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Il racconto che salvò la piccola editoria

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Ti piace leggere e, ogni anno, vai alla fiera della piccola editoria. Ci vai per fare rifornimento di libri.

Ti piace leggere e, ogni anno, vai alla fiera della piccola editoria. Ci vai per fare rifornimento di libri. Anche quest’anno sei lì che ti fai strada in mezzo alla folla in uno stretto corridoio tra file di stand. Sbirci i titoli di una piccolissima casa editrice che ha le copertine uguali a quelle della Sellerio ma si chiama Sellero e sfoggia bestseller noir di autori chiamati Camillucci e Carociglio ed un’altra che sembra proprio l’Adelphi, ma si chiama l’Adelchi e ha in scuderia un tale Simeon di cui vende in cofanetto le opere del commissario Mairlett. Alle tue orecchie giunge un rumore. Sembra uno strap di velcro. Un odore di cavolo decomposto aggredisce le tue narici. Mentre maledici il pavido maleducato, che ha lanciato il sasso e nascosto la mano (con la differenza che i sassi non puzzano e le mani non sgasano), vieni colto da dolori addominali di una certa entità. Scopri così due cose: il colpevole dell’emissione molesta e ciò che farai nei prossimi secondi, cercherai un bagno.

Tutta colpa di tua nonna. A pranzo ti ha riempito il piatto quattro volte con la sua specialità: fagioli con le cozze. Non potevi rifiutare, per educazione.

Ti volti di scatto e involontariamente fai volare il cappello a cilindro di una donna proprio dietro di te.

Ti chini per raccoglierlo ed anche lei si china. Fate il rumore di uno strike al bowling. Ti massaggi la testa dolorante e lei fa altrettanto.

Tra un’imprecazione francofona e l’altra, la guardi meglio. Assomiglia a quella scrittrice dei tubi, del Giappone, dei tremori, e tutte quelle cose lì. Naaa, ti dici, non può essere lei. Tutt’al più un clone di nome “Notromb” che pubblica con la Foland.

Comunque al momento, hai altre priorità. Biascichi delle scuse e ti dirigi a tutta velocità verso una toilette. Una mano sulla testa e l’altra sulla pancia.

Il bagno è occupato e passeggi nervosamente fuori.

Dopo un po’ accosti l’orecchio alla porta, per assicurarti che non sia fuori servizio. Percepisci degli strani rumori, come uno sferragliare di attrezzi.

Immagini che sia in corso una riparazione, e allora bussi. “Un attimo” ti risponde scocciata una cupa voce maschile. La porta si apre ed un losco figuro con il bavero della giacca alzato esce frettolosamente. Stai per entrare ma una mano sulla spalla ti trattiene.

E’ un tipo in giacca e cravatta con una decina di libri in mano. Dice di essere un autore, di racconti del fantastico. Brevi, per letture disimpegnate, ogni racconto ha indicato il tempo necessario per leggerlo, così ti puoi regolare, puoi leggere persino quando vai in bagno. Per questo lui si trova lì.

Te la stai facendo sotto, gli molli una banconota da dieci euro, prendi il volume e ti chiudi dentro. La serratura fa uno strano rumore, ma non te ne curi.

Finalmente ti svuoti. Appena in tempo, pensi. Mentre tiri l’acqua noti un pannello, proprio all’altezza dei tuoi occhi, con le viti mancanti. I graffi sulla vernice indicano che sono state tolte da poco. Dietro lo sciacquone c’è un cacciavite avvolto nella carta igienica. Lo prendi, sei curioso e con cautela estrai il pannello. Sobbalzi. In una nicchia buia vedi dei numeri rossi digitali su un display attaccato con nastro adesivo ad un groviglio di fili elettrici e a diversi cilindri marrone scuro. Il display segna 3 minuti e 3 secondi, e 2 secondi e 1. 2 minuti e 59, 58… una bomba a orologeria, devi scappare.

Ti scagli contro la porta del bagno, fai per aprire ma la serratura è bloccata. Cerchi di forzarla, niente, provi a urlare, a chiedere aiuto ma i rumori della fiera coprono la tua voce.

Sconsolato ti siedi sulla tazza, le mani tra i capelli, e pensi a come dire addio a questo mondo crudele.

Ti piace leggere, quindi apri il libro che hai appena comprato e ne consulti l’indice. Guardi il display che segna 2 minuti e 35 secondi. Scegli un racconto da due minuti e cominci a leggere.

E’ la storia di una bomba artigianale con aspirazioni da diva. Lei vorrebbe far esplodere qualcosa d’importante: la Casa bianca, la cupola di San Pietro, dilaniare uno stuolo di potenti regnanti o alti funzionari del mondo della finanza, ma ha la sventura di finire in una fetida rosticceria alla periferia di Marsiglia nell’ambito di una faida per il controllo dello smercio di kebab nel quartiere.

Per la bomba questo è un affronto inconcepibile. Dichiara lo sciopero e fa fallire l’attentato ripiegando il filo giallo su quello marrone e rimanendosene a cavi conserti.

Sorridi amaramente e guardi ancora verso il display. 30 secondi all’esplosione. Noti che nel groviglio ci sono, come nel racconto, un filo giallo ed uno marrone. Pensi che tanto non hai niente da perdere e, mentre il 10 fa posto al 9 sul display, stacchi con circospezione il filo giallo 8, 7, stacchi anche il filo marrone, 6, 5, è inutile, ti dici. Li unisci. 4, 3, il display si spegne.

Sei ancora lì che ti tappi le orecchie con le mani quando ti rendi conto che ce l’hai fatta. Sei salvo e hai salvato l’intera fiera della piccola editoria. Sei praticamente un eroe. Certo dovresti andare alla polizia e denunciare il fatto, ma questo ti rovinerebbe lo shopping e la scorta di letture per un anno. Decidi di far finta di niente e di continuare il tuo giro. Sul palco principale stanno presentando l’ultimo libro di una scrittrice di successo. Ti avvicini e la vedi, più piccola di quanto ti aspettassi e con un grosso cilindro in testa che non le calza più a causa di un vistoso bernoccolo.

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