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Ballerina

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L’uomo si svegliò e avvertì una strana pressione sul petto. Guardò in basso. Poco più su del diaframma stava ferma una piccola ballerina. Teneva i piedi in prima posizione, come se dovesse iniziare un balletto:

L’uomo si svegliò e avvertì una strana pressione sul petto. Guardò in basso. Poco più su del diaframma stava ferma una piccola ballerina. Teneva i piedi in prima posizione, come se dovesse iniziare un balletto: in linea, con le punte rivolte lateralmente, le gambe ben tese e le ginocchia e i talloni uniti. L’uomo la riconobbe all’istante. Era una delle tante ballerine di porcellana che collezionava la moglie e che riempivano la mensola sopra la tv in salone. In più, era proprio la ballerina di porcellana che lui aveva lanciato la sera prima contro la porta di casa, subito dopo che la moglie se ne era andata via. L’uomo tentò di alzarsi, ma dovette constatare che quel suppellettile alto poco più di una ventina di centimetri, in tutù rosa e scarpette da punta bianche, gli produceva sul petto, e su tutto il corpo, una pressione tale da impedirgli di farlo. Solo le braccia e le mani era in grado di muovere. E lo fece.

Alla ballerina di porcellana mancava il braccio destro. Le si era spezzato dopo l’impatto sulla porta. Comunque, nonostante quella carenza fisica, il balletto che aveva appena iniziato a eseguire sul petto dell’uomo era meravigliosamente armonico. Danzava senza musica, ignorando del tutto gli occhi di lui che la guardavano rabbiosi dall’alto. Eccola ora scendergli fino all’inguine con degli incantevoli grand jetè e pas de bourrée, e ora risalirgli verso l’ombelico con ammirevoli sisson, e ora spostarglisi da un capezzolo all’altro con degli straordinari glissade.

La pressione delle punte di quelle scarpette sulle sue costole cominciava a  procurargli un certo dolore. Con le mani cercava in ogni modo di agguantarla per sbatterla di nuovo a terra. Ma non ci riusciva. Era veloce. Troppo agile. Fece qualche altro tentativo. Poi, rassegnato, smise.

La ballerina di porcellana si bloccò di colpo riportando i piedi nella prima posizione, all’altezza del suo sterno. Proprio sopra il suo cuore. La ballerina chiuse gli occhi, si concentrò qualche secondo e poi si apprestò a eseguire il gran finale. Fece un leggero plié. E via con la prima piroetta. La seconda, la terza, la quarta, la quinta, la sesta, la settima, e ancora, ancora, sempre più veloce, sempre più rabbiosa, fino a cominciare a bucargli come la punta di un trapano la pelle, e scendergli sempre più giù, sempre più in profondità, dritta a perforargli il cuore. Decisa a restare piantata lì dentro per concludere il suo balletto. Per sempre.

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