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The wall e lo zombie che si morde la coda

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Una notizia (quasi) d’altri tempi. L’album The wall dei Pink Floyd è arrivato nei negozi il 28 febbraio.

Una notizia (quasi) d’altri tempi. L’album The wall dei Pink Floyd è arrivato nei negozi il 28 febbraio. In tre versioni: Immersion, Experience e LP. La notizia è una notizia (quasi) d’altri tempi non solo perché l’edizione originale venne pubblicata e arrivò nei negozi nel 1979. Ma anche perché oggi il disco può pure cercare di arrivare nei negozi, ma intanto i negozi se ne sono (quasi tutti) andati. Trovarne uno anche in una città grande come Roma sta diventando difficile, perché si sono trasformati in rivenditori di smartphone o psp o wii; se non capite almeno una di queste ultime parole allora siete abbastanza antiquati da cercare ancora i cd in una delle ultime discoteche rimaste oppure da Feltrinelli.

 

Non so se avete presente il 1979. Il muro di Berlino c’era da 18 anni e ci sarebbe rimasto per altri 10. Divideva la zona controllata dagli alleati occidentali da quella in mano ai sovietici. Già raccontarlo a chi è nato dopo il 1990 è difficile. Certo, il muro di The wall non è proprio quel muro lì. È un muro metaforico costruito intorno a noi dalla nostra personalità incapace di aprirsi agli altri perché inibita e spaventata dalla società, dai genitori e dagli insegnanti repressivi. Comunque l’anno successivo alla caduta del muro vero nel 1989 fu proprio un esecuzione di The wall in concerto a celebrare l’evento.

Oggi il cd è un mezzo (quasi) fuori dal tempo. E fa tenerezza l’idea delle tre versioni con nomi altisonanti e vintage (Immersion, Experience e LP) destinate (probabilmente) solo a un pubblico sulla soglia della terza età. Anche le radio non usano praticamente più i compact disc e la musica viene scambiata in mp3 e messa in onda sotto forma di file audio.

Da qualche tempo i Pink Floyd combattono una loro guerra personale contro le tecnologie moderne di vendita. Hanno chiesto a un tribunale di impedire alla loro casa discografica di mettere in vendita su iTunes i loro brani come singoli. Per affermare il concetto che i loro lavori, quasi come delle sinfonie classiche, siano composti di movimenti indivisibili. E a dicembre del 2010 la Corte d’Appello presso l’Alta Corte di Giustizia di Londra gli ha dato ragione. Negli anni ’70 erano giovani che esploravano la parte oscura della luna, oggi sono dei conservatori tecnologici.

La storia dei mezzi per ascoltare le canzoni comunque coincide quasi del tutto con la storia della musica nell’epoca moderna. Avrete notato che quasi tutte le canzoni pop o rock trasmesse alla radio durano intorno ai tre minuti, al massimo raggiungono i quattro, non sono quasi mai più corte di due. Questo dipende dal fatto che la durata della musica contenuta nella facciata di un 45 giri è intorno ai tre minuti. Il 45 giri per chi non l’ha mai visto o ascoltato (la produzione in larga scala è stata interrotta agli inizi degli anni ’90) era un disco di vinile nero di quasi diciotto centimetri bucato al centro; roteava a 45 giri al minuto, da qui il nome. Il trionfo dell’industria discografica fu in effetti il trionfo di questo formato. E gli artisti di successo presero a incidere canzoni che duravano né più né meno quel tempo lì.

Le radio trasmettevano soprattutto i 45 giri, tanto che quando Dylan incise Like a rolling stone la canzone venne divisa in due parti, una sul lato A e l’altra sul lato B. Gli ascoltatori cominciarono a protestare perché volevano sapere come andava a finire perché veniva trasmesso solo il lato A…

Più o meno in quegli anni alcuni artisti cominciarono a privilegiare il disco che andava più o meno a 33 giri, l’Lp, il long playing che già dal nome, suonare lungo, sembrava dire che il formato normale erano sempre i tre minuti del 45. I Pink Floyd sono stati tra quelli che hanno privilegiato il formato più esteso che durava fino a trenta minuti ogni facciata. Insomma anche le loro opere più complesse rientravano nella forma del momento. Al massimo la raddoppiavano, come in The wall che era un album doppio. Puoi suonare un capolavoro lungo quanto vuoi, se c’è pubblico che ti ascolta davanti a te, ma quando vuoi incidere un disco adegui la tua musica al formato del momento.

La musica è cambiata. Oggi la trovi su iTunes nella forma di singole canzoni che rispettano la durata canonica di circa tre minuti perché tanto verranno comunque trasmesse dalle radio. E magari anche la nuova versione di The wall guadagnerà di più dagli scaricamenti on line che dalle vendite al dettaglio dei cd. Oggi trovi la musica in tanti altri luoghi, su Youtube, su Facebook (a proposito, ogni giorno il facebook di Omero si regala bellissime canzoni che Enrico Valenzi seleziona con la cura di un disc jockey colto e appassionato come nemmeno negli anni ’70…). E i Pink Floyd che annunciano l’arrivo nei negozi di The wall mi fanno pensare a uno zombie che si morde la coda.

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