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Il Limbo di Melania Mazzucco

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Quando per scrivere un romanzo basta muoversi nell’ignoto con un visore notturno oppure a raggi termici

Quando per scrivere un romanzo basta muoversi nell’ignoto con un visore notturno oppure a raggi termici

 

La chiave di lettura

 

Se si mette piede là dove spazio e tempo si confondono- ad limina mundi – è difficile non finire sommersi dalla sensazione d’essere giunti al capolinea, nel posto e nel tempo del niente, col fiato che si affievolisce in un mare di perché cui rispondere. Uno su tutti s’impone: che senso hanno i giorni e gli anni vissuti?

“La vita se la guardi da vicino sembra un bordello di cose che ti capitano per caso” dice un soldato in trincea al suo maresciallo, e invece “vista da lontano la vita ha un senso”

“E qual è il senso?” gli chiede il maresciallo.

“Sto ancora cercando di capirlo” conclude il soldato. In questo breve dialogo (pag.355/356) c’è una chiave di lettura del romanzo.

Quel soldato, il suo Maresciallo donna, e la loro squadra sono finiti in una trincea afgana, nel loro limbo, sperando che il proiettile di mortaio di cui hanno udito il sibilo non cada sulle loro teste, e non possono fare a meno di porsi quella domanda. Sono in attesa della fine, le armi che hanno con loro non servono. Le emozioni sono l’unica risorsa che ciascuno ha. E là dove sono, solo le loro emozioni contano. Le emozioni sono la vita e non la morte se uno le sa controllare, sono la guarigione dalle ferite e la prospettiva del futuro ancora possibile dopo lo scoppio di una bomba. Tutto dipende dalla capacità che ciascuno ha di controllarle. E su questo labile appiglio, per trovare un senso alla vita di Manuela Parisi vista da lontano, Valeria Mazzucco ha costruito un romanzo, di certo la sua opera più sofferta e ricca di non detto, che è anche uno spaccato della nostra quotidianità. Il romanzo è nuovo perché il protagonista è, per la prima volta, una donna soldato che va in prima linea con fucile ed elmetto, ed è denso di emozioni gestite accortamente grazie a una netta separazione tra il tempo del romanzo e il tempo della storia.

 

La storia

Una ragazza, maresciallo dell’esercito italiano corpo degli alpini, ferita nel corpo e nello spirito in Afganistan, sotto Natale ritorna a casa a Ladispoli in convalescenza. Ha le stampelle e deve recuperare la sua dimensione di donna e di soldato.

La vita semplice di ogni giorno in famiglia dovrebbe bastare per il suo recupero, ma i medici le hanno consigliato anche di non sottrarsi all’onda dei ricordi e di affrontarli non di annegarli nell’oblio. Anche l’autrice la pensa così e ci racconta quella vacanza natalizia in famiglia del Maresciallo Manuela Parisi ferito in guerra intersecata dalla storia personale della ragazzetta Manuela che da adolescente ribelle si fa soldato bene inquadrato tanto da diventare sott’ufficiale. La narrazione è sfalsata su due piani: Live, che ci mostra la vita quotidiana della ventiseienne Manuela, e Homework, il compitino a casa assegnatole dai medici per affrontare i ricordi del suo tempo di guerra (che di guerra sono quelle missioni sul tetto del mondo anche se battezzate con altri nomi) e ritrovare se stessa. Ma il compitino a casa non è una bazzecola. Se ne accorge subito il Maresciallo Manuela Parisi non appena si mette all’opera e “cerca di guardare se stessa da lontano, inquadrandosi nel mirino del fucile” proprio per fare come nella trincea le aveva detto il suo soldato Diego, chiamato Ispanico. E a pagina 452 l’autrice, come se parlasse a se stessa, dà al lettore una precisa e comprensibile spiegazione di cosa ha scritto.

“Col passare delle settimane (Manuela) si rende conto che scrivere è come avanzare nella tenebra col visore notturno. O il visore a raggi termici. Essi rivelano ciò che si nasconde nella notte o ciò che è passato. E guardando così in quei visori immaginari – scrivendo – si vede con chiarezza…”

Ne è venuto fuori il suo romanzo che, fra l’altro, si può considerare anche come una riuscita ed utile guida alla scrittura creativa.

 

La lingua

Le due parole in inglese – Live ed Homework – nel libro non sono le sole. Nello sforzo di mantenere il personaggio principale il più aderente possibile all’ambiente in cui la sua vicenda umana si svolge, il linguaggio del romanzo è ricco di vocaboli dello slang militare infarcito di parole inglesi corrotte in un italiano che indica in maniera più terra terra una funzione vuoi di un’arma, vuoi di dispiegamento di un reparto, etc. e riflette aspetti nuovi del nostro vocabolario quotidiano.

 

Il desiderio inappagato da cui è nata la storia

 

Il mondo del maresciallo  Manuela Parisi scoppia nel momento in cui lei desidera donare una penna biro al figlio di una Fatimeh, la donna afgana alla quale aveva salvato una figlia malata. In quel momento in cui non controlla la sua emozione, dare un attimo di gioia ad un bambino di dodici anni, non si accorge che quello è una bomba umana e scoppia il dramma che la distruggerà nella carriera e la segnerà nel fisico. Il limbo fisico in cui geograficamente si trova, si trasforma in una condizione del corpo e dell’anima dalla quale non sa se potrà uscirne.

Il romanzo è tutto giocato sulle emozioni, emozioni controllate e non controllate ed è ricco di scene di vita militare: è un godimento leggere, nel racconto di una donna, le emozioni di soldati in vari momenti  della vita di caserma e in teatro di operazioni, e nei momenti di attesa per il rientro in patria ( pag.357-361 ).

Ma in Limbo non c’è solo la vita militare, c’è anche la vita comune in un paese dell’immediata periferia di Roma, e c’è il coprotagonista di Manuela, un medico che ha distrutto la sua carriera di brillante oftalmologo e la sua famiglia perché una notte non è riuscito a controllare le sue emozioni: testimone oculare di un omicidio mafioso, per senso di giustizia ha denunciato l’assassino. Di fronte all’omicidio del collega con cui aveva cenato, non era riuscito a farsi i fatti propri. La figura del coprotagonista può apparire come di maniera, ma ciò non ne inficia la credibilità perché il fatto che non ce l’abbia fatta a tenere occhi e bocca chiusa dinnanzi ad un omicidio mafioso mostra tutto il senso di responsabilità umana e sociale della persona e fa apprezzare la scelta narrativa dell’autrice.

Nel romanzo, comunque, vi sono sufficienti indizi per ricostruire la figura del coprotagonista. La stessa cosa si può dire che accada per gli altri personaggi: la madre, la sorella, il fratellastro, il padre del Maresciallo Manuela Parisi e per i commilitoni. Tutti questi personaggi sono i protagonisti del non detto di cui innanzi.

Un’ultima annotazione: mai come in questo libro, il titolo non solo è aderente al contenuto di ciò che vi è scritto, ma riflette anche il mood del tempo corrente.

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