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Serenata d’un autista di autobus

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Faccio l’autista dell’autobus da circa venti anni. Ieri mattina, alle 7 in punto come al solito, perché io sono uno molto puntuale, prendo possesso del mio mezzo, la linea numero tre, e dal deposito del TRAIN imbocco la strada che porta verso la stazione.

Faccio l’autista dell’autobus da circa venti anni. Ieri mattina, alle 7 in punto come al solito, perché io sono uno molto puntuale, prendo possesso del mio mezzo, la linea numero tre, e dal deposito del TRAIN imbocco la strada che porta verso la stazione. Sono quattro chilometri e 250 metri  di doppia corsia e non c’è mai molto traffico a quell’ora perché i primi treni partono od arrivano dalle 8 in poi. Per questo motivo salgono solo poche persone alle fermate, all’incirca una decina fino alla stazione. Insomma quello è un gran bel momento per guidare l’autobus, direi il migliore della giornata, perché ti senti padrone di tutta la strada e scorri via come l’olio senza i soliti automobilisti del cavolo tra i piedi e tutta quella gente con le valigie che impiega secoli a salire e scendere dal tuo mezzo.

 

Ieri alle 7 e 5 in punto, perché io sono sempre puntuale con il mio mezzo, anche nelle ore di punta, figuriamoci alla prima corsa del numero 3, mi fermo davanti alla porta scorrevole della stazione e cosa ti vedo? Un pinguino alla fermata dell’autobus. Io i pinguini dal vero non li ho mai visti, perché non ho viaggiato molto e non sono mai stato allo zoo in vita mia, però sono sicuro che fosse proprio un pinguino, insomma di quelli che si vedono in televisione. Ad occhio e croce avrei detto alto più o meno un metro e mezzo che è una bella altezza direi perché anche se di pinguini non me ne intendo mi sono sempre sembrati più bassi. E stava guardando in alto verso l’insegna con scritto su il numero come fanno quelli che stanno aspettando proprio il numero tre e poi tanto te lo chiedono uguale se quello è il numero tre anche dopo che lo hanno letto cento volte sopra la mia testa. Non vorrà mica salire sul mio autobus mi sono chiesto. Il regolamento parla chiaro a proposito dei cani e di quali vanno fatto salire con la museruola e quali senza e di quali devono pagare il biglietto e e quali no ed io sono sempre molto attento a far rispettare le regole tanto che ho discusso anche con un paio di cacciatori durante la stagione venatoria, ma un pinguino non è previsto dal regolamento. Oltre tutto da solo. Questo sì che è un bel guaio, ho pensato e doveva capitare proprio a me che ho vent’anni di servizio alle spalle e che ho già fatto la domanda per andare in ufficio a rinnovare gli abbonamenti anziché stressarmi tutto il santo giorno sulla linea numero tre in mezzo a questo traffico maledetto. Insomma apro la porta anteriore perché quando c’è qualcuno che aspetta bisogna sempre aprire anche la porta anteriore da cui devono salire solo quelli col tesserino in mano e con la foto bene in vista per essere sicuri che sia il loro tesserino, perché certi studenti se lo scambiano anche il tesserino e te devi avere cento occhi se vuoi che non ti freghino, insomma il pinguino si avvicina e sale i due scalini, anche con una certa agilità, mica come certe vecchiette che ti aspetti che si pieghino in due da un momento all’altro e quando non lo fanno tiri un respiro di sollievo perché sennò dovevi chiamare il 118 e nel frattempo la gente aspetta e brontola perché l’autobus arriva in ritardo. Ora mi chiederà di fare il biglietto, penso tra me e me, a meno che non lo abbia già comprato alla tabaccheria della stazione come fanno quei pochi che non vogliono far perdere tempo all’autista. Invece niente, non mi ha chiesto niente ed è rimasto lì accanto a me. Io sono ripartito ed ho ripreso la mia corsa col pinguino accanto. Ogni tanto lo guardavo di sottecchi perché quando si guida non bisogna distrarsi ed è bene non parlare con quelli che si piazzano in prima fila accanto all’autista ed iniziano con le solite domande sugli orari, gli scioperi e compagnia bella. Dopo cinquecento metri, una signora ha suonato il campanello, alla fermata della Coop che a quell’ora non è ancora aperta e non so dove diavolo volesse andare quella donna alle 7 e 10 di mattina. Comunque lei ha suonato, io mi sono fermato, ho aperto tutte le porte ed il pinguino è sceso, così come era salito. Io ho tirato un respiro di sollievo e sono ripartito.

 

Ieri sera sono andato dal mio dottore e gli ho raccontato la cosa. Lui dice che devo aumentare il dosaggio del Depakin e mi ha fatto un certificato con cui chiede il mio trasferimento all’ufficio abbonamenti. Io spero che il pinguino dell’abbonamento non abbia mai bisogno o che lo rinnovi via internet come fanno in tanti oggi perché mi scoccerebbe ritrovarmelo davanti un’altra volta.

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