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25 piccoli Calvino

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Il premio Calvino compie 25 anni. È giusto ricordarlo perché per noi di scuola Omero rappresenta il più serio e affidabile concorso per narratori esordienti che ci...

Il premio Calvino compie 25 anni. È giusto ricordarlo perché per noi di scuola Omero rappresenta il più serio e affidabile concorso per narratori esordienti che ci sia oggi in Italia. Che sia serio lo abbiamo imparato anno dopo anno. Sono stati moltissimi i nostri allievi che hanno mandato il loro manoscritto per sottoporlo alla giuria del premio. E tutti hanno ricevuto una scheda di lettura che spiegava pregi e limiti del lavoro. La serietà è confermata anche dal fatto che spesso in finale si sono ritrovati alcuni dei partecipanti ai nostri laboratori, senza bisogno di spintarelle o raccomandazioni. Che sia affidabile lo dimostra il fatto che le case editrici poi pescano tra le file dei finalisti, oltre che dei vincitori, per pubblicarli. Anzi, noi stessi abbiamo visto editori che avevano ricevuto un manoscritto e lo avevano in lettura con il dubbio se inserirlo in catalogo oppure no. E che poi si sono affrettati a proporre un contratto all’autore quando è stato inserito tra i finalisti del premio.

Quando un esordiente che sta frequentando i laboratori di Omero riceve una scheda di lettura del Calvino qualche volta ce la fa leggere. E c’è da dire che sono ben fatte, valgono quasi sempre la spesa dell’iscrizione al concorso, che è di 60 euro per opere entro le 300 cartelle, altrimenti si arriva a 100. Un costo comunque inferiore a quello delle agenzie letterarie che molte volte si limitano a fornire solo un commento professionale. Le schede di lettura del premio Calvino come tutte, ovviamente, non sono infallibili e anche tra quelle che abbiamo visto noi ce ne sono state alcune che non abbiamo condiviso in pieno. Ma in genere prevale la sensibilità letteraria e la professionalità di chi le compila.

Un’unica avvertenza: l’autore deve essere inedito, non solo l’opera, altrimenti può capitare quello che è successo ad Alessandra Dragone, che sarebbe stata nella finale di quest’anno se non fosse che aveva già pubblicato dei testi a proprio nome.

A noi piace anche l’idea che il concorso sia ispirato a Italo Calvino, un narratore che ha dato il meglio di sé, come piace a noi, sia con il realismo sia nel genere fantastico. La nascita del premio viene raccontata così da quelli che l’hanno realizzato: “Il Premio è stato fondato a Torino nel 1985, poco dopo la morte di Italo Calvino, per iniziativa di un gruppo di estimatori e di amici dello scrittore tra cui Norberto Bobbio, Natalia Ginzburg, Lalla Romano, Cesare Segre, Massimo Mila e molti altri. Calvino, com’è noto, svolgeva lavoro editoriale per l’Einaudi; l’intenzione è stata quella di riprenderne e raccoglierne il ruolo di talent-scout di nuovi autori (ne è testimonianza il volume I libri degli altri, Einaudi, 1991)”. E di talenti in 25 anni ne sono venuti fuori molti, che poi hanno affrontato il giudizio del pubblico.

A metà marzo sono stati resi noti i nomi dei finalisti dell’edizione di quest’anno e ancora una volta si ripeterà il rito della serata finale che incoronerà il vincitore. Ma anche i piazzati potrebbero cavarsela abbastanza bene. È già successo.

Quest’anno i finalisti sono, in rigoroso ordine alfabetico, Simona Baldelli con Evelina e le fate, Marco Campogiani con Smalltown boy, Riccardo Gazzaniga con A viso coperto, Simone Giorgi con Il peggio è passato, Eugenio Giudici,  con Piccole storie, Paolo Marino con La casa di Edo, Michela Monferrini con Gennaio come, Fabrizio Pasanisi con Lo stile del giorno.

Scrutate le vetrine delle librerie, potreste veder passare qualcuno di questi campioncini.

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