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L’apprendista

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È già il 24 giugno del 2019. Non riesco a credere che sono già cinque anni che ho perso il lavoro. Assieme a tutto il resto. Ho provato a fare altri lavori in questi anni, ma non ne sono capace.

È già il 24 giugno del 2019. Non riesco a credere che sono già cinque anni che ho perso il lavoro. Assieme a tutto il resto. Ho provato a fare altri lavori in questi anni, ma non ne sono capace. Con tutta la mia laurea in Giurisprudenza da 110 e lode, con tutta la mia esperienza decennale nei tribunali non servo più a niente. Forse esiste ancora un dio. Oggi mi hanno offerto una possibilità a cui non speravo più. Mi faranno lavorare come manovale alla costruzione di certi edifici che stanno finendo nella zona nuova. Mi hanno detto che di solito prendono gente più capace di me, ma hanno bisogno di tanta manodopera.
Ormai lavoriamo già da alcune settimane. Io sto al muro che dà verso la città vecchia. Per fortuna i nostri familiari possono alloggiare direttamente qui con noi. Gli uomini lavorano alla costruzione, le donne stanno con i bambini. Lavoriamo dalle cinque di mattina alle dieci di sera, ma ci passano anche una specie di brodo caldo che si riesce a mangiare. Sono stanco, ma contento. Mia moglie e mio figlio stanno meglio qui.
I caporali ogni tanto portano altri manovali, oppure passano solo a controllare i lavori. Ci trattano come bestie… Qui a fianco a me c’era un uomo che fino a due anni fa faceva il commercialista. L’altro giorno si è ammalato, forse era allergico a qualche materiale che usiamo per impastare il calcestruzzo. Comunque sono venuti a prenderlo e l’hanno sostituito con un altro più giovane.
Non ho ancora capito a cosa servono questi edifici che stiamo costruendo, ma io non ci capisco molto. Qui non abbiamo giornali e tutto quello che sappiamo ce lo raccontano i caporali. Oggi abbiamo finito la parte in muratura e stiamo iniziando a montare delle serpentine di acciaio su tutte le pareti. Non so proprio cosa siano. Mi hanno fatto vedere come devo montarle e io lo faccio. Ci sono delle persone più capaci di me che montano anche delle centraline, o qualcosa del genere.
Mio figlio gioca sempre con l’unico giocattolo che gli è rimasto, un drago di gomma. Fa finta che i sassi siano delle piccole persone, e con il drago li cattura e glieli fa mangiare. Ieri ho provato a giocare un po’ con lui, ma mi sono addormentato sul pavimento. Mi dispiace tanto, davvero.
Credo che ormai manchi poco, abbiamo finito anche il tetto.
Le uniche aperture rimaste in questa specie di scatola di mattoni sono solo due porte, e a volte fa un caldo quasi insopportabile. Non sono un esperto, ma non capisco come faccia a circolare l’aria in edifici progettati così. E’ vero abbiamo montato anche delle ventole in alto, forse bastano quelle, non so. Spero che finito quetso edificio mi facciano lavorare anche ad altre costruzioni. In fondo credo di essermela cavata bene. E poi, credo che mi piaccia questo lavoro. Domani voglio provare a prendermi una piccola pausa, se me lo permettono, vorrei fare un giro in città con la mia famiglia. Sono già tre settimane che lavoro ininterrottamente.
Oggi è successa una cosa assurda, una cosa inspiegabile. Non capisco, non capisco proprio. Ho provato a uscire e un caporale mi si è parato davanti con un fucile. Sì, con un fucile vero. Non capisco, non capisco cosa sta succedendo. Volevo solo uscire e lui me l’ha impedito. Mi ha detto solo di finire il mio lavoro. Ho paura. Ho paura per mia moglie e mio figlio.
Sono pazzi! Sono pazzi! Stanno murando le porte. Dio mio, sono dei pazzi! Abbiamo cercato di fermarli, ma siamo troppo deboli, e loro sono armati. Perché, perché ci stanno murando dentro? Dio mio, aiutaci. Aiutaci.
Si sono attivate le ventole in alto e ora si respira un po’ meglio. Sono due giorni che ci hanno chiusi dentro e non sappiamo che fare e cosa pensare. Prima sentivamo le voci dei caporali al di là del muro, ma ora c’è solo silenzio. Siamo sfiniti, dormiamo quasi sempre. Non riusciamo a fare niente per uscire da qui. Ci hanno lasciato ancora la luce elettrica, e ci danno da mangiare attraverso dei tubi. Continuo a scrivere, ma non so più perché lo faccio. Ho iniziato a pregare.
Oggi abbiamo sentito uno scatto, uno strano scatto e poi un ronzio che adesso non va più via. Ho capito da dove viene, sono quelle centraline da cui partono le serpentine di acciaio. Le ho toccate e sono diventate fredde.
Hanno iniziato a staccare la luce nelle stanze.
Non c’è più speranza per noi. Le serpentine sui muri si stanno ghiacciando.
Fa molto freddo.
Stiamo provando a scaldarci sotto una coperta con mia moglie e mio figlio. Lui ha ancora la forza di giocare con il suo drago di gomma e i piccoli omini.

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