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Il Pellegrinaggio di Annie Leibovitz

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Se doveste fare un elenco dei luoghi a voi sacri, i luoghi simbolo della vostra vita, i luoghi dei vostri maestri… Cosa scegliereste?
Abito di Emily Dickinson
fotografato da Annie Leibovitz 

Se doveste fare un elenco dei luoghi a voi sacri, i luoghi simbolo della vostra vita, i luoghi dei vostri maestri… Cosa scegliereste?

 

È questo il punto da cui è partita Annie Leibovitz, celebre fotografa ritrattista americana, quando ha iniziato il suo viaggio.

 

Il progetto era stato pensato insieme alla sua compagna Susan Sontag ed aveva già un nome. Si sarebbe chiamato “Beauty Book”, ma Susan morì nel 2004 e Annie, affranta dal dolore lo mise da parte per alcuni anni.

 

Fu solo nel 2009,  durante un viaggio con le sue due figlie gemelle, di fronte allo spettacolo delle cascate del Niagara, che Annie riprese in mano la macchina fotografica e ripensò al progetto accantonato. Ma non sarebbe stato più lo stesso progetto. Non più lo stesso elenco di luoghi. Sarebbe stato il suo elenco, il suo “Pilgrimage”.

 

Il viaggio durò dal 2009 al 2011, e come capita in ogni pellegrinaggio che si definisce tale,  Annie che era partita senza sapere bene cosa cercare, con un suo elenco frammentario e confuso… trova un filo conduttore e ritorna con un dono, per sé, ma anche per noi. Annie definisce gli scatti di quel viaggio come il simbolo di rinnovamento del suo spirito.

 

Era partita per fuggire, per reagire, per salvarsi da un periodo doloroso, difficile, in seguito alla morte di suo padre e di Susan, oltre ad una situazione finanziaria disastrosa.  Del suo “Pilgrimage” Annie dice: “Dovevo salvarmi la vita”.

 

Dunque si mette in viaggio lasciandosi alle spalle il suo mondo glamour, popolato di celebrità, di successo e incontra un mondo di silenzi, di oggetti, di paesaggi deserti, di fantasmi. Porta con sé una piccola macchina digitale e fotografa con quella, senza pellicola. E’ la prima volta.

Ed è la prima volta anche per i soggetti. Non si tratta più dei famosi “Portraits” organizzati su set eccentrici, con superstar e personalità importanti ai suoi ordini. Celebre la sua frase che fece arrabbiare la regina Elisabetta, in posa per un ritratto ufficiale: “Maestà, non potrebbe togliersi la corona?…”

 

Non ci sono né star, né re o regine, né presidenti. Non c’è più nessuno. Ci sono solo paesaggi, case vuote ed oggetti…Ciò che resta di una vita… E per fotografare quegli oggetti  Annie si avvicina, si avvicina come non aveva mai fatto prima, quasi a volerci entrare dentro….

In un’intervista Annie dice: “questo non è il mio modo di fotografare….Beh non mi sono mai avvicinata e guardato i dettagli in questo modo…”.

 

Nel fotografare l’abito bianco di Emily Dickinson, ricorda:

“In una vetrinetta di plexiglass era esposto uno dei suoi abiti bianchi e mi ritrovai attratta dai dettagli del vestito, i bottoni di alabastro e i pizzi. In una fotografia scattata da lontano il risultato è un normale abito bianco. Ma da vicino scopri che è di fattura raffinata. Per una donna che passava quasi tutto il tempo in solitudine doveva essere meraviglioso contemplare i dettagli. E sentirli al tatto. Sapendo che non erano destinati ad altri che a lei.”

 

Il risultato del pellegrinaggio è un bel libro di fotografie di oltre 200 pagine. Un libro pieno di presenze del passato che ci parla di noi, dei nostri maestri, della nostra storia, della nostra cultura.

 

Queste alcune delle cose fotografate da Annie Leibovitz:

 

L’abito immacolato di Emily Dickinson

Lo studio di Virginia Woolf

Il lettino di Sigmund Freud nello studio di Londra

L’Harley-Davidson Hydra Flide del 1957 di Elvis Presley

La casa museo di Charles Darwin nel Kent.

Il paio di guanti indossati da Abraham Lincoln quando fu assassinato

Una scatola di pastelli della pittrice Georgia O’Keeffe

La casa in cui Louisa May Alcott scrisse “Piccole Donne”

Lo Stagno di Walden immortalato nell’omonimo libro da Henry David Thoreau

 

Oltre al libro – “Pilgrimage” De Agostini Editore – una mostra. Molte delle foto contenute nel libro sono state esposte allo Smithsonian American Art Museum di Washington. L’esposizione durerà fino a fine maggio, poi partirà in tournée per il mondo.

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