Condividi su facebook
Condividi su twitter

Elogio della vulnerabilità

di

Data

Difficile credere che in un’epoca di crisi globale come quella che stiamo attraversando, qualcuno decida di scrivere un libro sulla vulnerabilità, o meglio sulla sua importanza all’interno della società.

Difficile credere che in un’epoca di crisi globale come quella che stiamo attraversando, qualcuno decida di scrivere un libro sulla vulnerabilità, o meglio sulla sua importanza all’interno della società. Eppure secondo Corine Pelluchon, filosofa, ricercatrice francese e autrice del saggio “Eléments pour une éthique de la vulnérabilité” (Éditions du Cerf) occorre rivedere il concetto di etica, integrarlo nella realtà quotidiana e trasformarlo in relazione al mondo che ci circonda. Se la debolezza, ci aveva spiegato Jacques Attali nelle sue sette lezioni di vita, può diventare la nostra più grande risorsa per sopravvivere alla crisi, Corine Pelluchon sottolinea l’importanza del dovere verso l’altro, o meglio verso gli altri: siano essi animali, uomini o natura. Occorre ritrovare quel “coraggio della responsabilità” che Hans Jonas nel 1979 aveva minuziosamente teorizzato, e rievocare un “umanesimo dell’alterità”, in grado di farci riemergere dal medioevo dell’individualismo. L’abbandono dell’etica antropocentrica riuscirà a far emergere i nuovi rapporti tra l’uomo e gli animali, tra l’uomo e la natura, tra l’uomo e i soggetti più deboli. Perché la vulnerabilità è forse la nostra unica risorsa per ridefinire le categorie sociali e politiche e per creare un nuovo concetto di democrazia.

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'