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1944. I ragazzi di S.Anna di Stazzema

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Erin belli i bboschi d’autunno e la tera era pièna di ricci e di foglie avevimo le mani intirrizzite e per evità di pungici s’usavano i bbastoni. Po’co’ le castagne correimo’n casa dalla tu’ mamma che ci faceva scaldà davanti al camino.(versiliese) "Oh bimbi son pochine le castagne pe fa’ le ballotte, ndo’ eravate finora!"

Erin belli i bboschi d’autunno e la tera era pièna di ricci e di foglie avevimo le mani intirrizzite e per evità di pungici s’usavano i bbastoni. Po’co’ le castagne correimo’n casa dalla tu’ mamma che ci faceva scaldà davanti al camino.(versiliese)

 

“Oh bimbi son pochine le castagne pe fa’ le ballotte, ndo’ eravate finora!”

“Oh mamma, un’è colpa mia, è colpa di Bruno che un sa mai quale sceglie.”

Divenivo tutto rosso dalla rabbia:

“Un’è vero Cesira è la vostra figliola che mi piglia in giro!” E correvo per i bboschi a piglianne altre, ma un lo facevo per la tu’ mamma, lo facevo per te. Poi passò l’autunno e venne Giugno e le trecce un ce l’avevi più.

“O bimbi” Diceva la tu’ mamma ” Dove andate ancora a giro a quest’ora, se le bllotte un si fanno più!”

Erin belli i bboschi di Giugno a Pomezzana e avevi le gambe belle e dorate e pe’ guardalle io un camminavo più.

“Oh Annina è caldo mettemosi seduti sotto il castagno!” E un bacio te lo diedi sulla bella guancia rossa e accaldata.

” Un fa il citrullo! E se ci vede la mì mamma o la zì Gina che vien sempre per in giù? E c’è pure la Madonnina della marginetta, che ci guarda da lassù!”

Poi venne agosto e la mi’ mamma disse che era meglio un ti vedessi più, ma un l’ascoltai e ci incamminammo io e il mi’ miccio per in su. Ma più m’avvicinavo e più cèrino de’ bbotti ,  e fumi e puzzi e le nostri genti, un si vedevin più.

Oh Annì, se ne parlò de’ ttedeschi ma un avevimo avuto mai nulla a che fa’! L’occhi loro erino chiari come i ttùi.

Ora un tedesco mi stava lì e m’urlava col fucile e un sapevo cosa di’.

Stop ! Wo gehst du hin, Kind ? Lauf man vor mir, Komm, schnell.”

Oh Madonnina era grande e grosso e la su’ ombra quasi m’oscurò, trovai la forza di parlà ma col mi’ miccio continuai a camminà:

“Un vi capisco, un capisco nulla di quel che dite!” Col fucile mi bloccò:

Stop! Dove vai! T’ammazzo se tu fai ancora un passo…Stop!”

Tremai e solo a stento gli parlai:

“Vado lassù, alla casa della Cesira…lassù, dove ora c’è quel fumo!”

Ragazzino stupido, sono morti. Tutti morti!! Sind alle tot!!

Le gambe mi ceddettero e m’accasciai:

“No, un’è vero. Un’è vero! Oh Annì, oh  mamma… oh  mamma!” Urlai e piangendo tutti vi implorai.

Sta zitto, sta zitto!

Provai a scappà ma mi riprese e bocconi caddi tra la tera e i ssassi, il sangue mi schizzò da’ddenti, poi mi ripigliò e come un fantoccio a un castagno mi inchiodò.

La botta che mi dette mi stordì e ricaddi a tera Annì! Pensai che tanto avrei voluto vedetti prima di morì.

Ich bringe dich um,verdmmt nochmal! “Quanto urlava! Ma mi feci forza perchè vidi che pure lui tremava. Lo guardai nell’occhi che sembravino di foco. Madonnina era un giovanetto!

E piangendo con un fil di voce gli parlai:

” Un mi uccide! Un uccide più! Un lo fa. Ora un ti vede nessuno, solo Dio.

Halt den Mund zu, sei still!” Sparò un colpo in tera e il mi’ miccio cominciò a scalcià e raglià come un matto. Poi  puntò il fucile sul mi’ petto. Chiusi gli occhi e sentì il sapore delle  lagrime e del sangue. Oh Annì alla fine il tù bel viso m’apparì.

Ti chiamai.

Lui stava lì. Lo guardai, poi sfinito la morte gli implorai.

“Ammazzami, ammazzami…”

Ma i su occhi un erino più di foco ma bagnati e la sù voce pareva un’altra:

Chi è Anna?Chi è?”

Non risposi e lui continuò:

Chi è Anna?”

Singhiozzai:

“E’ la ragazza che amo… la ragazza che amavo…”

Mi guardò col fucile ormai abbassato

Anna. Anne…come Anne” Pianse e tremò.

Poi all’improvviso tirò un urlo e sparò. Ma un prese me, ma il mi’ miccio! Pora  bestiola… e per tera  andettero i fichi e le viole che avevo portato a te.”

“Gehe mal, gehe mal, weg, weg,  Junge schnell…vattene vattene via!”

Scappai, si che scappai! E Dio lo sa quanto corretti! E dalla chiesa di S.Anna  a la piazza ti cercai e quel che vidi un potei scordammi mai. Poi entrai nella tu’ casa…ma un c’eri! Un cérino più né la tu’ mamma né il tu babbo. Quanto piansi e urlai!

Oh Madonnina un sapevo s’ero desto, all’improvviso ti trovai, tremante e sporca mi prendesti per mano e mi portasti giù, sempre più giù:  “Stà zitto. Un parlà, un parlà.”

Un lo so quanto tempo passò Annì,! Un lo so. Sentivo solo i nostri respiri e abbracciati rimanemmo così. Per quanto tempo nessuno lo potette dì.

Poi nel silenzio un gatto miagolò e noi si uscì.

Oh mamma, oh babbo, oh Cesira o Armido, un cerite  più.

Il nostro amore iniziò così. Eppure Dio lo sa. Lo sa si, quanto amore ci siamo dati io e l’Annì.

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