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Poliziottesco italiano anni ’70 – Parte II

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– Allora? Li hanno riconosciuti? – Si, ne sono sicuro, ma chiamati a deporre negherebbero. – Questo vuol dire che la faranno franca allora.

– Allora? Li hanno riconosciuti?

– Si, ne sono sicuro, ma chiamati a deporre negherebbero.

– Questo vuol dire che la faranno franca allora.

– E chi ha detto questo, la Grazia la dà il presidente, io sono un semplice commissario.

– da Napoli Violenta, 25′:30″ –

 

Zoom stretto sul volo del commissario Betti che viene rigato da un sorriso, le ruote sgommano e la macchina lascia il piazzale a tutta velocità.

 

Senz’altro un volto del poliziesco italiano anni ’70, ma io voglio guardare anche l’altra faccia che sono convinto essere quella di Domenico Malacarne, il protagonista de “Il Poliziotto è marcio”, diretto da Fernando di Leo. Ecco però che sono constretto a fare i conti con un ostacolo insuperabile. Il film, datato 1974, è introvabile.

Il suo modesto successo al botteghino non può essere una spiegazione sufficiente. L’ostracismo che questa pellicola ha pagato alla sua uscita è invece una ragione molto più convincente. Si dice che il taglio di alcune scene e il rimaneggiamento dei passaggi più scomodi non furono sufficienti a evitare a Di Leo telefonate intimidatorie.

Ma andiamo con ordine, quello che solo qualche settimana fa proprio mancava in questa mia passione. (Ecco che colgo questa occasione per scusarmi sin da subito per imprecisioni, errori e quant’altro si potesse trovare in ciò che scrivo sul tema, promettendo sin da ora di fare ammenda con un loro elenco)

 

Dopo l’ennesimo confronto con il mio coinquilino – stavolta è Di Leo contro Lenzi – da cui esco mal concio per colpa della mezza delusione de “La Mala Ordina”, affido la mia replica ad un’anti-Betti. Già ne “Il Boss” Di Leo introduce la figura di un commissario corrotto, ma questo personaggio non è centrale nella storia.

Scorrendo tra film e trame mi imbatto ne “Il Poliziotto è marcio”. Mi lancio quindi sulle sue tracce e quando scopro il curatissimo forum di Giulio capisco immediatamente di aver fatto centro.

 

Il commissario Domenico Malacarne, dietro l’apparente facciata di funzionario tutto d’un pezzo, è in realtà al soldo di una banda di delinquenti dedita al contrabbando e al traffico d’armi all’interno della quale spicca in ferocia lo spietato Pascal e copre i loro traffici in cambio di cospicue mazzette…

.. Il film è un autentico pugno nello stomaco ed è in assoluto uno dei più violenti del genere; Di Leo colpisce inesorabile e propone un film duro, sporco, nichilista che spiazza completamente il pubblico e che non dà tregua per tutta la sua durata: nessuna catarsi, nessuna redenzione, nessuna possibilità di scampo.

 

Tratto da: http://ilmiovizioeunastanzachiusa.wordpress.com/2012/01/16/il-poliziotto-e-marcio-1974/

 

Faccio subito rombare you tube e spizzico una un intervista dopo l’altra finché non incoccio questa bellissima a F. Di Leo che al 5′:23″ tocca il tema a me caro.

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