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L’importanza di ricredersi: il giornalismo come collante di mille passioni

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12 ottobre 2012 Chiara Tamburri partecipa al primo incontro del corso di giornalismo della Scuola Omero presso via della Moletta 10.

12 ottobre 2012 Chiara Tamburri partecipa al primo incontro del corso di giornalismo della Scuola Omero presso via della Moletta 10. Non sapeva cosa aspettarsi da quelle due ore eppure era lì con altre sei donne per apprendere i segreti di una professione così affascinante e al contempo così distante da lei. Era stata la sua insegnante di lettere del liceo a farle scoprire quella scuola. Le due si erano tenute in contatto nonostante Chiara si fosse diplomata l’11 luglio del 2011, il giorno del suo diciannovesimo compleanno. Nonostante frequentasse Biotecnologie Mediche, un’interfacoltà di Medicina e Farmacia, aveva mantenuto viva la sua attenzione per la scrittura.

 

Chiara non aveva mai pensato al giornalismo come ad un mestiere che potesse sposarsi con il suo interesse per la scienze e la ricerca eppure grazie a quello scambio di mail e messaggi si era resa conto che non sarebbero mai divenute di dominio pubblico, senza l’incessante lavoro dei media, scoperte importanti come le cellule staminali in grado di tornare allo stato indifferenziato, rappresentando quindi un valido aiuto nella cura delle malattie.

 

Ciò che l’aveva spinta a telefonare quel giovedì 20 Settembre erano stati quei racconti che aveva scritto, uno dei quali aveva vinto il premio al concorso “Scienze narrata” organizzato dalla ditta farmaceutica Merck Serono.

 

Poteva farcela.

 

Però, al telefono, il direttore di Omero le disse che la partenza del corso avrebbe potuto subire dei ritardi e che stavano aspettando di formare una classe nutrita.

 

Forse non era destino.

 

I dubbi cominciarono a riempirle la testa. Ciò che la fece titubare maggiormente fu l’idea di non avere competenze per frequentare il corso, benché fosse diviso in tre livelli. A ciò si aggiungeva l’impossibilità di conciliare il tutto con un’università ad obbligo di frequenza, l’agonismo di atletica leggera, un corso di lingua straniera e naturalmente quelli che sono i tipici interessi di una ragazza di appena vent’anni.

 

La scelta di aggiungere un nuovo impegno a quelli giornalieri la spaventò un po’. E poi, era proprio la Scuola Omero il posto giusto per lei?

 

I giorni passavano e Chiara Tamburri continuava a cincischiare sul sito della Scuola Omero. A cambiare le carte in tavola fu un articolo che lesse proprio sulla Rivista “O”, scritto da Francesco Redig De Campos, un musicista che collabora alla trasmissione radiofonica Il Ruggito del Coniglio, dal titolo Non fate studiare musica ai vostri figli. Ciò la colpì immediatamente perché, dopo cinque anni di pianoforte presso il conservatorio di Santa Cecilia e dopo diversi anni di canto, non poteva che trovarsi in disaccordo. Fu la schiettezza, l’onestà e la simpatia di quell’articolo che a suo modo mostrava il buono che c’è dietro a sette note musicali a spingerla a chiamare un’altra volta. Voleva dimostrare al Maestro De Campos che si sbagliava.

 

E’ così che è sparita la paura di Chiara Tamburri. Questo è il suo primo articolo.

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