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Come può ridursi Giancarlo Ratti

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Quando entra in scena è fin troppo vestito, Giancarlo Ratti. Emerge dal buio nello spazio scenico intabarrato in una giacca pesante.

Quando entra in scena è fin troppo vestito, Giancarlo Ratti. Emerge dal buio nello spazio scenico intabarrato in una giacca pesante. E gira sul palcoscenico emettendo qualche parola spezzettata tipo poeta… topo… poeta… topo… Un topo che ruota nella sua gabbietta, un poeta che vaga intrappolato in un amore.

Giancarlo Ratti è un attore. Sul serio. Non è solo il Barilon dei “Cesaroni” su Canale 5. E nemmeno solo lo stralunato interprete dei titoli di giornali del “Ruggito del coniglio” su Radio 2 Rai. È un attore che ha vestito gli abiti di molti personaggi a teatro ed è capace anche di prestare la sua voce e il suo corpo ai poemi di Vladimir Vladimirovič Majakovskij. Come ha fatto nella serata dal titolo Come può ridursi un uomo, al teatro Golden di Roma il 30 gennaio.

La giacca diventa un fardello insostenibile e finisce in terra. Mentre il poeta non è più solo un topo ma anche un orso bianco, Godzilla, un uccello che vola da Parigi a Mosca preso a cannonate dalla contraerea.

Ratti ha scelto due testi del poeta futurista russo, Di questo e La nuvola in calzoni, per fare un’immersione nei suoi versi qui e là variamente attualizzati. Nessun personaggio buffo, nessuna cialtronata. Solo qualche battuta, quasi sempre riuscita, strappa risate al pubblico che rimane affascinato e un po’ stupito. Quasi interdetto all’inizio di fronte a qualcuno che si mette in mostra senza proteggersi.

Anzi, sempre più indifeso. Via le scarpe e poi via i calzettoni. A piedi nudi Majakovskij continua ad avanzare gridando il suo amore lirico e disperato.

Ratti è solo in scena, con l’aiuto di qualche brano musicale che serve a punteggiare i passaggi del testo, mentre con la voce imita il suono dell’immancabile telefono che dovrebbe congiungere l’innamorato con l’amata e che invece lo mette in contatto con una domestica o con la vecchia madre. E ogni tanto canticchia in modo ossessivo la sigla di una serie televisiva, “Ai confini della realtà”. Riferimenti contemporanei che non stonano in questa riscrittura appassionata dei due poemi. Ci sono i versi che Pasternak scrisse in morte del poeta: “Ma la vecchiezza è una Roma senza burle e senza ciance che non prove esige dall’attore ma una completa autentica rovina” e quindi c’è pure un passaggio da osteria romanesca con una veloce parodia di Aldo Fabrizi

Ma il dramma non solo amoroso va avanti e l’uomo in scena si spoglia ancora. Si sbottona la camicia, si toglie i pantaloni. Resta in mutande e canottiera.

La tensione cresce. Una parte del pubblico probabilmente rimpiange Barilon, le battute, gli scherzi innocui. Mentre Ratti quasi senza parere con leggerezza si punta l’indice alla tempia, lo appoggia alla bocca come la canna di una pistola. Poi continua a recitare. Qualcuno sussurra all’orecchio del vicino: – Majakovskij non è morto suicida?

Ora la canottiera finisce dove sono già gli altri vestiti. Ratti è accovacciato, quasi completamente nudo. Accartocciato su se stesso e poi in piedi a mostrarsi senza pudore. Con la mancanza di pudore che deve avere un attore. E che non può non avere un poeta. Il mio cuore messo a nudo è il titolo di un’opera di Baudelaire. “La poesia è un uomo nudo” ha scritto Dylan. “Io andavo mezzo nudo, andavo scalzo” cantava proprio Majakovskij.

Messo lì, nudo al centro del palco, l’attore brillante radiofonico e televisivo sembra dire al pubblico: – Volete qualcosa di diverso dalle banalità dei media? Volete la poesia? Volete un uomo nudo?

E il pubblico almeno per una sera ci sta. Quando la luce si spegne su Vladimir Vladimirovič Majakovskij denudato dalla fatica di vivere e di amare, si scioglie in un lungo applauso.

E quando Ratti torna in scena per salutare gli spettatori, coperto solo da un accappatoio sulle note di due canzoni pop, la struggente The power of love dei Frankie goes to Hollywood e il Rap futuristico di Fabri Fibra, il pubblico capisce che ora si può sorridere liberamente. Giancarlo Ratti ha attraversato come in un sogno sciamanico l’anima poetica di Majakovskij ed è tornato tra noi. La prossima volta che gli sentiremo dire una battuta umoristica avremo già dimenticato il grande poeta russo e la sua poesia?

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