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Big Jim e la fine del mondo

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24 Dicembre Quell’incompetente della cassiera deve aver scambiato le buste. Figuriamoci, milleduecento regali fatti in quel negozio la vigilia di Natale, e proprio a me doveva capitare.

24 Dicembre
Quell’incompetente della cassiera deve aver scambiato le buste.
Figuriamoci, milleduecento regali fatti in quel negozio la vigilia di Natale, e proprio a me doveva capitare.
Indosso la mia mimetica di poliestere idrorepellente e ignifuga, i miei anfibi in ecopelle fatti in Cina, il mio elmetto in plastica infrangibile e stringo in mano il mitra semiautomatico, fedelissima riproduzione in scala del mitico AK-47.
Non un graffio, non un’imperfezione, sono una macchina da guerra pronta a scattare in ogni momento, un soldato forte e impavido, un concentrato di forza e vitalità, freddo come un cobra, preciso come un samurai.
Io sono Big Jim missione Squalo 7, e sono stato fabbricato per salvare il mondo.
Ho passato le ultime sei ore in trepidante attesa, chiuso qui al buio e pronto alla sorpresa che mi sarebbe toccata. Ma non mi aspettavo certo questa, di sorpresa.
Uno spiraglio di luce mi avverte che il momento è arrivato, il ricongiungimento con quello che sarà il mio padrone e comandante per ogni mia missione futura sta per avvenire. La luce si fa più forte, la scatola si apre del tutto, i miei muscoli di gomma trepidano per l’eccitazione. Se avessi le vene, in loro scorrerebbe solo adrenalina in questo momento.
Una manina umida e appiccicosa si insinua nella fessura del cartone e mi afferra per la vita. Uno strattone, due, e vengo strappato dalla mia postazione senza che vengano rimossi i fili di nylon che mi tenevano fermo. Ho rischiato la decapitazione, ma pazienza.
La prima cosa che vedo sono due occhietti azzurri adoranti e un visetto angelico con una cascata di riccioli biondi che allarga un sorriso sdentato e mi guarda. Sento puzza di latte, caramelle alla fragola e qualcosa di amarognolo che non riesco a individuare, e in un attimo due labbra impiastricciate di una specie di rossetto arancione fosforescente iniziano a tempestarmi di baci in faccia, sulla nuca, lungo tutto il corpo, imbrattando la mia mimetica e i miei preziosissimi anfibi.
O cazzo.
– Bambina! Ehi! Mi senti? Non sono mica una Barbie, non te ne sei accorta? Vedi forse una massa di capelli color oro, un vestitino da troietta e un paio di scarpe col tacco? Non vedi che ho in mano un mitra? Che te ne fai tu di un mitra? Sei una femmina, non sai nemmeno cos’è un mitra! Su carina, dai, mettiti a fare i capricci, urla e sbraita come voi bambine sapete fare così la mamma domani mi riporta in negozio e potrò essere venduto a qualche bambino maschio bisognoso d’avventura e con un po’ di testosterone nel sangue.
Speriamo riescano a piazzarmi per l’Epifania.
Niente, la scemetta continua a baciarmi, mi stringe a sé con forza inaspettata e non dà segno di volermi mollare.
Che Natale di merda.

25 Dicembre
Nella mia vita precedente devo essere stato un giocattolo difettoso, uno di quelli che non fanno tutto quello che promettono, o devo aver involontariamente fatto del male al mio padrone. Le lacrime che sono state versate a causa mia devono essere state davvero tante. Non riesco comunque a pensare a un peccato tanto grave del passato che possa giustificare il karma che sto ripagando in questo momento.
Stanotte ho dormito in una stanza rosa, con i mobili rosa, le pareti rosa, poggiato sulla schiena di un unicorno bianco e celeste. Lo scherzo della natura mi ha fissato tutta la notte credendo che io fossi un cucciolo, e quando gli ho spiegato che gli unicorni non sono altro che una specie di cavalli gay, ha continuato a guardarmi con quegli occhioni da ebete senza dire una parola. Inutile dire che non ho chiuso occhio.
Quando si è svegliata la bambina mi ha piazzato su una sdraio rosa di plastica in mezzo ad altre due, una celeste e una gialla piazzate davanti a una piscinetta piena d’acqua.
Su quella gialla c’era Barbie Rio, con indosso un ridottissimo bikini a righe fatto di carta e un paio di occhiali da sole enormi. Appena mi ha visto mi ha detto “Benvindo, benvindo, voce gosta el carnaval?”. Ha due tette grosse come siluri, e i capelli neri corvini che le cadono dietro le spalle.
Sulla sdraio celeste c’è Barbie Principessa delle fiabe, con indosso un abito bianco enorme e una treccia lunga come una trincea che si è limitata a fissarmi sospirando. Probabilmente credeva fossi il suo principe, quel finto maschio di Ken damerino con le sue calze bianche, il sorriso a trentacinque denti e i capelli impomatati. I miei colleghi non hanno smesso un momento di prenderlo per il culo al negozio, gli cantavano
Ken, Ken,
maschio in calzamaglia
Ken, Ken,
esco pazzo se si smaglia
La marmocchia ci girava intorno estasiata, ogni tanto ci spruzzava un po’ di acqua addosso schizzando con la manina.
In tutto ciò non ho idea di dove sia finito il mio mitra, dovrò fare rapporto ai miei superiori.
Per la notte sono stato promosso alla stanza da letto padronale di Barbie Principessa, un lettone enorme con la spalliera a forma di cuore che ho diviso con la scema bionda. Non la smetteva più di sospirare, non capisco cosa abbia da lamentarsi, questo letto è molto più comodo del sacco a pelo di vinile che ho in dotazione.

26 Dicembre
Oggi un tè con le due Barbie, un Cicciobello al quale manca un braccio e con l’espressione colpevole di chi si è appena cagato addosso, e una bambola di pezza col vestito verde e le trecce arancioni.
La bimba ha un’amichetta con lei, le due ridono, si passano le tazzine e la teiera e ogni tanto fanno finta di farci bere.
Barbie Rio sta parlando con il Cicciobello storpio, gli dice “voce pode dancar o samba com um braco” e mentre parla vedo che i suoi slip le si sono infilati tra le chiappe, caspita, ha un culo più grosso di una testata nucleare.
La ragazzina mi ha tolto il sopra della mimetica, e ha messo una collana fatta di perline colorate sui miei pettorali che Barbie Principessa non smette di guardare con la coda dell’occhio. Se mi vedessero i miei compagni la mia carriera di soldato finirebbe all’istante.
Nel pomeriggio siamo stati trasferiti nella SPA di Barbie Rio, dove dopo una mezz’ora in vasca con idromassaggio le due marmocchie ci hanno cosparso interamente di una specie di olio viscido e odoroso. Non so descrivere lo schifo che ho provato. Se penso che i miei amici a quest’ora avranno già portato a termine una decina di missioni rischiando la vita per salvare il mondo da chissà quale minaccia, mi viene voglia di spararmi. Se solo sapessi che fine ha fatto la mia arma!
A fine trattamento sono stato sciacquato e asciugato dalla mamma della bimba. Devo dire però che adesso i miei muscoli sono molto più lucidi, e profumano vagamente di menta. Mica male. La prossima volta che farò rapporto ai miei superiori proporrò l’inserimento di un giorno a settimana dedicato alla cura del corpo. In fondo, anche un soldato ha bisogno di trattarsi bene ogni tanto. Magari una volta al mese può bastare.

27 Dicembre
In un’inaspettata mattinata di sole intenso, la piccola ci ha portato in gita di ricognizione sul balcone di casa.
Siamo sul camper rosa, io alla guida, la bionda sospiratrice al mio fianco e la Brasiliana adagiata sul tetto del veicolo, in posa sfacciatamente volgare, con le gambe accavallate e un braccio sollevato.
All’inizio la situazione è stata piuttosto piacevole, niente pericoli o insidie in agguato, malgrado i miei cinque sensi fossero sempre all’erta, solo noi tre a fare su e giù tra vasi di gerani e ciclamini, baciati dal sole che splendeva alto a quell’ora della mattina e spinti dalla mano della nostra padrona che si sbellicava dalle risate neanche stesse facendo chissà cosa.
All’improvviso però, un incidente inatteso ha cambiato le cose. Una spinta un po’ troppo forte e il camper è andato a sbattere violentemente sulla ringhiera del balcone, sbalzando Barbie Rio dal tetto e facendola volare giù nel vuoto attraverso una fessura della ringhiera.
Lo schianto che abbiamo sentito quando ha toccato terra è stato raccapricciante.
Noi due siamo rimasti ammutoliti mentre la bimba si è messa a strillare come un’aquila riempiendo l’aria di un suono più acuto di mille sirene d’allarme.
Mentre la madre della piccola si occupava di recuperare la nostra compagna volata via, Barbie Principessa, forse in un attimo di smarrimento viste le circostanze, mi ha preso la mano e mi ha detto:
– Anche se non porti una calzamaglia, il tuo viso non esprime nessuna dolcezza e puzzi di nafta, penso sia tu il mio principe. Ti prego non lasciarmi sola.
– Basta che smetti di sospirare – le ho risposto io.
La signora ha recuperato la dispersa in pochi minuti, ma purtroppo il volo di tre piani le ha staccato la testa di netto.
Ora il suo corpo sensuale è adagiato sulla sdraio gialla, ma la sua testa sta poggiata un metro più in la accanto alla sua amaca di paglia.
Noi altri cerchiamo di comportarci come se niente fosse, le parliamo ogni tanto guardandola negli occhi e ogni tanto fissandole le tette, tanto per non sbagliare.
La mia neo principessa le dice che le dispiace molto, le trema la voce dall’emozione, ma lei continua a sorridere con la testa poggiata in terra, dice:
– Nao hà problema, a vida è bela o mesmo.
Non posso crederci. A vederla così, orribilmente sfigurata eppure ancora sorridente, ancora entusiasta della vita, i miei occhi di plastica hanno versato una lacrima. Una lacrima sincera, di commozione.
E allora ho capito che nella vita non conta niente da dove vieni o cosa sei stato progettato per fare. Conta chi sei veramente dentro di te.
Se ti preoccupi troppo di essere quello che gli altri si aspettano che tu sia, non sarai mai te stesso.
E allora fanculo mitra, bombe a mano e terza guerra mondiale.
Uno può nascere soldato, ma dentro può essere un principe in calzamaglia.

28 Dicembre
Ho sentito dire che i miei compagni sono impegnati in una missione ad altissima priorità per difendere il mondo dalla minaccia globale del dottor Drake X. Il pazzoide ha rubato una quarantina di testate nucleari e le tiene puntate sulle capitali più importanti. Il figlio di puttana sta tenendo tutti i capi di stato per le palle.
Una settimana fa le mie giunture e i miei muscoli sarebbero scattati all’idea di poter partecipare a una missione di tale importanza. I riconoscimenti per chi la porterà a termine saranno al di là dell’immaginabile, gli onori immensi.
Ma al momento Barbie Rio, alla quale hanno miracolosamente riattaccato la testa con una cosa chiamata Super Attak, mi sta facendo la manicure, mentre la Mia Principessa è impegnata con spazzole e forbici e scruta ogni centimetro della mia capigliatura.
Ho le doppie punte, la fine del mondo può aspettare.

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