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Fammi raccogliere i pensieri

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Voglio scrivere perché, fammi raccogliere i pensieri, non avere fretta, voglio scrivere, aspetta, lo so perché voglio scrivere, solo è così difficile spiegare una cosa che non si può...

Voglio scrivere perché, fammi raccogliere i pensieri, non avere fretta, voglio scrivere, aspetta, lo so perché voglio scrivere, solo è così difficile spiegare una cosa che non si può, e non si deve, spiegare, perché quando la spieghi diventa banale e ridicola, come quando incontri qualcuno che timido e dimesso ti butta lì, ma per caso, sembra quasi sempre per caso, quasi come se si lasciasse sfuggire un segreto inconfessabile, e, per caso, ti dice vedi io scrivo, sciocchezzuole, robetta da niente, però, ti dice, una persona con la tua sensibilità, sai, perché non si possono rivelare queste cose a tutti, ma tu sei così sensibile, ti piace leggere, tu tu sì che sapresti cogliere la profondità il pathos l’originalità, vedessi, no no sono proprio cosette da nulla, vita vissuta esperienze, no no non devi dirmi nulla, solo un’occhiata, questo raccontino, come ti sembra, e questo verso senti senti come suona bello, bello, e deturpa inverecondo la sacralità del’intenzione, e tu capisci che ormai è tardi e sei incastrato e dovrai, sì, dovrai sorbirti le patetiche sentimentali viscide cervellotiche pruriginose elucubrazioni enfatiche di un eterno adolescente, ed ecco, al solito divago, continuo a girare intorno alla questione senza affrontarla, ma non perché io non voglia rispondere, o forse proprio non voglio rispondere, ma se dovessi rispondere allora sì, direi, ebbene direi che voglio scrivere per una serie immotivata di ragioni, e per nessuna in particolare che sia veramente risolutiva e potrei dire che voglio scrivere perché in fondo ho a che fare con la scrittura ogni giorno, ma non è per il mio lavoro che voglio scrivere, anzi quasi mi vergogno che possiate avanzare una simile supposizione e una sorta di pudore mi spinge a tacere, eppure in parte sarebbe vero, dico di più, se qualcuno scoprisse che frequento un corso di scrittura o se distrattamente mi sfuggisse che scrivo, ebbene io direi che lo faccio proprio per il mio lavoro, e non mentirei, e al tempo stesso non è solo per questo, no, non è per questo, e di sicuro non è perché voglio scrivere un best seller, ce ne sono già troppi che aspirano ad entrare nella schiera degli immortali che hanno creato opere indimenticabili, neanche fossero sicuri di avere il crisma della predestinazione, solo il pensiero che io possa essere confusa con costoro mi fa inorridire, o è forse il sospetto che anche io potrei condividere lo stesso patetico desiderio che mi fa raccapricciare, no no, io non passo le mie giornate a scrivere tentativi abortiti di romanzi strampalati, neppure tengo un diario, e sì che ci ho provato, ed ecco, forse potrei dire che vorrei scrivere, oscena oscura inconfessata voglia, perché mi piace che le parole scivolino misteriosamente dalle mie dita, vorrei scrivere perché c’è stato un tempo, un tempo della memoria, in cui la scrittura era il fiume lento della vita, l’ordito in cui racchiudere il mondo che si svelava e la musica che silenziosamente scorreva dentro di me, il dialogo mancato con chi non c’era, prima che restassi muta, potrei dire, e questa volta forse non vi inganno, non mi inganno, che vorrei scrivere per far risuonare quella voce che si è spezzata dentro e ricreare l’incanto, ma non lo so più fare, per questo voglio scrivere, perché c’è chi va dallo psicanalista e c’è chi va a scuola di scrittura.

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