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Frutti di bosco

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Alle sette e trenta di ogni mattina, con il sole o con la neve, il signor Francesco impugna la pistola della sua pompa di benzina, l’avvicina al volto, chiude gli occhi e inspira profondamente.

Alle sette e trenta di ogni mattina, con il sole o con la neve, il signor Francesco impugna la pistola della sua pompa di benzina, l’avvicina al volto, chiude gli occhi e inspira profondamente. L’odore della benzina gli riempie i polmoni e le vene e lui, prima ancora di aprire il gabbiotto, sorride di un sorriso che dice che la sua giornata ha inizio.
Nei giorni di chiusura, qualche volta, di nascosto da sua moglie va alla pompa e dà un’annusata prima di passare dall’edicola a comprare il giornale. Se non sente quell’odore viene assalito dall’ansia, un’ansia che non sempre riesce a contenere. Deve assicurarsi che la benzina sia ancora lì, che nessuno gliel’abbia portata via. Per arrivare alla pompa deve camminare qualche minuto, più di cinque e meno di dieci, lungo un grande viale alberato, così pieno di foglie verdi che passandoci in mezzo d’estate si ha la sensazione di entrare in una stanza con l’aria condizionata e profumata al sottobosco. La pompa del signor Francesco si trova proprio in fondo al viale, sotto un grosso tiglio, il più alto di tutti.
Questa mattina il signor Francesco esce di casa con uno strano solletico alle narici. Ha la sensazione che ci sia qualcosa nell’aria. Senz’altro la primavera, pensa. Anche se la primavera è già iniziata da un pezzo, e ci avviamo verso l’estate a colpi decisi di cinque, dieci gradi alla settimana. Qualche nuovo fiore deve essere sbocciato, pensa il signor Francesco avviandosi lungo il consueto percorso con una certa inquietudine floreale nelle vie respiratorie.
Camminando tranquillo ma un po’ sospettoso per il viale alberato, incrocia lo sguardo di un gattone bianco e grigio che trotterella nella direzione opposta. Il gatto lo osserva per qualche istante con grandi occhi viola, prima di puntarli di nuovo davanti a sé con una smorfia che ricorda un sorriso sotto i baffi. Il signor Francesco rimane per un attimo confuso da quello sguardo felino, poi torna in sé e accelera il passo. Si accorge che i colori intorno a lui hanno un che di compatto, come se invece delle foglie ci fosse un grande lenzuolo rosato a filtrare la luce del sole. Per strada non c’è nessuno, quando intravede da lontano il suo tiglio e la sua pompa, adagiata come sempre sotto di esso. Si affretta con inquietudine crescente, sfregandosi le narici con le dita. Afferra la pompa prima ancora di girare la chiave e prima di avvicinarla al viso chiude gli occhi, con un tuffo al cuore.
Qualcosa non va. Spalanca gli occhi appannati e fissa la pompa senza tuttavia riuscire a vederla, mentre il suo naso aspetta senza tregua. Un dolce profumo di frutti di bosco esce inequivocabilmente dalla pistola, e si fa più intenso man mano che il naso vi si avvicina. Il signor Francesco punta la pistola davanti a sé e produce un piccolo spruzzo. Una sostanza molliccia e bluastra schizza fuori e si adagia mollemente sull’asfalto, molto simile a marmellata di mirtilli. Nauseato, il signor Francesco rimane immobile con la pompa in mano, come un bambino che abbia rovesciato un barattolo di marmellata in terra. Un borbottio di automobile lo sveglia dall’assenza in cui è assorto. Alza la testa proprio mentre una macchina procede sul viale sobbalzando e quasi fluttuando. Il signor Francesco la segue con lo sguardo e riesce chiaramente a vedere piccoli frutti rotondi che escono dal tubo di scappamento, e che invece di rotolare a terra lievitano nell’aria come palloncini. Allora si guarda meglio intorno, e si accorge che è tutto pieno di frutti colorati che galleggiano nell’aria al di sotto del tetto dei tigli: fragole, mirtilli e more, e un profumo dolce di frutta matura pervade la strada. Si sente svenire.
Chiude gli occhi un istante e smette di respirare. Conta fino a cinque, quando riaprirà gli occhi, forse, sarà tutto passato, le auto romberanno lungo il viale e alcune di esse si fermeranno da lui. Cinque…
Le auto attraversano il viale con il loro buffo avanzare e non emettono alcun suono.Il signor Francesco spalanca gli occhi e apre la bocca. Forse sta per svenire, forse per urlare. Un sussulto lo attraversa dal bacino fino alla gola, la bocca si apre un po’ di più. Una grossa prugna gonfia e lucida ne esce fuori, iniziando poi a fluttuare nell’aria, sempre più su. Il povero signor Francesco adesso è bianco come uno straccio strizzato, si sente svuotato. Osserva la prugna salire su, su, su fino alle foglie dei tigli e poi ancora più su, scomparendo tra le fronde. La prugna è di un blu intenso. Le foglie sono di nuovo verdi e il profumo di frutta, dolcissimo e ancora più forte di prima è di nuovo nell’aria. Il signor Francesco è stanco, sfinito.
Si siede con fatica sul suo sgabello e resta lì, con la testa tra le mani e gli occhi bassi. Mezz’ora, un’ora, due. Non pensa a niente. Quando trova di nuovo la voglia di alzare la testa il sole è alto e l’ombra dei tigli, intarsiata di sfumature viola, è ancora più netta. Intorno a lui la strada si è ricoperta di chiazze di marmellata, e i frutti sospesi ondeggiano al cambiare del vento.
Deve essere già ora di pranzo. Dunque se si sbriga, almeno, questa volta farà in tempo ad andare a prendere Francesca all’uscita di scuola. Sua figlia gli ha detto che la piccola è chiusa in casa da una settimana con una brutta tosse, lui però si sente che oggi sta meglio e che a scuola c’è andata. Decide che la riporterà a casa a piedi, in macchina ci metterebbero troppo tempo. Basterà fare un po’ di attenzione a non scivolare.

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