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Alexis Sweet: “Il tredicesimo apostolo è una provocazione”

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"Il tredicesimo apostolo – Il Prescelto" è il primo serial mistery italiano, in onda su Canale 5, diretto da Alexis Sweet. Per la televisione il regista ha girato "Il Capo dei Capi", "Intelligence – servizi&segreti", "RIS – Dellitti Imperfetti",

“Il tredicesimo apostolo – Il Prescelto” è il primo serial mistery italiano, in onda su Canale 5, diretto da Alexis Sweet. Per la televisione il regista ha girato “Il Capo dei Capi”, “Intelligence – servizi&segreti”, “RIS – Dellitti Imperfetti”, serie televisive record di ascolti. Nella sua carriera ha lavorato con registi come Steven Spielberg, Hugh Hudson, Spike Lee, Mike Figgis, Ridley Scott e tanti altri. Si è dedicato a numerosi documentari in Africa e ha realizzato più di 100 spot pubblicitari.

 

Sweet, lei è passato dalla fiction sulla mafia a una serie TV che mette a confronto il paranormale con la religione. Quanto reale c’è nella prima serie e quanto fantareale c’è nella fiction “Il tredicesimo apostolo”?

La serie “Il Capo dei Capi” è basata su un libro-inchiesta di Giuseppe D’Avanzo e Attilio Bolzoni e racconta la storia vera del noto boss di Corleone, Salvatore Riina. “Il tredicesimo apostolo” è spunto di pura fantasia, un altro tipo di prodotto, dove si propone un approfondimento sul mondo metafisico, paranormale, esoterico. Nella fiction abbiamo due personaggi che sono all’opposto dello spettro: Gabriel Antinori, un gesuita, un esorcista, che lavora per la Congregazione della Verità, un’istituzione ecclesiastica che verifica eventi razionalmente inspiegabili, e la psicologa Claudia Munari, autrice di vari libri sui fatti di falsi profeti, sulla gente che sfrutta la credenza non a fin di bene. Io mi definisco un regista di mestiere, non un autore e provo a fare più stili possibili perché mi diverte raccontare diverse storie, anche se sono in opposizione l’una con l’altra.

 

Il numero 13 è usato nella letteratura, nel cinema come un numero mistico. Perché la scelta di un numero misterioso nel titolo della fiction “Il tredicesimo apostolo – Il prescelto”?

Il numero 13 è riferito all’apostolo. Come bene sappiamo gli apostoli erano 12. Dire che c’è un altro apostolo nel dogma della Chiesa Cattolica è un po’ una provocazione. Il numero13 in certe culture come in Inghilterra porta bene, mentre in Italia si dice che porti sfiga. Il titolo della mini-fiction nasconde un mistero, che c’è un tredicesimo apostolo che sta per essere svelato.

 

Per chi scrive è molto più facile fantasticare sulla realtà. Quanto è difficile per un regista la trasformazione delle parole in immagini?

Ci sono vari passaggi. Io leggo la sceneggiatura e vedo la credibilità del contenuto. Anche nel mondo astratto ci deve essere qualcosa di credibile, che tocca la verità. È possibile che io modifichi la scena per darle il giusto calibro e renderla più cinematografica. Poi diventa un problema di tecnica e di budget. Se il testo dice che Roma viene attaccata da un esercito di Ufo, per esempio, sappiamo in partenza che è impossibile realizzare la scena. Ricordiamo che il pubblico è abituato a degli effetti speciali straordinari in 3D come “Avatar”, “Trecento”, “Il signore degli anelli” ecc.  Meglio poche scene ben fatte che grandi ambizioni con un basso budget. Bisogna prima tradurre la scrittura in fattibilità tecnica per decidere se costruire una stanza o usare la grafica del computer. Per vedere se può funzionare, io personalmente disegno prima tutte le inquadrature della scena, lo story-board.

 

Gli sceneggiatori di questa serie sono esperti in paranormale?

Per questa fiction hanno scritto diversi sceneggiatori con la supervisione di Andrea Nobile, uno specialista del genere, inizialmente realizzato da PietroValsecchi con Gianfranco Nerozzi, autore di libri di fantascienza. Io non vengo da questo genere, ma la sfida era immensa perché parliamo di un prodotto 100% italiano, ambientato a Roma e che parla della chiesa cattolica. Non è un prodotto che si può fare all’estero.

 

Lei si è specializzato all’estero come regista dove sono molto più aperti a questo genere. Cosa si deve vedere, cosa sentire e cosa intuire in una fiction fantareale?

Ho lavorato molto in Inghilterra  dove questo genere non è molto usato, però uno dei primi film che ho fatto come aiuto regista era “Xtro” di Harry Bromley Davenport, una specie di horror con degli alieni. Credo che il produttore avesse come obiettivo una replica al film “E.T. l’extra-terrestre” di Steven Spielberg, dove il personaggio E.T. era buono, mentre Xtro era un cattivo. Ha avuto tanto successo, è diventato un cult. Quanto si deve vedere? Dipende dal film. Si va da ” 2001: Odissea nello spazio” raccontato con un certo rigore da Stanley Kubrick all’”Inquilino del terzo piano” di Roman Polanski dove tutto è suggestivo, si vede poco o niente, a “Psycho” di Alfred Hitchcock. Una cosa che hanno in comune tutti questi registi è la suspense che è fondamentale.

 

La storia d’amore tra i due protagonisti è una storia impossibile?

Non è una storia impossibile, non c’è una legge che dice che un prete non può innamorarsi o fare l’amore con una persona. E’ una legge che riguarda solo la chiesa cattolica: i preti protestanti lo possono fare, gli ortodossi penso che devono essere sposati e poi diventano preti. La storia del protagonista, che è un uomo che ha un rapporto con una donna, è difficile, improbabile ma non impossibile. Molte volte “la carne è debole”. Senza offendere nessuno, nel “Tredicesimo apostolo” si parla della scelta. Io credo che la scelta va fatta una volta che hai provato la cosa alla quale stai per rinunciare. Come nella chiesa ortodossa loro hanno già provato un rapporto tra un uomo e una donna per poi rinunciare al piacere per Cristo. Se non hai mai provato non è una scelta. Secondo me è uno di quei dogmi della chiesa cattolica che vanno revisionati.

 

La scienza, la religione e i fenomeni paranormali: questo è il triangolo della storia. Quale è il ruolo di ognuno nella fiction?

Il vero protagonista della fiction è uno che avrà dentro di se tutti questi elementi. Il nostro protagonista, padre Gabriel, è un uomo molto aperto, non è uno che porta la fede come uno standard che sposa a tutti i costi. E’ una persona che davanti a un miracolo si chiede se veramente lo è oppure no. Il miracolo, secondo la chiesa cattolica ha delle regole ben precise, delle cronologie. Lui è molto aperto a una serie di teorie usando sempre i testi del vecchio e del “Nuovo Testamento” come una guida. Ma non è altro che una guida. Perché dentro il “Vecchio Testamento” si affrontano i problemi del paranormale, dell’esoterismo, della metafisica. Come la Cabala, per esempio, che cita il non conosciuto. I nostri casi vengono spesso lasciati aperti. Stiamo cercando di capire come funziona questo universo, non abbiamo delle risposte a tutto.

 

Avete usato la grafica per diverse scene difficile da realizzare con delle tecniche meccaniche. Il computer può trasformare oggi tutto in fantareale?

Sì e no. E’ l’idea che trasforma la realtà in fantareale. Il computer è solo un mezzo: il limite del computer è la nostra mente. Per realizzare varie scene tipo quella dove le persone vengono sollevate dal letto, abbiamo usato delle tecniche miste. Molti effetti non si vedono, le piogge, le luci dei lampi sullo sfondo. Una scena dove una stanza si allaga non puoi farla in realtà. Per esempio, nel mondo dell’animazione 3D, parlo di “Toy story” o dei film della Pixar, l’acqua o il pelo su un orso fino a ieri erano un problema. Oggi questo limite è stato superato, ma ci sono altri problemi.

 

Su Twitter, durante la trasmissione delle puntate di “Il tredicesimo apostolo”, le persone dicevano di avere paura e angoscia. Le cose che non si conoscono, che non si possono controllare, provocano questo tipo di emozioni?

Se vai a guardare nello specifico, è raro che nell’episodio ci sia una minaccia al pubblico. In un horror c’è una giovane coppia che viene uccisa da un killer mentre va in cucina a prendere la birra:  c’è una minaccia di morte al protagonista ma anche al pubblico. Noi non abbiamo questo tipo di horror o raramente abbiamo avuto dei casi di morte, quindi siamo più suggestivi. L’emozione di un film di fantascienza spesso è la paura, l’inquietudine. Lo spettatore, da una parte ha paura, dall’altra non vede l’ora di vederlo. Lo vedono tremando, ma poi lo guardano lo stesso.

 

“Il tredicesimo apostolo” ha suscitato grande successo di pubblico. Sarà distribuita anche all’estero?

Penso di sì. Sono orgoglioso di questo lavoro perché credo che ha una bella alchimia, ha toccato molte delle mie aspettative con il pubblico. Al pubblico è piaciuto più di quanto immaginassi. Sono contento di me stesso: nella mia carriera televisiva ho fatto generi come poliziesco, storico, l’action e mistico, manca solo il genere western, la commedia e il musical. La serie “RIS” è stata venduta in tutta Europa. L’idea di “Il tredicesimo apostolo” è particolare e potrebbe essere distribuita anche in America.

 

Pensate già alla seconda serie?

C’è il progetto di un seguito, se sarò io il regista, il mio approccio sarà lo stesso. Se la fiction chiuderà con grandi ascolti, la casa produttrice sarà più motivata a investire nella seconda serie, anche se ne dubito. In Italia, se la prima parte va bene, nella seconda serie si tende sempre ad abbassare i costi, nell’idea che la gente la segue lo stesso. Al contrario degli americani che investono di più nelle seconde serie, proprio per premiare la fedeltà del pubblico.

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