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Come ho trasformato il mio ciocco di legno in un bambino vero. Tutte le piallate di “Dimmi che c’entra l’uovo”

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"La banda dei precari", "Pompini e precari", "L’uovo è uscito dal frigo", "Dimmi che c’entra l’uovo": quattro titoli diversi per lo stesso romanzo. Ognuno di questi rappresenta...

“La banda dei precari”, “Pompini e precari”, “L’uovo è uscito dal frigo”, “Dimmi che c’entra l’uovo”: quattro titoli diversi per lo stesso romanzo. Ognuno di questi rappresenta una fase del libro che, finalmente, è riuscito a tramutarsi da burattino a bambino vero.

Come tutti quelli che frequentano un corso di scrittura sono entrato nelle aule della scuola Omero con il mio ciocco di legno sotto il braccio, pronto a utilizzare pialla e scalpello su quella che era appena un’idea. Durante quell’anno di corso il mio piccolo pezzo di legno ha subito diversi cambiamenti: leviga la metaletteratura, togli questo pezzo di fantascienza, occhio alle schegge di ironia. Qualche volta il mio ciocco prendeva subito la forma che desideravo, altre volte plasmare la sagoma era più difficile e – in questi casi – avevo bisogno dei consigli di due mastro Ciliegia di lunga esperienza. Alla fine, a forza di levigare, un burattino è uscito fuori. E aveva anche un nome: “La banda dei precari”: la storia di un ragazzo che nel giro di quarantotto ore perde tre dei suoi quattro lavori e, per cercare si sbarcare il lunario, si reinventa rapinatore insieme a una ragazza conosciuta durante un colloquio di lavoro.

A questo punto si trattava di provare a far camminare il mio burattino.

Durante questo periodo, fatto di tanti manoscritti stampati e spediti alle case editrici, il testo ha subito un altro cambiamento, questa volta solo nel titolo. “Pompini e precari” (uno dei quattro lavori del giovane protagonista è attore nel film porno di serie B) è però durato poco. Infatti, quando la segreteria del premio Italo Calvino mi ha chiamato per comunicarmi che il mio romanzo era stato inserito tra i dieci finalisti, mi è sembrato opportuno tornare al titolo originario. Anche se nel cuore di molti amici la fellatio soprannominata resterà sempre il vero e unico titolo.

Dopo il premio il mio burattino è corso dritto dritto nelle braccia della Del Vecchio editore, che ha creduto nel mio romanzo e ha deciso di pubblicarlo.

Il tempo trascorso tra la firma del contratto di pubblicazione e il “Visto, si stampi” è stato un po’ come tornare nelle vecchie aule della Omero. Ho tirato fuori pialla e scalpello e ho oliato qualche articolazione, cambiato qualche vitarella, reso più liscio questo o quell’arto del mio burattino che, nel frattempo, avevamo deciso di chiamare “L’uovo è uscito dal frigo” (da un test molto particolare che il protagonista deve affrontare per cercare di essere assunto in un fast food).

Tornare su un vecchio testo non è stato facile, soprattutto psicologicamente, visto che il romanzo lo avevo scritto molto tempo prima e anche il mio stile, nel frattempo, aveva subito qualche cambiamento. Ma grazie all’aiuto dell’editor della casa editrice dopo qualche mese il mio burattino era pronto a diventare finalmente – dopo quattro anni – un bambino vero. E con un titolo ancora diverso: “Dimmi che c’entra l’uovo”.

 

Prossimi appuntamenti

 

20 settembre: uscita di “Dimmi che c’entra l’uovo” in tutte le librerie

28 settembre: festa al Beba do Samba, a San Lorenzo, Roma, per festeggiare l’uscita del libro insieme alla musica degli Errichetta Undergound e ai lavori dello Studio Arturo.

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