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Miriam l’anomala

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Miriam Mafai è stata una mente vigile e preziosa per il giornalismo e la cultura italiana. Che purtroppo non coincidono più. Il giornalismo, in Italia, non è cultura, non ne fa più parte.

Miriam Mafai è stata una mente vigile e preziosa per il giornalismo e la cultura italiana. Che purtroppo non coincidono più. Il giornalismo, in Italia, non è cultura, non ne fa più parte. Tranne rare eccezioni. E tra le eccezioni c’era questa minuta donna partigiana, che scrisse per L’Unità, per Paese Sera e per Repubblica. Sempre lucida e sempre innamorata: del suo mestiere, sopra ogni altra cosa. “Tra un weekend di passione con il mio Pajetta e un’inchiesta, io preferirò sempre la seconda” confessò Miriam Mafai. Comunista anomala, giornalista anomala e donna (di sinistra) anomala.

Comunista anomala perché le interessava solo “la verità a ogni costo”, anche se quella verità era contraria ai propri ideali e ai propri convincimenti. Perché, come ha ricordato il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, “il suo temperamento era alieno da convenzionalismi e faziosità”. Perché era una donna profondamente laica. Un lusso, quel modo di essere e di vivere, che in pochi potevano permettersi all’interno del Pci del centralismo democratico. L’unico lusso, per inciso, che Miriam Mafai si è concessa, avendo vissuto in ambienti spartani arredati soprattutto da libri.

Giornalista anomala più o meno per gli stessi motivi. Perché oggi “la verità a ogni costo” sembra, se non l’ultima, la penultima delle preoccupazioni per chi scrive sui quotidiani e per chi va in tivvù brandendo microfoni come fossero clave. E perché Miriam ricordava ai colleghi più giovani che “il giornalista si fa scarpinando”. Una bestemmia, in un mondo che vede i redattori aspettare ormai il lancio di agenzia o la corrispondenza del collaboratore per scrivere il pezzo, comodamente seduti in ufficio. Articoli che proprio per questo motivo, nella stragrande maggioranza dei casi, sono ricchi di opinioni superficiali e poveri di fatti documentati. Miriam Mafai, come ha ricordato il suo ultimo direttore, Ezio Mauro di Repubblica, era invece “una giornalista che sapeva spiegare perché voleva capire”. Oggi nessuno si sforza di capire, delegando questa terribile fatica alla velina preconfezionata dei regimi dal volto gentile.

Donna di sinistra anomala, infine, perché la Mafai era una donna allegra, innanzitutto. Dalla risata fragorosa e coinvolgente. E perché prima di tutti aveva capito che “i partiti così come sono, oggi, non sembrano assolutamente in grado di produrre un forte progetto riformatore”. Tutti i partiti, compreso il Pd, da cui si allontanò prestissimo. Partiti che, “anziché facilitare e accrescere la partecipazione dei cittadini alla vita democratica, la limitano e la soffocano”.

Di fronte a queste splendide anomalie che vengono a mancare, adesso sarà dura continuare a credere nel mestiere del giornalista, e sarà sempre più difficile sperare nella forza riformatrice della sinistra. Sì, sarà complicato farsi luce senza Miriam Mafai, magistrale esponente del pensiero laico. Anzi, per la dirla con Eugenio Scalfari, del “liberissimo pensiero”.

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