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La vera storia di Babbo Natale e dei guanti di Jeeg Robot d’acciaio

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Avevi chiesto a Babbo Natale i guanti di Hiroshi Shiba. Li hai visti in Tv nei cartoni del pomeriggio. Quando Hiroshi Shiba indossa i guanti e unisce i pugni si trasforma in Jeeg Robot.

Avevi chiesto a Babbo Natale i guanti di Hiroshi Shiba.
Li hai visti in Tv nei cartoni del pomeriggio.
Quando Hiroshi Shiba indossa i guanti e unisce i pugni si trasforma in Jeeg Robot. Cioè nella testa di Jeeg, perchè i pezzi del corpo glieli deve lanciare Miwa, che è una bella ragazza che guida una navetta spaziale, il Big Shooter, che invece dei missili spara tutti i pezzi del corpo di Jeeg Robot.
Deve essere una bella sensazione trasformarsi nella testa di Jeeg Robot, ma tu, al massimo, nella tua vita, ti sei sentito trasformato in una testa di cazzo.
Come tutte le volte che ti sei addormentato durante le preghiere o la messa e hai sognato Miwa che ti lanciava i componenti, tu, come Hiroshi Shiba avresti voluto formare il corpo del robot e poi gridare “Jeeg Robot d’acciaio!” Invece arrivava Suor Brunilde e ti svegliava con un manrovescio. Miwa, dagli occhioni gentili, dalle gambe lunghe e dalla minigonna corta, svaniva.
Suor Brunilde invece rimaneva.
Ha le gambe corte, la gonna lunga e ti lancia addosso solo merda.
-Prega, fai i compiti e non guardare i cartoni animati giapponesi che sennò Babbo Natale poi ti porta il carbone!
Non potevi credere che Babbo Natale fosse in combutta con lei.
Poi stasera, che è la vigilia, hai scoperto la verità. Babbo Natale non esiste. E’ Suor Brunilde che si mette la barba bianca fatta con l’ovatta e il costume rosso e, dopo la messa di mezzanotte, scende da una scaletta che cala nella enorme canna fumaria, esce dal camino del refettorio, arriva alla statua della madonna, quella con le candele sempre accese sotto, si fa il segno della croce e poi consegna i regali a te e ai tuoi compagni di sfiga, quelli che a Natale non li viene a prendere nessuno.
I cosiddetti regali provengono dalla “carità” dei parrocchiani che si svuotano le cantine dalla robaccia. Le suore, poi, impacchettano tutto con una carta e dei nastri che hanno visto più Natali di te.
Prima di andare in refettorio, stasera, hai visto Suor Brunilde uscire dalla sua stanza senza chiuderla a chiave, ti sei intrufolato e li hai trovato il costume rosso appeso a una stampella, l’ovatta ed il sacco con i regali. Hai sbirciato nel pacchetto con scritto sopra il tuo nome ed invece dei guanti di Jeeg Robot ne è uscito fuori un libro dalla copertina rigida rigata “Senza Famiglia” di Hector Malot.
Che bastarda! Hai pensato.
Lo hai infilato nei pantaloni e poi, prima di uscire, hai preso dal comò della suora una bottiglia di acqua di colonia di quelle grandi da un litro. Quando sei arrivato in refettorio l’hai nascosta dietro la statua della madonna.
Durante l’omelia della Messa di mezzanotte, quando Suor Brunilde è uscita dalla Cappella per la sua messinscena, tu, con la scusa di andare in bagno, sei corso in refettorio. Hai preso una candela da sotto la statua della madonna e la bottiglia di colonia e le hai messe sopra al camino. Dentro hai accatastato quattro sedie impagliate. Hai tirato fuori dai pantaloni “Senza Famiglia”, hai strappato tutte le pagine e le hai appallottolate sotto l’impagliatura delle sedie.
Quando, come ti aspettavi, hai sentito dei rumori provenire dalla canna fumaria, con la candela hai appiccato il fuoco che è avvampato immediatamente
– Ahi, ahi, ahi, brucia! – Hai sentito urlare da sopra. Allora hai strappato un pezzo di una tenda, l’hai imbevuto di colonia, ne hai inserito un lembo nella bottiglia di profumo e l’hai lanciata sulle fiamme. E’ esplosa con una scia di fuoco su per tutta la canna fumaria. Hai udito un urlo e poi più niente. Solo fumo e odore di pollo arrosto. Uno a uno hai visto cadere nel camino pezzi di corpo. Come quando a Jeeg Robot lanciano i componenti. Solo che questi rimanevano sganciati e non erano belli muscolosi come quelli di Jeeg, solo ossa con resti di pelle carbonizzata intorno. Piedi, tibie, la cassa toracica con ancora le braccia attaccate, e infine il teschio. Aveva ancora il cappello a punta col pon pon che stranamente non era bruciato ma solo annerito. Sotto al mento aveva ancora tracce di barba bruciacchiata
Hai sentito dei colpi di tosse dietro di te e una voce.
– Che succede qui?
Il tono era irritante come quello di Suor Brunilde ma non proveniva dallo scheletro.
Ti sei voltato e, sei saltato dallo spavento quando ti sei ritrovato a tu per tu proprio con lei, Suor Brunilde, con tanto di costume e barba finta.
Si copriva la bocca e il naso con il cappello rosso. Tossiva e aveva gli occhi a fessura che le lacrimavano.
Hai preso l’attizzatoio e sei andato verso il camino, hai provato a staccare la barba posticcia dal teschio col cappello di Babbo Natale, ma quella rimaneva attaccata alla pelle bruciata.
Cazzo, hai pensato, barba vera!
Sei corso via verso le scale. Una volta arrivato in soffitta, hai aperto l’abbaino e ti sei arrampicato sul tetto. Hai alzato gli occhi e non era il Big Shooter quella cosa che vagava per il cielo a balzi, ma una vera e propria slitta. Le renne imbizzarrite e accecate dall’esplosione la trascinavano sempre più in alto, alla deriva, sempre più piccole, fino a scomparire alla tua vista.
Ti sei precipitato verso il grosso comignolo. Hai raggiunto la canna fumaria e hai guardato di sotto. Qualcosa la ostruiva. Hai staccato un pezzo dell’antenna e con quello sei riuscito a tirare fuori dal comignolo i resti di un sacco di iuta semicarbonizzato. Hai adagiato il tessuto sulle tegole del tetto e con l’asta dell’antenna hai frugato tra i resti anneriti e ancora fumiganti. Impossibile stabilire cosa fosse stato ognuno di quei frammenti. Tranne uno. Era annerito ma la sua sagoma inconfondibile: uno dei guanti di Hiroshi Shiba. Ancora per qualche secondo. Poi l’hai visto dissolversi in cenere.

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