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La mia mente comincia a ridere

di

Data

Respiri profondi. Così dovrei sentire i polmoni che si riempiono d’aria. Dovrei sentire il calore che esce con l’aria dalla bocca. Devo analizzare i dati che ho. Sono uno scienziato e devo cercare di comprendere, restare lucido, distaccato.

Respiri profondi. Così dovrei sentire i polmoni che si riempiono d’aria. Dovrei sentire il calore che esce con l’aria dalla bocca. Devo analizzare i dati che ho. Sono uno scienziato e devo cercare di comprendere, restare lucido, distaccato. Vedere la situazione dall’esterno. Analizzare i dati.

Qual è la prima cosa che ricordo? Ricordo di essermi svegliato. Ma non c’è stata risposta fisica. Non si sono aperti gli occhi, non ci sono stati suoni. Ricordo uno stato di coscienza. Essere cosciente. Non dell’ambiente circostante, solo di me stesso. Ho pensato di essermi svegliato, solo dopo ho capito che non era così. Ho aperto gli occhi, e anche questo non è preciso perché non ho fisicamente aperto gli occhi. Se mi concentro sulla sensazione fisica di aprire gli occhi, non la ritrovo in quello che è effettivamente successo. Non ho aperto gli occhi. Ho aperto la mente. In mancanza di suoni, la mia mente si è svegliata.

Ho provato paura e questo significa che c’è consapevolezza e memoria. Molte delle reazioni che ho avuto inizialmente sono paragonabili a esperienze di vita. Vita. Mi riaffiora un ricordo. Il mio esperimento. Sconfiggere la morte fisica. L’esperimento si basa sull’ipotesi che la coscienza è un insieme di impulsi elettrici. Come un computer la mente contiene una serie di files detti ricordi, che vengono messi in cartelle chiamate esperienze, che vanno a formare il software: il corpo è associato all’hardware, il monitor, la tastiera. Nello stesso modo in cui si trasferisce la memoria da un computer a un altro, si sarebbe potuta trasferire la mente da un corpo a un altro.

Non posso essere morto. Il fatto che sto qui a ragionare sulla possibilità di essere morto lo esclude. Se fossi morto non esisterei, invece esisto perché penso, cogito ergo sum, e se esistesse una vita ultraterrena dubito che possa semplicemente essere uno stato di coscienza separato da tutti gli altri morti.  Qui ci sono solo io. Non sono morto. Sono cosciente, o meglio, la mia mente è cosciente. Se cerco di sentire il mio corpo non lo trovo. Potrei  essere in coma.

Ricordo che ero in laboratorio. Stavamo lavorando al robot che avrebbe dovuto ricevere la coscienza. Stavo caricando il programma di trasferimento e i miei assistenti finivano di collegare il robot al computer. Ho sentito un dolore al braccio sinistro e di riflesso una fitta al petto. Poi non ricordo più niente. Devo essere svenuto.
Il laboratorio. Il robot. Elettrodi applicati al cranio. Non è possibile, non è vero.
Sono nel robot. La mia coscienza è stata trasferita nel robot.

La mia mente comincia a ridere e non smette più.

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