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Di moto, di Macy la tossica, di anime nel vento

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Lo dico da motociclista: quattro ruote spostano il corpo ma due ruote spostano l’anima.

Lo dico da motociclista: quattro ruote spostano il corpo ma due ruote spostano l’anima. Da ometto sincero però aggiungo: la musica sposta le budella, c’è da starci attenti. Questo concetto mi ronza in testa da tutto il pomeriggio, dopo che ho visto per caso un video musicale su youtube e sono immediatamente uscito per comprare il cd dell’artista. Che poi artista che significa? Uno che si arteggia cosa fa realmente? Si guarda allo specchio e arta? Sissignore dev’essere così, perché il pubblico è lo specchio e può fare soltanto tre cose: riflettere inesorabilmente sempre più opaco, incantarsi, oppure rompersi che porta pure male. Il ciddì si intitola “Covered”. E’ un disco di Macy Gray, composto da cover.

 

Oggi mi sono incantato e sono ore che mando in loop le stesse tre tracce; la faccenda diventa complicata, dovrò inventare un diversivo, magari pensare di abbassare almeno il volume prima che qualcuno colpisca il pavimento da sotto con una scopa. Magari se abbasso il volume, piano piano mi piace di meno ed esco dal tunnel.

 

Macchè, rialzo il volume e continuo il mio loop degli stessi tre brani. Voglio dire: certo, il disco l’ho ascoltato tutto e anche le altre canzoni mi piacciono; sono sicuro che altri uno o due brani diventeranno miei personalissimi tormentoni. Però le budella come te le può spostare Macy Gray cantando gli Eurythmics, i Radiohead e i Metallica, non te le sposta nessuno.

 

Ho bisogno di un diversivo più efficace: come quando Nanni Moretti è in macchina e vuole litigare con qualcuno; si ricorda che il suo amico e collega Daniele Luchetti sta girando uno spot pubblicitario, quindi lo raggiunge per rompergli le palle. Sto muovendo lentamente gli occhi: bersaglio individuato, il gatto è sull’altro divano è si sta leccando le zampe. D’ora in poi il nome in codice del gatto sarà “Daniele Luchetti”, e l’operazione si chiamerà “Henry pioggia di sangue”. Ci vuole un piano d’attacco (e qui ringrazio il geniale sceneggiatore del film “The Avengers”), e io ce l’ho un piano: attacco!

 

Niente da fare, non ne ha voluto sapere della guerra. Daniele Luchetti, quello vero, era anche compagno di scuola di mia sorella negli anni 70, hippy pacifisti del cazzo, e il gatto voleva essere solo accarezzato. Ho provato anche a fargli la faccia brutta, ma quello si è aperto a quattro di bastoni richiedendo coccole sulla pancia. Anche io vorrei le coccole sulla pancia, proprio adesso che Macy, la mia Macy, nella traccia 1, sta cantando “Here comes the rain again”. E nella canzone lei mi arta le budella quando dice I want to kiss like lovers do, I want to dive into your ocean, is it raining with you? Se non è poesia questa, allora ci meritiamo tutti le poesie di Sandro Bondi. Esiste anche un generatore automatico di poesie di Sandro Bondi, basta cercarlo con google per farsi una risata: sono identiche a quelle vere.

 

E’ un po’ come le motociclette. Quando compri una motocicletta usata non compri solo un accrocchio metallico che si muove, in quel momento sei Satana in persona e ti stai prendendo un pezzo d’anima di qualcuno. Macy, la mia Macy, ha fatto così: ha preso la poesia degli Eurythmics, ha cambiato la marmitta originale sostituendola con la sua gola, ha girato la chiave per mettere in moto e, scaldati motore e gomme, ha iniziato a impennare sullo stradone degli arrangiamenti cupi, artandomi il tenue e il crasso. Roba da ritiro della patente e obbligo di firma settimanale all’accettazione di chirurgia addominale.

 

Che poi potrei mettermi anche a parlare male delle moto italiane, tipo le Ducati, che se stanno ferme una settimana poi devi pregare che ripartano. Le moto giapponesi invece ruggiscono al primo colpo di gas, anche dopo anni di garage e polvere e pneumatici ovalizzati, neanche ci fosse un giapponesino miniaturizzato all’interno, con viveri miniaturizzati, che fa la manutenzione ordinaria e i tagliandi perché nessuno lo ha avvertito che l’imperatore si è arreso agli yankee dopo Hiroshima e Nagasaki. Ma no, non mi metto a parlare male della musica italiana, perché c’è n’è di ottima. Ma questa è un’altra matrioska che forse riesco ad incastrare coi Radiohead.

 

Sì, perché poi la traccia 2 della mia Macy è Creep, originariamente nel primo album dei Radiohead “Pablo Honey”, che non è il più famoso né il più bello, perché il più famoso e bello è il terzo “Ok Computer”. La leggenda narra che in un concerto in Giappone il pubblico scandisse in coro qualcosa di incomprensibile, che somigliava foneticamente a “occhei compiuta” e che i Radiohead abbiamo in quel momento deciso di chiamare così il loro successivo lavoro. In quel momento, se esistesse la giustizia divina, ai cinque componenti della band sarebbero dovute apparire davanti una moto ciascuno. Una moto per ognuna delle quattro case costruttrici: Honda, Suzuki, Yamaha e Kawasaki, e al quinto, più sfigato, magari il batterista, un furgone Toyota pieno di pezzi di ricambio. Ma la giustizia divina non esiste, altrimenti io non sarei qui a parlarvi di qualcosa di futile con la scusa di parlarvi di qualcosa di importante (o viceversa, a seconda del vostro personale strabismo emotivo). Sarei piuttosto su una spiaggia tropicale, sorseggiando un cocktail d’amore a base di xanax, liquido per i freni e menta, e mi rivolgerei alla vicina di ombrellone dicendole “Dai Macy, cantami qualcosa a caso, di quei casi stupendi che sai, poi passami lo spinellone”.

 

Sarò un caso umano poco stupendo, ma “Creep” è un piccolo capolavoro di malinconia feroce che solo Macy e certi bassi vibrati come una pedalina che struscia l’asfalto schizzando scintille in una piega azzardata, potevano rendere ancor più struggente. Macy piega la moto a destra alle prime strofe “When you were here before, couldn’t look you in the eye, you’re just like an angel, your skin makes me cry”. La tua pelle mi fa piangere, mi commuove: avete mai amato una persona al punto di commuovervi per la sua pelle? Io penso di sì, succede anche a Sandro Bondi quando guarda la fronte di Berlusconi, perché non dovrebbe essere successo anche a voi? Poi Macy raddrizza la moto, si fa una sparata dritta quarta quinta sesta marcia fino all’intervento del limitatore di potenza, sposta il carico sull’avantreno prima della curva, poi piega a sangue a sinistra e lungo la curva arta che “I don’t care if it hurts, I wanna have control, I want a perfect body, I want a perfect soul”, che significa che potrebbe anche scivolare e farsi male, ma non importa, se il carburatore ha fatto bene il suo sporco lavoro e l’anima e il corpo sono puliti. E poi, come alla fine di ogni ciclo, c’è la morte, e la morte è il riconoscimento delle proprie imperfezioni, il conforto, il perdono per le proprie piccole meschinità. Quando questo si fa in due e c’è qualcuno sul sellino del passeggero abbastanza in gamba da poterti dare il cambio ogni cento chilometri, allora si chiama amore. Ma l’amore vero è una cosa rara e preziosa, molto più spesso siamo solo delle merdine, degli strambi, che non sanno esattamente cosa diavolo stanno facendo nel posto dove si trovano e al quale non appartengono. “But I’m a creep, I’m a weirdo, what the hell I’m doin’ here? I don’t belong here”, per l’appunto. Dovevo incastrare la matrioska della buona musica italiana, e di poesia che non ha bisogno di traduzione, ma dovrei scrivere un articolo apposta sull’intera discografia di Manuel Agnelli e del suo gruppo, gli Afterhours. Credo però che anche se esistono persone tanto coraggiose da pubblicare questo articolo, giammai avrebbero il coraggio di lasciarmi di nuovo carta bianca, per di più su un gruppo di Milano, quando invece le Ducati le fanno a Borgo Panigale e le Moto Guzzi a Mandello nel Lario. Posso solo dire che “Padania“, il primo singolo tratto dall’omonimo album uscito da poco, è un altro regalo ai chirurghi addominali, ma che al concertone del primo maggio Agnelli ha cantato “Karma Police” dei Radiohead, e io non c’ero, maledetto me.

 

E poi la traccia 8, “Nothing else matters” dei Metallica. Ecco, anche se a uno l’heavy metal fa schifo, questa canzone gli piace lo stesso. Mica tutte le rock ballad sono belle, ma con questa, Gesù Macy, cantata così blues, così funky, così organo di chiesa, così Macy, così vera, in vino veritas ed in cannabis commoventibus, mi ci hai fatto venire i diverticoli. Wikipedia dice: La diverticolosi, conosciuta anche come “malattia diverticolare”, è una condizione medica caratterizzata da diverticoli nel colon, che sono estroflessioni della mucosa e della sottomucosa del colon attraverso zone di relativa debolezza dello strato muscolare nella parete del colon. I diverticoli sono decisamente più comuni nel sigma, che è un tratto dell’intestino caratterizzato da una maggiore pressione, fattore facilitante la formazione del diverticolo. Sono rari prima dei 40 anni, ed aumentano di incidenza dopo quell’età.

 

Ora sarà che ho compiuto 41 anni da un po’, (virgolaccapo)

sarà che sono ormai le due di notte,

sarà che ho voglia di fare un giro in moto per rinfrancar lo spirito tra un enigma e l’altro come le barzellette della settimana enigmistica,

(magari schiantandomi contro un muro perché quando canto sono stonato come una campana)

sarà che a forza di incontrare Satana sotto mille forme e mille gonnelline,

sarà che a forza di voltare pagina sto per finire il racconto della vita, perché a me piacciono i racconti brevi e invece i romanzi mi sembrano sempre racconti al brandy pregiato allungati con l’acqua clorata,

sarà che ho voglia d’amore eterno come una femminuccia che si commuove con le canzonette,

sarà che a forza di pensare che Macy Gray sia la figlia segreta nata da una bottarella che il padre di Prince ha dato a Nina Simone,

sarà quel che sarà,

ma a sentire cantate in questo macymodo le parole “So close no matter how far, couldn’t be much more from the heart, forever trust in who we are, and nothing else matters”, così vicino non importa quanto lontano, non può essere troppo lontano dal cuore, abbi sempre fiducia in chi siamo e nient’altro ha importanza, allora mi viene da pensare che a qualcuno che sta capendo di cosa diavolo sto parlando, di dove diavolo sono, quanto sono strambo e quanto mi piacerebbe nuotare nell’oceano che piove insieme ad un amor perduto, e nient’altro ha importanza, ecco forse a una persona così la mia Kawasaki potrei anche vendergliela a un prezzo di favore, perché so che si porterebbe a spasso un pezzo della mia anima con consapevolezza e orgoglio. Ed è qui che volevo arrivare: modello z750 del 2004, colore nero, con ammaccature storiche e segni indelebili di me, docile se si è docili, un mostro se si gira tutto il polso destro perché truccata come una bagascia navigata, non come una escort pretenziosa che però non conosce i congiuntivi né i cordoli, a soli 1500 euro. Non ci avreste mai pensato che era qui che volevo portarvi eh?

 

In alternativa, fifoni e tirchi dal cuore secco come una scopa (pace all’anima di Lucio Dalla e di Mambo, la sua più bella), provate almeno a tornare umani. Il cd “Covered” costa solo 13 euro su internet, e poco meno del doppio nei negozi di dischi. Vi arterà, promesso, parola di motociclista.

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