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La voglia di fermare un patrimonio di memorie

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Ho cominciato a scrivere per caso come quasi tutte le cose della mia vita, se ci penso, tutto capitava perché un’occasione si presentava e l’occasione è stata...

Ho cominciato a scrivere per caso come quasi tutte le cose della mia vita, se ci penso, tutto capitava perché un’occasione si presentava e l’occasione è stata l’acquisto di un computer che tra l’altro ha pagato l’università ma che tenevo a casa, e avevo anche fatto espandere la memoria per delle modeste incursioni nel web che mi consentissero di comunicare via email con persone a cui tenevo e che vivevano temporaneamente in luoghi lontani, si vede proprio che l’occasione fa l’uomo ladro, quei tasti che andavano giù senza fatica e, soprattutto il programma di scrittura fatto apposta per gli indecisi e i pensa e ripensa come me, che ogni mezza pagina cambiano idea e ricominciano tutto il che colla scrittura a mano o a macchina con quegli odiosi correttori era un vero problema, quei tasti leggeri e il copia e incolla e tutto il resto rendevano scrivere facile come volare, lo scrivere materiale intendo, come pura azione, perché in verità scrivere per lavoro restava una vera palla e tuttavia, anche la difficoltà di scrivere per lavoro, tradotta in uno spiccato talento per rimandare e mettersi a fare altre cose ha congiurato verso la scrittura creativa con una serie di altri elementi tra cui la morte di mio padre e il bisogno di dire cose non dette in tempo e la voglia di fermare un patrimonio di memorie familiari che rischiavano di sfuggirmi, un trasferimento in una piccola cittadina con una biblioteca comunale funzionante anche la sera che ha organizzato un piccolo corso di scrittura e poi, si sa, l’appetito vien mangiando, e guardandomi intorno ho cominciato a vedere le persone che mi circondavano e anche me stessa come personaggi di una commedia, mi sembravano fantastici, e a immaginare le loro storie e insomma, la cosa ha cominciato a diventare interessante, la scrittura a fluire e l’immaginazione, sempre attingendo a piccoli o grandi sorsi di realtà, a funzionare sempre più, bei tempi, non come questo deserto che ho adesso nella testa, e, insomma questo esercizio, perché nel mio caso di esercizio e di gioco si tratta, mi divertiva proprio, ecco, sì, direi che la cosa principale è il divertimento, soprattutto se c’è qualcuno che legge quello che scrivi e ti dice carino, perché c’è pure la vanità e il desiderio di comunicare, anche se qualche volta c’è l’urgenza di raccontare una storia che mi sobbolle dentro per mesi, a volte per anni sotto forma di un ricordo, a volte sotto forma di un’idea, di un finale o un’idea piccola ma persistentre, come una sola immagine, una specie di un sassolino in una scarpa, di una spina nel fianco che prima o poi va tolta e sistemata magari soffrendo un po’.

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