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Il personaggio uomo

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Leggendo Don Giovanni in Sicilia (Vitaliano Brancati 1940/41) e Il privilegio di essere guru (Lorenzo Licalzi, Fazi tascabili 2009)

Leggendo Don Giovanni in Sicilia (Vitaliano Brancati 1940/41) e Il privilegio di essere guru (Lorenzo Licalzi, Fazi tascabili 2009)

Il successo della messa in scena scaligera del personaggio mozartiano, mi ha indotto a riprendere il romanzo Don Giovanni in Sicilia di Vitaliano Brancati. Il personaggio creato da Brancati nei primi anni ’40 del novecento, coniugava uno stile di vivere e stare al mondo aggiornato rispetto a quello del Don Giovanni mozartiano, ma si trattava sempre dello stesso uomo affamato di femmine. L’accostamento non è peregrino ma plausibile perché, guardando oggi ai due personaggi , ci si accorge che siamo di fronte certamente a un tipo umano universale e perenne che cambia pelle- habitus – col mutare delle epoche e dei luoghi, ma che ha sempre e solo uno scopo nella vita: conquistare una donna, ogni donna che gli capita a tiro. Cambiano solo le modalità della conquista. Proprio per questo, ogni volta che ci si imbatte in lui, si è costretti a fare una pausa di riflessione.

Cosa c’è rimasto dei due modelli precedenti nello sciupafemmine che i mass media ci trasmettono? Chi è il Don Giovanni di oggi?

Tralasciando il personaggio teatrale di Mozart figlio legittimo di un epoca a noi troppo lontana,

il Don Giovanni siciliano ha una particolarità. L’autore l’ha fatto creare dallo sguardo delle donne.

Nelle prime tre righe di un incipit accattivante di ventisei righe che sveglia l’interesse del lettore, c’è il protagonista incardinato nel suo mondo famigliare che ne alimenta la sua identità e nelle successive ventitré righe il lettore scopre ,in concomitanza, sia il tempo e il luogo della storia che le tre sorelle del protagonista prime fattrici del nostro eroe.

Si tratta di personaggi secondari femminili a cui vengono aggiunti nelle pagine successiva due amici personaggi secondari maschili ma necessari e indispensabili.

Quei personaggi secondari , sia femminili che maschili, servono a delineare per relazione il carattere e la mentalità del protagonista per poi connotarlo nel modo di agire. Dal modo di comportarsi con lui e di parlargli delle tre sorelle, della portinaia e della cameriera si capisce che il quarantenne Giovanni Percolla che da 10 anni viveva con le sorelle di fatto, era un principino. Nella prima parte del romanzo , infatti, sono le donne della sua famiglia che lo covano a tal punto da farlo sentire e apparire come ” il Principino” con in testa una sola idea: la donna da abbordare, da conquistare secondo i canoni della borghesia siciliana del tempo dei nostri padri che negli anni ’40 risentiva molto l’influsso di una certa propaganda di regime molto maschilista che, peraltro, non era riuscita a far scomparire del tutto l’idea che la donna era innanzitutto il cardine della famiglia che ogni cittadino era incoraggiato a mettere su. Giovanni Percolla, il nostro personaggio, sognava, immaginava, bramava la donna. E in questo stato di sognatore resta per molte pagine. Poi arriva una moglie vera che lo trasforma in un uomo comune, se non per sempre, almeno per un po’. Senza questa tecnica di costruzione del protagonista con lo sguardo e la fatica delle donne, delle femmine, che si ripete per tutto il romanzo, la creazione di quel dongiovanni siciliano non sarebbe riuscita con successo.

Da questi tre bisogni del personaggio – il sogno, l’immaginazione, la bramosia della donna – che come in un gioco di domanda e offerta si incontrano e /o prendono corposità oppure svaniscono o restano inappagati, la maestria dell’autore ha tirato fuori quel pezzo di bravura narrativa che è il romanzo. Brancati ha colto Giovanni Percolla nel momento in cui, impoltronito dalle lunghe pennichelle pomeridiane, dentro di se covava un’idea della donna che non riusciva più a controllare. L’Autore ha afferrato questo capo e, capitolo dopo capitolo, ha tirato il filo della storia stendendolo e allungandolo in modo tale che il lettore palpa quasi fisicamente la trasformazione dell’idea generica della donna che ha Giovanni Percolla. L’idea generica di donna si fa immagine prima di donne perbene non prostitute, poi , per sentito dire, l’immagine si rimpolpa e colora di donne che fanno muovere il protagonista da Catania fino a Roma e poi anche per le più rinomate stazioni climatiche . La storia narrata si regge e si sviluppa sull’idea di donna che ha il protagonista:

a)-il pensiero della donna che tormenta il protagonista e i suoi amici nei capitoli I ,II,III,IV della Parte Prima del romanzo, li fa uscire dai crocchi ove si raccontano balle reciprocamente e, non appena arriva loro notizia di belle donne abbordabili, li spinge a muoversi verso Roma, Riccione, Viareggio, Cortina, Trieste, Abbazia ,Cavalese;

b)-una donna, Ninetta, guarda il protagonista e la metonimia si materializza in uno sguardo di donna che regge tutta la Parte Seconda ( Cap.V,VI,VII sino a pag.61) ;

c)-e poi il protagonista finalmente incontra la donna vera in carne e ossa e avviene la presentazione. Da pag.62 in poi inizia la Parte Terza che narra cosa diventa il principino.

Alla fine il principino diventa un uomo oppure resta solo una sagoma umana grottesca? Il lettore ha libertà di decisione.

Ciò stante, resta pur sempre valida la domanda posta poco sopra. Quel tipo umano brancatiano ha un senso comprensibile anche oggi?

La risposta è si, di sicuro se non altro come termine di paragone da utilizzare quando si vuol scoprire se la letteratura ( forse sarebbe meglio dire l’industria editoriale) corrente ha dato vita a un dongiovanni umanamente credibile. Ci ho tentato e mi sono imbattuto in ” il privilegio di essere guru” di Lorenzo Licalzi ed.Fazi tascabili 2009. Anche in questo romanzo il protagonista è un dogiovanni legato a doppio filo con le donne, solo che nelle mani di Andrea Zanardi, il protagonista, le femmine sono solo la carne che a lui serve per diventare un guru ( di che? ). Le donne le crea lui, come a lui piace , tutte sono innamorate di lui . Proprio il contrario di quanto accade al Don Giovanni di Brancati che è innamorato di tutte le donne che incontra. Licalzi ha creato un personaggio che fa ridere secondo Neri Marcorè , di certo si tratta di uno sciupafemmine moderno che però fatica a farsi accettare come fotocopia di realistici tipi umani in circolazione.

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