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Vite segrete del samba

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Il 7 agosto 1940 la nave Uruguai in missione ufficiale nord-americana raggiunge Rio de Janeiro ma non ne sbarcano solo dei militari

Il 7 agosto 1940 la nave Uruguai in missione ufficiale nord-americana  raggiunge Rio de Janeiro ma non ne sbarcano solo dei militari: a bordo ci sono Stokowski e centonove strumentisti  della All American Youth Orchestra, per un concerto al Teatro Municipal. Stokowski ha scritto al maestro Villa-Lobos chiedendogli di organizzare un gruppo di musicisti brasiliani di valore con cui incidere un disco. Tra questi il sambista e pai-de-santo Zé Espinguela, conosciuto anche come José Spinelli o Pai Alufá.

 

Zé solca il disco statunitense con l’incisione di due composizioni dal suggestivo ritmo di origine africana:  Macumba de Oxóssi e Macumba de Iansã. Il pai-de-santo  Zé Espinguela ama infatti le riunioni di macumba in cui gli Orixás, forze della natura come l’acqua, il vento, la vegetazione, il fuoco, si fanno ancora più prossime agli uomini e alle donne che proteggono e accompagnano in ogni passo dell’esistenza. La personalità di ognuno somiglia a un Orixá, a una forza della natura e le riunioni ricongiungono al potere vitale del proprio ‘Santo’. Ma Zé Espinguela ama il samba tanto quanto la macumba tanto che è opera sua la prima disputa tra gruppi di compositori di samba del carnevale carioca che ha luogo nel 1929. Mulatto alto, con il viso butterato dall’acne, Zé Espinguela abitava in via Engenho de Dentro, dove si tenevano anche le sue riunioni di candomblé.

 

Espinguela era un donnaiolo e un gran festaiolo. Anche se sposato, ospitava le fedeli della macumba dentro casa. Lavorava al giornale Vanguarda, dove si occupava di articoli che gli andavano a genio, come annunci di compleanni e morti di sambisti o versi di canzoni. In quel tempo il samba e la macumba avevano un legame intimo, entrambe proibite e confinate nei quartieri degli afrobrasiliani. Così nelle riunioni, dopo i culti dedicati agli orixás, cominciava la batucada del samba. Doveva essere una cosa molto discreta, riservata, quasi segreta a causa della proibizione imposta dalla polizia. Il pregiudizio era tale che la  batucada era vista come un crimine e i sambisti considerati quasi come criminali  da mettere in manette. Le riunioni erano divertenti malgrado il pericolo e sembra non ci fosse nessuno migliore di Zé Espinguela per  organizzarle. Riuniva mezza dozzina di abili sambisti, distribuiva bevande a volontà e lanciava la sfida tra i compositori. Sceglieva un tema, proponeva che componessero un samba ispirato all’argomento prescelto e premiava i vincitori. La prima grande gara cittadina di samba si è tenuta il giorno dedicato al patrono della città. Era una domenica (settimo giorno della creazione, dedicato interamente a Rio de Janeiro, secondo i brasiliani), il 20 gennaio 1929, e mentre una parte della popolazione festeggiava San Sebastiano in chiesa, un’altra parte si concentrava nei ritrovi di macumba, salutando Oxossi. In via Engenho de Dentro, Zé Espinguela aveva riunito i più abili sambisti di Rio, provenienti da tre gruppi: Oswaldo Cruz, in seguito Portela, il gruppo Deixa Falar, dal quartiere Estácio  e il gruppo di  Mangueira. Ogni gruppo era sostenuto da una tifoseria di una cinquantina di persone al massimo. Tutto questo rivive nelle tradizioni profonde della musica e delle danze brasiliane, tradizionali e attuali, sempre cariche di ‘banzo’, la nostalgia degli oriundi africani verso la terra d’origine.

 

C’è un luogo a Roma dove chi è curioso può scoprire, respirare  e imparare a muoversi nell’ universo animato e vitale delle danze brasiliane, esplorarne varietà ed evoluzione: samba, samba de gafieira, forro’, zouk brasil, lambada, maxixe, jongo , xaxado,  danza afro-brasiliana  fino alle recenti evoluzioni del moderno zouk, kizomba, cabolove, hip hop, r&b, contemporaneo, reggaeton, dancehall e raggajam. Si tratta della scuola dell’eccellente coreografo e maestro di danze tradizionali, capoeira e cultura popolare brasiliane Silvio Bondy. Silvio sa raccontare le vite, i segreti, lo spirito che abita il samba e condivide con i suoi allievi storie, cultura, tradizioni e filosofia di vita alla base della creazione musicale brasiliana, insieme al patrimonio di tecnica e armonia del movimento, alla preparazione muscolare e ritmica, al controllo dei muscoli. Tra gli obiettivi dell’insegnamento compare infatti in primo luogo la diffusione della miniera di tradizioni, storie, folclore e spiritualità della cultura afrobrasiliana. Si esce dalla scuola non solo tonificati fisicamente ma come al ritorno da un viaggio, con una maggiore fiducia in sé e  capacità di improvvisare, più leggeri e più energici.

Perché samba, samba de gafieira, forro’, zouk brasil, lambada, maxixe, jongo , xaxado,  danza afro-brasiliana  sono un distillato di vite e leggende tramandate che si portano dentro l’animazione e la vitalità di secoli di storie.

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