Condividi su facebook
Condividi su twitter

“Mery” christmas

di

Data

– Dai Mery, mettiti là che ti faccio la foto. Mia sorella sembra una bambina, a volte. -Ma piantala Lory, ho 25 anni, ti pare che devo farmi fotografare con Babbo Natale? -Su, non la metto su facebook, promesso!

– Dai Mery, mettiti là che ti faccio la foto.
Mia sorella sembra una bambina, a volte.
-Ma piantala Lory, ho 25 anni, ti pare che devo farmi fotografare con Babbo Natale?
-Su, non la metto su facebook, promesso!
Mi rendo conto che tanto non ci avrebbe rinunciato e mi avvicino al vecchiaccio che il centro commerciale aveva piazzato vicino a una slitta di compensato. Odio il Natale, e tanto più i supermercati addobbati di palle, lucine e Santa Claus rossi.
Questo poi è veramente deprimente. Grasso, sudato e con una barba più finta dei capelli di Berlusconi.
La foto è un successo, soprattutto per il Babbo Natale che ne approfitta per toccarmi il sedere con una bella manata a palma aperta. Vecchio, puzzolente e pure maiale. Viva il Natale.

Chiudo il freddo fuori dalla porta di casa. Il tepore interno mi riconcilia con la vita. Ho bisogno di un bel bagno caldo, così mi lavo via il ricordo del porco natalizio.
L’acqua tiepida mi rilassa. Chiudo gli occhi godendomi il liquido che mi accarezza, ma un odore di affumicato mi distrae. Li riapro e vedo al di là dei miei piedi, ritta alla fine della vasca, una figura rossa e barbuta che si spolvera con le mani dalla fuliggine.
– Ma non lo pulisci mai il camino?
Dalla mia gola esce un grido sgraziato che non impressiona per niente il Babbo Natale. Dopo un minuto di tortura per le mie tonsille, mi rendo conto che sono sola in casa in una villetta isolata in una frazione di un paese. Le probabilità di essere sentita da qualcuno si avvicinano paurosamente allo zero.
– Che ci fai qui? – riesco a dire con la gola dolorante. -Ti riconosco, sei quello del centro commerciale!
– E’ vero. Sono qui perché ho bisogno di compagnia e possibilmente… ehm.. di bella presenza.
Mi rendo conto che le mani nei capelli riparano ben poco alla vista. Cerco di coprirmi per quanto posso. Almeno avessi messo il bagno schiuma, ci sarebbero le bollicine invece di quell’acqua cristallina.
– Che vuoi da me?
– Vedi, sto diventando veramente troppo vecchio, la dentiera mi balla e devo tritare tutto il cibo per poterlo mangiare.
– E io che c’entro?
– Ho bisogno di una badante, di qualcuna che mi aiuti nelle faccende di tutti i giorni, in modo che mi rimanga solo da preparare i regali e portarli. Caso mai mi metterò d’accordo con la Befana e le chiederò di aiutarmi nelle consegne, anche se pure lei è vecchiotta.
Completamente nuda nella vasca, con l’acqua che comincia a diventare fredda, un maniaco pazzo che mi chiede di diventare la sua colf e l’iPod che si è scaricato. Una giornata niente male.
– Ma io come faccio a sapere che sei davvero Babbo Natale e non un impostore?
– Ora te lo provo.
Inserisce una mano nella tasca del giaccone lurido e ne estrae un’automobilina Polystil ancora incartata.
– Visto? – dice lui trionfante.
– Un po’ scarsa come prova, non credi?
– Uff, donna di poca fede, allora vieni a vedere.
Il barbuto vecchietto si avvicina alla porta del bagno, ne approfitto per uscire dalla vasca e indossare finalmente l’accappatoio.
Lo seguo in salotto, con la mano pulisce la condensa che sta sul vetro della finestra.
– Guarda qui, allora.
Un asinello nel mio giardino. Impressionante.
– E le renne? – chiedo.
– Sono vecchie più di me, ormai stanno nella stalla e si dedicano alla produzione di letame. Ora mi trasporta Gino.
– Gino?
– Sì, lui, quello che vedi lì fuori e che adesso ci porterà a casa.
Il ciccione si avvicina alla porta e la apre. L’asinello entra in salotto lordando irreparabilmente, con gli zoccoli sporchi di fango, il tappeto preferito da mia mamma.
– Tu sei pazzo!
Babbo Natale mi si avvicina e mi afferra per la vita. Mi siede sull’asino e si accomoda dietro di me.

Chiudo la porta azzurra alle mie spalle. Venti sotto zero in questo stupido villaggio lappone. Accendo il Macbook Pro e mi collego a internet. Vediamo che scegliere oggi. Apro il sito di Cartier e rimango folgorata dalla bellezza di un bracciale di diamanti. E’ mio.
Nicholaus sta dormendo sul divano, quando si sveglierà chiederò la mia paga settimanale. Niente male come impiego, posso scegliere ogni venerdì un regalo qualunque come salario per il mio lavoro di badante. In tre mesi ho già accumulato un bel gruzzoletto. Lo osservo mentre russa come una motosega lappone. E poi mica vivrà per sempre questo barbone obeso, ho visto dove tiene le chiavi del magazzino dei regali…

Altri racconti
in archivio

Sfoglia
MagO'