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Gli occhi di Brian De Palma su Noomi Rapace (come li ho interpretati a Venezia)

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Noomi Rapace è al Lido di Venezia protagonista insieme a Rachel McAdams di Passion, il film di Brian De Palma in concorso al festival. Un thriller erotico, così...

Noomi Rapace è al Lido di Venezia protagonista insieme a Rachel McAdams di Passion, il film di Brian De Palma in concorso al festival. Un thriller erotico, così definito, che in sala è stato ampiamente fischiato.

Ma questo Noomi non lo sa o non la dà a vedere. Stamattina si è svegliata con tre grandi punture di zanzara sulla fronte.

“Mi sono guardata allo specchio e ho visto Elephant man” – commenta ridendo ai giornalisti, mentre allarga le mani intorno al viso ad indicare fattezze enormi.

Così si era pensato di cancellare tutte le interviste: un’attrice non può rinunciare al suo status. E non importa se giornalisti e addetti sono anche loro pieni di bolle.

Quest’anno al Festival le zanzare la fanno da padrone. Immuni ai normali rimedi, succhiano sangue dove possono.

Ma poi alla fine si è deciso che no, non è il caso di dargliela vinta alla zanzare, e ora truccatrici e assistenti si affollano sul viso di Noomi prima delle interviste.

Trucchi, fondotinta, un ricciolo che scende sulla fronte e il danno è rimediato anzi offre un buon argomento per aprire la conversazione sul film: un remake di Crime d’amour di Alain Corneau [(2010), con protagoniste Ludivine Sagnier e Kristin Scott Thomas] che vede due aggueritissime donne in carriera, nel mondo della pubblicità, sfidarsi all’ultimo sangue.

A parte le zanzare e i fischi in sala, a parte la stanchezza del viaggio, Noomi è felice. La felicità è la nota sotterranea ma dominante nei suoi occhi pieni di vita e  di intensità. Un misto di dolcezza e malizia mediterranea – suo padre era cantante di flamenco – che crea un contrasto affascinante con i modi nordici, e la lingua, lo svedese, in cui conversa con la sua assistente tra un’intervista e l’altra.

Sembra così lontana Noomi Rapace da qualunque immagine noi possiamo avere della Svezia.

E al mix di mediterraneo e scandinavo il suo look: tailleur pantalone bianco e camicia nera, scarpe nere dal tacco vertiginoso, aggiunge una nota hollywoodiana.

Le interviste, la promozione del film sono solo un breve interludio per lei nella sua ora brillantissima carriera. I film sulla saga di Millennium l’hanno catapultata sulla scena internazionale e sembra non fermarsi più.

Il film di De Palma è già alle sue spalle.

Durante le interviste è gentilissima, disponibile e si preoccupa che tutti lavorino al meglio e De Palma, intervistato in un set vicino, quando sente la sua voce si affaccia a cercarla, e l’abbraccia, lui grosso e vecchio sembra, e corpacciuto, gentile con nessuno, con lei ha un fare paterno e sorrisi pieni di tenerezza.

E lei ricambia il suo abbraccio, ma è altrove, lei è già nel suo futuro.

Tutti i registi ora la vogliono. Dopo averla vista nel ruolo di Lisbeth Salander nel film Uomini che odiano le donne diretto da Niels Arden Oplev e tratto dall’omonimo romanzo bestseller di Stieg Larsson.

Lei ne è ancora immensamente sorpresa.

E la sua sorpresa irradia, attorno, una luce divina.

Ce l’ha fatta, grazie al suo talento, e alla fortuna.

Dal suo piccolo mondo svedese è stata catapultata sulla grande ribalta. Vogliono sapere tutto di lei anche come si pronuncia il suo nome insolito. “Per favore lo pronunci davanti alla telecamera”

E lei sorride, e collaborativa mormora “Nomi Rapaz

“E come si è sentita ad interpretare nel film di De Palma una donna come Isabel? Come ha preparato il suo personaggio?”

“C’è stata una lunga preparazione. Io, ogni personaggio, lo lavoro sempre a fondo.  Voglio capire tutto delle donne che porto sullo schermo… Non mi piace fingere.  Ho lavorato con un’esperta, una dottoressa che lavora in tribunale e aiuta a definire l’identikit di donne omicide e studia i disturbi della personalità. Isabel, il mio personaggio, è una donna disturbata. Ci sono state grosse fratture nella sua vita emotiva: non vive a contatto con le sue emozioni. Il suo rapporto con il mondo è determinato dal cervello e mai dal cuore”.

Per un istante, Noomi Rapace, sembra perdersi dietro la ricostruzione di Isabel e della sua patologia. Un’ombra sembra scendere sul set delle interviste, sulle luci ed i flash. Dai termini che Noomi usa, dal modo in cui si corregge se le sembra di non essere stata precisa, si capisce che l’ha studiata in profondità. Ha compreso le definizioni. Ha cercato una diagnosi. Poi d’un tratto si rende conto di dove si trova, non è necessario ora avventurarsi in quel mondo lontano di sofferenza e di frattura.

Alza lo sguardo e con un sorriso malinconico conclude. “Forse mi sono spinta troppo a fondo. Mi sono persa nel personaggio. In Isabel. Nei tre mesi che ho passato a Berlino per le riprese mi capitava di svegliarmi al mattino con una grande pesantezza nel petto, con un senso di oppressione terribile. Sentivo un grande vuoto. Sembrava che nulla avesse più senso. Mi accorgevo di essere Isabel; era quello che Isabel di certo provava.

Mi è successo anche nel rapporto con Rachel [Rachel McAdams, nel ruolo di Christine] , nella vita siamo amiche ma a volte, alla fine della giornata, mi ritrovavo a guardarla con gli occhi del mio personaggio. La invidiavo. Mi dicevo ma guarda lei è perfetta” e scoppia a ridere.

Noomi Rapace è più bella di persona che sullo schermo forse perché i ruoli che interpreta le tolgono talvolta quel fondo di luce che ha negli occhi.

“De Palma dice che Passion è un film sulle donne, lei è d’accordo?”

“No, non credo. In certi ambienti, in certi lavori uomini e donne sono uguali.

Direi che è un film sul potere. Su quello che si fa per avere potere e sulle pressioni insostenibili a cui molti si sottopongono, pur di ottenerlo. Per cui non conta più niente: né amicizia, né amore, né i cadaveri che ci si lascia alle spalle. Forse le donne sono più sofisticate e manipolative quando vogliono competere tra loro. Gli uomini sono più diretti.”

“Come è stato lavorare con Brian De Palma?”

“Per me era un regista di culto. Scarface, Carlito’s way sono tra i miei film di riferimento. Mi ha sorpreso vedere quanto sia aperto e poco direttivo, è collaborativo, accetta proposte e lascia piena libertà di sperimentare. Avevo immaginato che avrebbe cercato di imporre le sue regole, la sua visione. Solo a volte aveva uno sguardo d’insieme che a me sfuggiva. Mi diceva: fidati, io sono testarda ma finivo per cedere e alla fine capivo.”

“E come ha vissuto l’attrazione sessuale tra le due donne nel film?”

“Non credo che si tratti di vera attrazione. Sono spiriti affini. Isabel ha imparato dalla sua maestra e quando colpirà sarà ancora più pesante. Entrambe usano la sessualità come un’arma, come uno strumento in più nella loro battaglia per il potere, talvolta per avere un uomo dalla loro parte. Isabel non sa cosa sia la vera sessualità. La sessualità è bloccata dentro di lei”

E di nuovo per un istante Noomi Rapace sembra perdersi nell’analisi della psiche di un personaggio che evidentemente l’ha toccata, e molto turbata. In cui forse ha cercato risposte come sempre nei personaggi che interpreta.

“Mi piacciono le donne un po’ contorte. La casalinga appagata non è nelle mie corde… anche se ti piacerebbe, lo so…”dice con un guizzo pieno di malizia rivolgendosi a Brian De Palma durante la conferenza stampa. Sono seduti loro due insieme, una accanto all’altro, e la voce di Noomi si è fatta roca, la postura rilassata, le spalle abbandonate sullo schienale, le gambe accavallate, dimenticate le zanzare, a tratti sembra un ragazzaccio, nonostante le scarpe e i tacchi altissimi.

“Mi piacciono le donne tormentate” – dice rispondendo alla domanda su come sceglie i film a cui lavorare – “Però mi piace soprattutto cambiare. Recitare è la mia grande passione,  per la libertà che offre.”

E di questo, basta guardarla, per non avere dubbi. Nulla nei suoi gesti parla di snobismo, di alterigia da star, piuttosto pulsa in lei  una corrente irrefrenabile di curiosità, di avidità quasi animalesca per i ruoli e l’umanità e i nuovi panni che potrà vestire. “Mi sto preparando per un nuovo film: sarò una cantante bionda…molto femminile…

Scelgo i film per il contenuto della sceneggiatura, per il regista, e se scopro un personaggio che mi dà voglia di indagare, di scavare, al quale voglio dare vita.

Senz’altro mi attraggono i personaggi con rapporti complicati. A volte ne pago le conseguenze. Non conoscevo Berlino, che è una città bellissima, ma il mio rapporto con la città è rimasto segnato dal buio e dal mondo nero di Isabel.

“A proposito, perché Isabel nel film è sempre vestita di nero?”

“Su questo siamo stati subito d’accordo io e Brian. Isabel  non ha tempo per pensare a cosa indossa, è tutta sulla carriera e il nero, anche io mi vestivo sempre di nero un tempo, può essere una protezione, una seconda pelle.”

Durante la conferenza stampa Brian De Palma tiene gli occhi su di lei e ripete spesso: “Sei stata grande, sei stata bravissima”.  Spiega che prima di contattarla aveva visto i film svedesi di Noomi, li ha visti in svedese senza sottotitoli, ma ha capito subito che era lei la donna che voleva per il ruolo di Isabel. E ripete “È bravissima”

Vuole che tutta l’attenzione sia su di lei, forse per distoglierla da se stesso. Comunque l’energia che passa tra loro ha qualcosa di vero, di profondo.

Energia fatta di rimpianto. E di ammirazione e tenerezza e desiderio in cui si confondono l’uomo ed il regista. C’è il ricordo forse della vita come era, quando il suo sguardo sul cinema era come quello di Noomi adesso. Uno sguardo pieno di promesse.

Ed è questo che lui vuole attingere da lei, come se solo lei potesse restituirgli il sapore del futuro come promessa. Non certo la gente seduta lì davanti, che gentilmente, forse in nome di antichi capolavori,  forse per reale umanità, non gli rivolge domande feroci e distruttive, non lo aggredisce, nelle domande non riecheggiano i fischi in sala.

C’è grande rispetto, a differenza di quanto avviene di solito nei festival per i film mal riusciti dove  registi e  attori vengono sbranati da una crudeltà a basso prezzo.

In conferenza stampa ci sono solo domande discrete sul perché un thriller e perchè un remake.

Domande che lasciano spazio a mille  risposte. Domande che servono a parlare, a far scorrere via il tempo, i minuti.

E De Palma sta al gioco.

D’altronde quale risposta potrebbe dare?

Chi può dire in cosa si incagli un grande regista d’un tratto, cosa impedisca ad un uomo che ha avuto visioni lucide e ha creato capolavori di cogliere l’incongruenza di immagini che messe insieme creano confusione e stanchezza e non riescono a dire ciò che lui vorrebbe dire?

Cosa impedisce a tanti, nella vita di ogni giorno, di trovare le parole, le immagini, un segno qualunque per dire ciò che si ha dentro?

Almeno De Palma, a quanto pare, si è divertito sul set,  ha assorbito l’energia vitale di due grandi attrici che hanno messo in scena per lui le battaglie del potere e della seduzione, della crudeltà, della solitudine e del tormento. Per una volta è stato lo spettatore esclusivo di un film invisibile fatto solo per lui. Una piccola creazione racchiusa nei tre mesi di Berlino.

 

Ogni altra domanda andrebbe al di là del festival, riguarda l’uomo. La vita e il suo mistero profondo. Per questo alla fine qui nella sala della conferenza c’è solo silenzio.

Brian De Palma si allontana. Noomi Rapace torna alle sue interviste, alla promessa di futuro che l’aspetta.

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