” Pietro tiro’ un calcio verso Marco ma lo manco’. Si accorse che anche Pietro aveva il fiatone e che gli tremavano le braccia. “Solo uno è il Capo! Solo uno è il Capo! Solo uno!” Marco penso’ che aveva i segni della lucertola in faccia, penso’ che poteva stare lì. Lo sentiva respirare sempre più forte, Marco comincio’ a respirare come lui e mentre lo faceva sentì che le mani stringevano più forte il palo, sentì che le braccia potevano portarlo più in alto, sentì che poteva stare appeso a quel palo anche tutto il giorno. Guardo’ Pietro e vide un bambino con la testa grossa. “Pietrone il testone” provo’ a dire Marco. La voce gli era uscita ed era proprio seria. “Pietrone il testone” ripetè. Marco si dondolo’ e tiro’ un calcio sul fianco di Pietro. “Pezzodimmerda!” gli grido’ Pietro. “Pietroneee il testoneee Pietroneee il testoneee Pietroneee il testoneeeeee!” Marco tiro’ un calcio al vuoto e un altro sulla gamba. “Lasciami stare pezzodimmerda” grido’ Pietro. “Solo uno è il Capo” e tiro’ un calcio sulla gamba di Marco, che pero’ continuava: “Testonedimmerda”. Pietro si guardava intorno, sembrava che cercava qualcosa che lo teneva su. Poi prese tutta l’aria che poteva e grido’ “Solo uno è il…”, scivolo’ e cadde sulla sabbia vicino ai sassolini.

Ora Pietro piangeva. Marco non se lo immaginava neanche che Pietro poteva piangere. Faceva una voce quasi da femmina, sembrava che diceva “eee”.

Marco si tiro’ su sulle braccia e scavalco’ la sbarra con una gamba, stava a cavalcioni sopra il palo delle altalene. Era in alto, non aveva mai visto il cortile da lì. Guardo’ la buca nella sabbia, il posto dove aveva quasi pianto, le altalene sotto e Pietro che faceva “eee”, poi guardo’ la scuola e anche se non era in classe, per la prima volta si sentì al posto giusto. Era fiero di starsene lassu’.

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